La pena eterna, una verità che merita attenzione!
La nostra vita quotidiana deve essere ordinata verso la vita eterna.
Il Divino Maestro istruiva i suoi discepoli per mezzo della convivialità – Vetrata della chiesa di San Patrizio, Roxbury (Stati Uniti) – Foto: Gustavo Kralj
Redazione (24/03/2025 15:55, Gaudium Press) Poco prima dell’episodio in cui il popolo era riunito nel Tempio per l’offerta della Pasqua, alcuni galilei, insoddisfatti del dominio romano, approfittarono del grande raduno di pellegrini per iniziare una sedizione contro l’autorità di Cesare:
“In quel tempo, alcuni vennero a portare a Gesù notizie sui Galilei che Pilato aveva ucciso mescolando il loro sangue con quello dei sacrifici che offrivano” (Lc 13,1).
Quando Pilato lo apprese, si indignò e fece giustiziare i rivoltosi. Quando i soldati entrarono nel cortile del Tempio, oltre a coloro che avevano organizzato la rivolta, uccisero anche altri galilei che erano lì per offrire i consueti sacrifici, spargendo così sangue innocente. La notizia fece scalpore e alcuni si affrettarono a raccontare a Gesù l’accaduto[1].
A proposito della punizione temporale, egli mette in guardia dalla punizione eterna
“Gesù rispose loro:” Pensate che questi galilei siano più peccatori di tutti gli altri galilei perché hanno sofferto una cosa simile? Io vi dico di no. Ma se non vi convertite, morirete tutti allo stesso modo” (Lc 13,2-3).
I portatori della notizia immaginavano che, in quanto galileo, Gesù avrebbe naturalmente preso le parti dei suoi compatrioti morti. Forse speravano addirittura che la brutalità della repressione avrebbe portato il Divino Maestro a esprimersi a favore del nazionalismo ebraico.
Tuttavia, i pensieri di Nostro Signore erano sempre su un piano molto più alto delle dispute politiche. Nella sua risposta, non si impegna sugli aspetti concreti della questione, ma approfitta della circostanza per impartire una lezione morale, riassunta da Fillion: “Senza giudicare la condotta del governatore, né scendere sul terreno delle discussioni politiche, ricorda ai suoi ascoltatori che, poiché tutti hanno offeso Dio, sono tutti esposti ai colpi della giustizia divina, finché non si pentono e non si convertono sinceramente”[2].
Qui troviamo un primo atteggiamento di Gesù da imitare: quando un fatto della vita quotidiana appare di particolare interesse, evitiamo di analizzarlo solo secondo i suoi aspetti terreni, e cerchiamo di elevarci al livello soprannaturale per meglio giudicarlo.
D’altra parte, secondo Leal e gli altri professori della Compagnia di Gesù, il contenuto della risposta del Divin Maestro mirava a correggere un’idea errata diffusa tra gli ebrei dell’epoca, secondo la quale ogni dolore era un castigo.[3] Tuttavia, insegna il cardinale Gomá, solo il Signore “sa se c’è un rapporto tra i peccati personali e le disgrazie che capitano a qualcuno; gli esempi di Giobbe, di Epulam e di Lazzaro smentiscono la teoria erronea e superstiziosa degli ebrei”[4]
Affermando che quei galilei morti non erano più peccatori dei suoi interlocutori, Gesù utilizza una risorsa psicologica per avvertirli più fortemente della gravità intrinseca del peccato e delle pene corrispondenti. Infatti, come dice Maldonado, “Gesù intendeva mettere in guardia i suoi ascoltatori, impressionati dal racconto di quella pena temporale, sulla pena eterna, come a dire loro: […] non pensate che siano miserabili coloro che hanno subito questa morte corporale, ma piuttosto coloro che subiranno la morte dell’anima, e questa ricadrà sicuramente su tutti voi se non farete tempestivamente penitenza”[5].
Estratto, con modifiche, da: CLÁ DIAS, João Scognamiglio. I Vangeli inediti: commenti ai Vangeli della domenica. Città del Vaticano-São Paulo: LEV-Istituto Lumen Sapientiæ, 2012, v. 5, p. 213-215.
[1] Diversi commentatori antichi, tra cui San Cirillo, identificano questo episodio con la rivolta di Giuda Galileo, narrata dallo stesso San Luca in Atti 5,37 (cfr. SAINT CYRILUS, apud SAINT THOMAS OF AQUIN. Catena Aurea. In Lucam, c.XIII, v.1-5). Tuttavia, autori più recenti, come Louis-Claude Fillion e i professori della Compagnia di Gesù, ritengono che si tratti di un evento diverso, avvenuto poco prima dell’episodio qui narrato (cfr. FILLION, Louis-Claude. Vita di Nostro Signore Gesù. Vita pubblica. Madrid: Rialp, 2000, v.II, p.387; LEAL, SJ, Juan; DEL PÁRAMO, SJ, Severiano; ALONSO, SJ, José. Sacra Scrittura. Evangelios. Madrid: BAC, 1961, v.I, p.696).
[2] FILLION, op. cit., p. 387.
[3] Cfr. LEAL; DEL PÁRAMO; ALONSO, op. cit.
[4] GOMÁ Y TOMÁS, Isidro. Il Vangelo spiegato. Año tercero de la vida pública de Jesús. Madrid: Rafael Casulleras, 1930, v.III, p.244.
[5] MALDONADO, SJ, Juan de. Comentarios a los Cuatro Evangelios. I Vangeli di San Marco e San Luca. Madrid: BAC, 1951, v.II, p.616.
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