San Basilio Magno: monaco, teologo e vescovo
Padre del monachesimo orientale, soprannominato “il Grande” per l’eccellente governo della sua diocesi, San Basilio – la cui memoria la Chiesa celebra il 2 gennaio – fu chiamato soprattutto “Magno” per la sua difesa della Santissima Trinità contro l’eresia ariana.

Redazione (02/01/2026 15:48, Gaudium Press) Il IV secolo dell’era cristiana potrebbe essere descritto come un periodo di controversie teologiche.
Ciononostante, rappresentò un’epoca d’oro per la Chiesa, poiché proprio per questo motivo emersero figure eminenti nella difesa della fede, tra cui San Gregorio di Nazianzo, San Gregorio di Nissa e suo fratello San Basilio Magno, a cui è dedicato questo articolo.
Una famiglia di santi
Nato a Cesarea di Cappadocia intorno all’anno 330, Basilio apparteneva a una ricca e nobile famiglia cristiana. Pochi anni prima della sua nascita, la Chiesa aveva ottenuto da Costantino la libertà di culto, ponendo fine al periodo delle grandi persecuzioni.
Si racconta che i suoi nonni paterni fossero tra i cristiani che, sotto l’impero di Diocleziano, dovettero rifugiarsi per molti anni in alcuni boschi della regione, per sopravvivere senza rinnegare la fede.
I suoi genitori erano esemplari nella pratica delle virtù e della carità verso il prossimo, arrivando a destinare parte dei loro beni ai poveri, ai malati e ai più bisognosi.
Ebbero dieci figli, tra cui, oltre a San Basilio, spiccavano Macrina, Gregorio, vescovo di Nissa, e Pietro, vescovo di Sebaste, tutti elevati all’onore degli altari.
Durante l’infanzia ricevette dalla nonna, anch’essa santa e di nome Macrina, le prime istruzioni religiose.
Fin da bambino Basilio mostrò di possedere un’anima ardente e un temperamento vigoroso, ma gentile nei modi, che avrebbe caratterizzato il suo percorso terreno, in particolare quando avrebbe assunto la vita pastorale della diocesi di Cesarea.
Tuttavia, il suo forte carattere non influiva sulla sua salute, sempre fragile, alla quale dovette dedicare frequenti cure nel corso della sua vita.
Comunità di giovani ad Atene
Ricevette la sua prima istruzione a Cesarea, per poi recarsi a Costantinopoli e ad Atene, importanti centri accademici dell’epoca. Studiò retorica e filosofia, distinguendosi dagli altri studenti per la sua rara capacità intellettuale e rettitudine morale.
Ad Atene, Basilio conobbe uno dei più grandi tesori della sua vita: Gregorio di Nazianzo, di cui divenne amico intimo e fedele. Questa relazione fu provvidenziale, poiché li incoraggiò a vivere con integrità in mezzo ai costumi dissoluti degli studenti greci, oltre a rimanere saldi nella fede, poiché non erano poche le occasioni in cui sia i compagni che i professori osteggiavano la religione.
Ironie, sarcasmi, domande insidiose erano i metodi usati per ridicolizzare la vera dottrina e, purtroppo, non sempre gli studenti cristiani erano all’altezza di confutare le falsità e le calunnie.
Fu in una di queste dispute studentesche che Gregorio conobbe Basilio. Infastiditi dalla presenza di quest’ultimo, alcuni compagni, invidiosi del suo talento e della sua eloquenza, gli si avvicinarono e lo «attaccarono con domande molto insidiose e sottili, con l’intento di abbatterlo al primo assalto», ricorda San Gregorio di Nazianzo.
Tuttavia, la sua risposta fu ammirevole. “Quando mi resi conto della prodigiosa efficacia della dialettica di Basilio, mi unii a lui… E così tra noi si accese la fiamma dell’amicizia, che non fu semplicemente una scintilla, ma un faro alto e luminoso”.
Uniti dallo stesso ideale, entrambi tracciarono un progetto di vita: astenersi dai banchetti, dalle feste e da tante altre cose, ancora molto impregnate di paganesimo. Questo esempio non tardò a portare un numero significativo di giovani, che aspiravano anch’essi alla perfezione, a unirsi ai due. Terminati gli studi ad Atene, decise di tornare in Cappadocia. Portava con sé non solo un importante bagaglio di scienza, ma anche un notevole progresso nella virtù. I suoi orizzonti si erano ampliati, le dispute e le argomentazioni fallaci che aveva dovuto confutare gli avevano fatto conoscere meglio la mentalità del mondo in cui viveva e che avrebbe dovuto affrontare in difesa della fede.
Nullità del mondo che passa
Di ritorno a Cesarea, passò attraverso la terribile tentazione di condurre una vita mondana e tranquilla.
La sua fama si era diffusa e i suoi concittadini gli avevano offerto una cattedra di retorica, che egli accettò volentieri.
Il peccato e la vita dissoluta erano ben lontani dall’attrarlo, ma non era a una vita facile che la Provvidenza lo chiamava. E lo strumento divino che ravvivò nella sua anima i desideri di perfezione, sorti quando era ad Atene, fu sua sorella Macrina.
Imbevuta della fermezza delle vergini, di cui aveva ricevuto il velo, non cessava di esortarlo alla vita consacrata, ad aspirare solo al Regno dei Cieli, a distaccarsi dagli onori effimeri di questo mondo e ad ascoltare la voce interiore che lo chiamava a dedicarsi a Dio.
