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Nuove critiche al ‘processo Becciu’, attraverso un libro di giuristi

 Il caso Becciu. Un’analisi critica, di Geraldina Boni, Manuel Ganarin e Alberto Tomer.

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Redazione (04/04/2025 13:06, Gaudium Press) Dopo la condanna da parte del Tribunale unico vaticano, stanno emergendo difensori di non poco conto per il cardinale Giovanni Angelo Becciu.

Infatti, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il “caso Becciu” non si è concluso con la condanna del porporato (perché è ancora un porporato) per appropriazione indebita di fondi.

Viene ora pubblicato Il processo Becciu. Un’analisi critica a cura di autori abbastanza noti nell’ambito del diritto ecclesiastico: Geraldina Boni, Manuel Ganarin e Alberto Tomer.

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Gli autori arrivano ad affermare che gli errori del processo avranno “ripercussioni sul piano della credibilità internazionale della Santa Sede”, non solo sotto l’aspetto penale, ma anche sul piano della credibilità internazionale della giustizia vaticana, sulla validità delle clausole contrattuali e sulla supervisione economica e finanziaria.

Gli autori parlano di anomalie procedurali che minerebbero la fiducia nel foro vaticano, anomalie che toccano il cuore del giusto processo, dalla violazione del diritto alla difesa, alla mancanza di adeguati equilibri nella struttura giurisdizionale.

Nei contratti tra la Santa Sede e soggetti esterni, è spesso inclusa la cosiddetta clausola del foro vaticano, ma se questo foro non appare come un’istanza imparziale e affidabile, è necessario che tale clausola venga eliminata. Allo stesso modo, se la giustizia vaticana mostra di avere problemi sostanziali, ciò può minare la fiducia finanziaria nello Stato papale stesso.

Un altro tema messo in discussione nel libro è quello del potere del Papa, che è certamente supremo, ma non assoluto, poiché non può andare oltre i limiti tracciati dal diritto divino. È proprio su questo punto che il libro sviluppa la sua critica più profonda: la mancanza di coerenza tra il diritto canonico e il diritto vaticano, che avrebbe dovuto garantire giustizia ed equità.

Gli autori sottolineano che il diritto canonico non è un elemento estraneo, ma la principale fonte normativa del sistema vaticano. La sua marginalizzazione nei recenti processi giudiziari costituisce una frattura sistemica che non può non avere ripercussioni a livello internazionale. Come può la Santa Sede pretendere di essere affidabile se al suo interno si verificano gravi violazioni dei diritti umani fondamentali?

Gli autori affermano che ciò che è in gioco non è l’accettazione della sovranità vaticana, ma l’uso che se ne fa. La sovranità non può trasformarsi in arbitrarietà: deve essere esercitata nel rispetto dei diritti umani, poiché è lo stesso Santo Padre che si propone come garante della dignità della persona nel contesto internazionale.

 

 

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