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“Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona”

11. art foto

Lunedì della XXVIII settimana del T. O.

12 ottobre ’20, San Serafino da Montegranaro

Lc 11, 29-32

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

COMMENTO

Gesù condanna la Sua generazione perché Gli chiedeva un segno. Gli uomini esigevano dei segni quando invece avevano davanti il Segno per eccellenza, cioè, lo stesso Signore.

***

Il segno che voleva la “generazione perversa” lo ebbero, invece, i discepoli. Dio Padre non volle manifestarsi alle moltitudini, ma ad alcuni figli scelti, coloro che facendosi piccoli avevano creduto in Gesù senza remore. Coloro che si erano meravigliati per le opere che il Maestro compiva davanti a tutti e si erano lasciati conquistare dalla sua saggezza avvolgente e cristallina. Questi semplici e umili di cuore furono testimoni del “segno” che invece gli uomini e le donne loro coetanei chiedevano di avere come una sorta di pretesa.

Ecco il brano di San Pietro che rammenta il fatto: “Vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo … perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. Egli infatti ricevette onore e gloria da Dio Padre, quando giunse a lui questa voce dalla maestosa gloria: Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte” (2 Pietro 1, 16-18).

Il modo di procedere di Dio, di una saggezza infinita, palesa la bellezza della virtù dell’umiltà e la bruttezza del vizio della superbia. Gli umili si fidano e a loro viene confermata la fede mediante un grandioso segno. I superbi, invece, pretendono segni come un loro diritto, e, in risposta, ottengono solo un duro e meritato rimprovero.

L’odierno brano ci porta a scoprire, anche, affascinanti particolari sul giorno del giudizio universale. Gesù rivela la presenza e partecipazione di co-giudici che interverranno per condannare o lodare le anime, a seconda di come saranno state le loro opere. Così la Regina del Sud e la popolazione di Ninive si alzeranno per dichiarare colpevole la generazione di Gesù per la sua tiepidezza e resistenza contro il Figlio di Dio, inviato dal Padre.

Seguiamo, quindi, il sentiero retto della fede, riponendo sul Signore ogni nostra fiducia, per la grande bontà con cui ci circonda. Così sfuggiremo all’ira dell’ultimo giorno e ai rimproveri dei beati. La Santissima Vergine Maria, abisso di umiltà, ci ottenga quella mitezza caratteristica dei figli della luce.

 

 

 

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