Più tardi, San Basilio stesso scriverà di aver perso quasi tutta la sua giovinezza nello studio delle scienze mondane e che sembrava che gli ammonimenti della sorella lo avessero risvegliato da un sonno profondo: «Ho riconosciuto la nullità della saggezza del mondo che passa e scompare».
Dopo questa conversione, percorse l’Egitto, la Palestina e la Siria, al fine di visitare e conoscere da vicino gli asceti che lì vivevano, desiderando anche lui condurre una vita ritirata, per cui si dedicò maggiormente alla teologia e iniziò lo studio delle Sacre Scritture.
Nasce il monachesimo orientale
Tornato a Cesarea, chiese il battesimo – secondo l’usanza dell’epoca di battezzare gli adulti -, vendette parte dei beni che possedeva e iniziò una vita da eremita nelle vicinanze del fiume Iris, ad Annesi, in una delle proprietà della famiglia.
Ben presto lo seguì Gregorio di Nazianzo, seguito da molti altri. Non conducevano una vita come quella degli asceti che aveva visitato, poiché il desiderio di Basilio era quello di vivere in comunità, dividendo la giornata in periodi di studio, lavoro, preghiera e sacrifici.
Questa nuova forma di vita comunitaria religiosa diede origine all’istituzione del monachesimo basiliano, per il quale redasse alcune prescrizioni ascetiche, oggi note come la Grande Regola e la Piccola Regola, base del monachesimo orientale, che in seguito estese la sua influenza anche sui monaci occidentali.
Ispirato dagli insegnamenti evangelici, San Basilio fondò la sua opera sull’amore per Dio e per il prossimo. Nelle sue regole, dopo aver elencato gli obblighi della vita comune di ogni cristiano, esortava coloro che sono chiamati a un grado maggiore di perfezione.
San Basilio trascorse cinque anni nella vita contemplativa. Forse pensava che avrebbe trascorso lì tutta la sua esistenza, perché l’ideale monastico era ciò che più desiderava. Ma la Provvidenza gli aveva destinato altre vie, in un’epoca turbata dalle eresie.
Vescovo di Cesarea
Chiamato da Eusebio, vescovo della sua diocesi natale, per assisterlo, fu ordinato sacerdote da lui e, alla sua morte, Basilio fu eletto vescovo di Cesarea per succedergli.
Era da tempo conosciuto da tutti non solo per la sua probità e le sue opere caritatevoli, ma anche per la sua fedeltà all’ortodossia, cosa particolarmente preziosa in quel contesto storico, secondo periodo della crisi ariana, la più nefasta eresia del tempo.
Fautori delle formule ambigue, che potevano essere interpretate a loro piacimento, i discepoli di Ario continuavano a trascinare con le loro idee gran parte dei fedeli.
Vedendoli sostenuti dall’imperatore, che si riteneva in diritto di intervenire nella sfera spirituale, molti di coloro che erano fedeli alla vera dottrina della Chiesa assecondavano, per paura della persecuzione e dell’esilio. Lo stesso San Basilio fu censurato dalle autorità civili, ma non cedette alle loro richieste, rimanendo impavido nella difesa della fede.
L’imperatore arrivò persino a dividere la regione della sua diocesi, con l’intento di limitare l’azione del Santo. Quest’ultimo, tuttavia, sagace com’era, approfittò della situazione per creare due nuovi vescovadi – Nissa e Sásima – ponendo alla loro guida suo fratello Gregorio e l’amico omonimo.
Un’unica essenza, in tre Persone Divine
Le controversie teologiche con gli ariani vertevano soprattutto sulla divinità del Figlio e dello Spirito Santo.
Uomo di profondo spirito di pietà, contemplativo e di profonda unione con Dio, Basilio riuscì a definire la differenza tra i termini greci utilizzati, facendo comprendere che in Dio c’è una sola essenza e tre Persone. E che, quindi, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono un solo Dio. Nel suo Trattato sullo Spirito Santo, proclamò la divinità della Terza Persona e la sua uguaglianza consustanziale con il Padre e il Figlio; e mostrò che le formule con, in cui, per chi, da chi, usate quando si menziona lo Spirito Santo, non suppongono che Egli abbia un’origine o un’essenza diversa dal Padre e dal Figlio.
Il suo merito più grande fu quindi quello di chiarire la terminologia teologica trinitaria, completando il terreno dell’ortodossia cattolica di Nicea e contribuendo alla futura definizione del Simbolo Niceno-Costantinopolitano, promulgato nel Concilio di Costantinopoli alcuni anni dopo la sua morte.
Chiamato “il Grande”, ancora in vita
San Basilio trascorse nove anni alla guida della Chiesa di Cesarea e, oltre alle sue lotte dottrinali, il suo lavoro di pastore fu instancabile, insieme all’esercizio di innumerevoli opere di carità: accolse i poveri, esortò i ricchi alla carità fraterna, continuò a promuovere la vita monastica, fondò un ospedale noto come Basilíades, in tempo di carestia unì tutti gli sforzi per mitigare la situazione dolorosa che stava attraversando la sua diocesi, oltre a molte altre che, insieme a tutta la sua attività apologetica, gli valsero il soprannome di “il Grande”, ancora in vita.
Consegnò la sua anima giusta a Dio il primo giorno di gennaio del 379 e, tuttavia, in un certo senso possiamo dire che non morì ma resta vivo nel firmamento della Chiesa, illuminandola come un sole di fedeltà, in un perpetuo e fedele esempio di amore alla verità e a Dio.
Testo tratto, con adattamenti, dalla rivista Arautos do Evangelho n. 157, gennaio 2015. Di Ir. Lucilia Lins Brandão Veas, EP





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