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Nomadelfia, un popolo nuovo che vive il Vangelo

Una fraternità evangelica fondata da don Zeno che vive il Vangelo donandosi agli altri.

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Rita Sberna (25.03.2021 11:23, Gaudium Press) Nomadelfia è una popolazione comunitaria di volontari cattolici che ha messo a fondamento della sua vita la fraternità evangelica. I volontari vivono il Vangelo donandosi completamente agli altri. La realtà di Nomadelfia è composta da single, famiglie e sacerdoti; aderirvi significa rispondere ad una vocazione.

Il fondatore è don Zeno Saltini, con questo motto don Zeno ha dato vita agli obiettivi di Nomadelfia: “Cambio civiltà, cominciando da me stesso”.

Conosciamo meglio questa realtà con il presidente Francesco e una delle mamme di vocazione, la signora Zaira che sono stati intervistati da Cristiani Today.

La storia e la nascita di Nomadelfia

Nomadelfia nasce grazie ad un sacerdote don Zeno Saltini, nel 1931, durante la sua prima messa, don Zeno prende come figlio un giovane appena uscito dal carcere. Nel 1941 Irene Bertoni, giovane liceale, si offre di fare da madre ai bambini accolti in canonica. Dopo la seconda guerra mondiale si aggiungeranno le coppie di sposi.

Da questo primo figlio arriveranno migliaia di figli e così nasce Nomadelfia, a questa realtà si è aggiunta anche la presenza di sacerdoti. Ma è nel 1948 che viene firmata la costituzione della nascita di Nomadelfia.

Dopo che nel 1952 don Zeno venne allontanato, nel 1954 dovette fare un sacrificio enorme per restare vicino ai suoi figli spirituali, quello di chiedere la riduzione allo stato laicale. Poi nel 1962 finalmente potette risalire nuovamente sull’altare a celebrare la Messa e così Nomadelfia risorge in maremma e riprende la sua vita.

Don Zeno morirà vent’anni dopo ed ha la grazia di ricevere intorno al 1980 l’abbraccio di Giovanni Paolo II a Castel Gandolfo.

Zaira ricorda don Zeno con queste parole “E’ stato un grande profeta dell’amore fraterno ma è stato anche un giovane che a vent’anni ha deciso di vivere in un mondo diverso non essendo né servo e né padrone ma cambiando civiltà a partire da se stesso. Ha voluto vivere senza scendere a compromessi, creando una realtà come Nomadelfia che è mirata alla fratellanza e alla condivisione di un popolo che vive il Vangelo.”

I componenti e la mamma di vocazione

La popolazione di Nomadelfia è composta da famiglie, persone non sposate e sacerdoti. Si diventa Nomadelfi dopo un periodo di prova della durata di tre anni.

I figli sono i minori nati o accolti nella Comunità. I sacerdoti e i diaconi condividono la vita del gruppo familiare e della comunità al pari degli altri fratelli. Il rapporto fra loro ed il loro vescovo è disciplinato da un’apposita Convenzione.

La mamma di vocazione è una donna non sposata che si dona integralmente ai ragazzi provenienti da una situazione di disagio, i “figli dell’abbandono”.

Si tratta di una delle figure storicamente e spiritualmente più importanti di Nomadelfia, perché è grazie alle mamme di vocazione che Nomadelfia ha potuto muovere i primi passi.

La mamma di vocazione non è una figura assistenziale, non è una suora né un’educatrice professionista: è una mamma, e resta tale per tutto il corso della vita.

Oggi è necessaria una realtà come Nomadelfia e il perché lo spiega il presidente Francesco insieme a Zaira (mamma di vocazione) in occasione dell’intervista a Cristiani Today “Nomadelfia è necessaria come sono necessari i pionieri di un certo ambiente e come ha detto san Giovanni Paolo II in quell’occasione, è un avviso di un mondo a cui siamo chiamati tutti. Nomadelfia dimostra nel suo piccolo che vivere da fratelli è possibile ed è bello ed è una strada percorribile. Nella fraternità tutti i problemi vengono superati facendosi forza l’uno con l’altro”.

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