Giubileo delle Forze Armate: il Papa invita a proteggere sempre la vita umana
Oggi, domenica 9 febbraio, il Giubileo delle Forze Armate, di Polizia e di Sicurezza si è concluso con una Messa alla quale ha partecipato Papa Francesco.
Foto: Notizie dal Vaticano
Redazione (09/02/2025 15:41, Gaudium Press) Oltre 25.000 membri delle forze di polizia e delle forze armate provenienti da più di 100 Paesi, in uniforme, hanno partecipato alla Messa a loro dedicata in Piazza San Pietro. La Messa è stata celebrata dal cardinale Robert Prevost, prefetto del Dicastero per i Vescovi, con monsignor Santo Marcianò, Ordinario militare per l’Italia, e l’arcivescovo di Vilnius, Gintaras Grušas, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (CCEE), insieme a più di trecento altri concelebranti, tra cui cardinali, vescovi e sacerdoti.
Nell’omelia, Francesco li ha ringraziati per la loro “grande missione” nella lotta contro tutte le forme di violenza che possono turbare la pace sociale – a volte con grandi rischi personali – per il loro servizio durante le catastrofi naturali nella “salvaguardia del creato” e per la protezione che offrono ai più vulnerabili. Li ha anche messi in guardia dalle tentazioni delle forze del male, affinché non coltivino “uno spirito di guerra”, ma stiano “dalla parte della legalità”, perché “il bene può vincere nonostante tutto”.
Le Forze Armate, di Polizia e di Sicurezza hanno “una grande missione”, “che abbraccia molteplici dimensioni della vita sociale e politica: la difesa dei nostri Paesi”, “la custodia della legalità e della giustizia, la presenza nelle carceri, la lotta alla criminalità e alle diverse forme di violenza”. Francesco li ha ringraziati per il loro servizio quotidiano.
Il Papa ha incentrato la sua riflessione sul Vangelo del giorno, che descrive Gesù che entra nella barca dei pescatori del lago di Gennesaret, che stanno tornando a riva scoraggiati dopo un tentativo di pesca non riuscito. “Vide, salì e si sedette”, questo comportamento mostrato da Gesù è un modello anche per i soldati, gli agenti di polizia e i militari, ha detto Francesco. Ma, a causa della sua bronchite e della difficoltà a respirare, ha consegnato l’omelia, da leggere, al Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, monsignor Diego Giovanni Ravelli.
In primo luogo, vedere, mantenendo “uno sguardo attento, capace di percepire le minacce al bene comune, i pericoli che incombono sulla vita dei cittadini, i rischi ambientali, sociali e politici”. In secondo luogo, salire sulla barca, impegnandosi nella “missione al servizio del bene, della libertà e della giustizia”, come ricordano la divisa, il coraggio e il giuramento. Infine, sedersi “perché la loro presenza nelle nostre città e nei nostri quartieri, il modo in cui sono sempre dalla parte della legalità e dei più deboli, diventa una lezione per tutti noi: ci insegna che il bene può vincere […] nonostante le forze opposte del male”.
Il pontefice ha poi parlato dell’importante ruolo dei cappellani, come simbolo della “presenza di Cristo” e fonte di sostegno morale e spirituale. Non servono più a “benedire atti di guerra perversi”, come avveniva in passato, ha osservato Francesco, “ma aiutano i soldati nelle loro missioni a svolgere i loro compiti alla luce del Vangelo e al servizio del bene”.
In conclusione, Francesco ha ringraziato i soldati che offrono protezione nei loro rispettivi Paesi, “correndo rischi personali”. Ma li ha esortati a tenere sempre presente l’obiettivo delle loro azioni: la protezione di ogni vita umana. “L’atteggiamento di ogni membro delle forze armate deve essere quello di ricordare che tutti gli uomini sono fratelli, perché figli di un unico Padre”. Il Papa ha concluso la sua omelia chiedendo ai fedeli presenti di essere “coraggiosi testimoni dell’amore di Dio”.
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