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Ipotesi sui dettagli della salute del Papa: si esprimono gli esperti

 Alla base delle congetture c’è la frase dell’ultimo comunicato della Sala Stampa, che parla di “infezione polimicrobica”. La terapia potrebbe durare più di 10 giorni.

Papa 2

Redazione (17/02/2025 21:05, Gaudium Press) L’ultimo comunicato della Sala Stampa sulla salute del Papa, che parla di una “infezione polimicrobica” che configura un “quadro clinico complesso”, ha fatto scattare l’allarme in tutto il mondo. E anche, come conseguenza, facilitato dalla concisione di questo tipo di comunicazioni, ha procurato l’aumento dell’interesse per le opinioni che gli esperti iniziano a diffondere sul caso.

Qual è stata la causa dell’attuale situazione del Papa? Il comunicato vaticano parla di infezione da diversi microbi.

Potrebbe trattarsi di una miscela di funghi, batteri e/o virus la cui azione congiunta ha colpito il tratto polmonare, situazioni in cui i più esposti sono gli anziani e i fragili, come ad esempio coloro che hanno già sofferto di gravi malattie polmonari o soffrono di malattie polmonari croniche.

“L’attuale quadro clinico [del Pontefice] e il probabile uso di terapie con cortisone, che ha l’effetto di ridurre parzialmente le difese immunitarie, poiché è un immunosoppressore, [questo] ha probabilmente facilitato la comparsa di infezioni batteriche e/o fungine che ora richiedono un aggiustamento della terapia mirata ai nuovi germi identificati”, ha dichiarato all’ANSA Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit).

In un’interpretazione più specifica del possibile caso di Francesco, le superinfezioni rappresenterebbero una “complicazione di un’infezione iniziale delle vie respiratorie inferiori: come spesso accade, quando un’infezione di questo tipo persiste nel tempo può complicarsi con la comparsa di superinfezioni”, afferma Andreoni.

Sempre in ambito ipotetico, e parlando di batteri, si è espresso il professor Matteo Bassetti, direttore delle malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova.

“In questa situazione, o ci sono più batteri diversi, quindi anche sensibili a diversi antibiotici, o c’è un’infezione virale e batterica insieme. Da quello che ho sentito, poiché si utilizza una terapia antibiotica ad ampio spettro, probabilmente si vuole contrastare un’attività polimicrobica in cui sono presenti più batteri insieme”, ecco perché il Vaticano prevede un lungo periodo di cure per trattare un quadro clinico definito ‘complesso’. “Credo che si tratti di una forma di esacerbazione acuta di una bronchite cronica o di una polmonite, che richiede una terapia antibiotica di 7-10 giorni. Se i microrganismi sono particolarmente difficili, la terapia sarà intravenosa e quindi sarà necessario prolungare anche la degenza ospedaliera”, ha affermato il professor Bassetti.

Altre voci, in linea con questa affermazione, suggeriscono la possibilità che uno dei microrganismi da combattere sia il Mycoplasma pneumoniae, streptococchi e stafilococchi che circolano in questo periodo e che possono causare polmonite in persone anziane e debilitate. Da parte sua, il prof. Fred Fernandes, pneumologo e direttore della Società Paulista di Pneumologia e Tisiologia (SPPT), ricorda che un’infezione respiratoria non è una cosa da poco, poiché è la terza causa di morte nel mondo, con una mortalità che aumenta nelle persone anziane.

 

 

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