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Papa: l’Occidente sviluppa un linguaggio ‘orwelliano’

Nel discorso ai diplomatici, Leone XIV ha sostenuto il diritto alla vita, col categorico rifiuto dell’aborto e della maternità surrogata.

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Foto: Vatican News

Redazione (09/01/2026 17:37, Gaudium Press) Leone  XIV, oggi nel suo primo discorso da Pontefice  al Corpo Diplomatico, ha messo in guardia sul fatto che l’Occidente sta sviluppando un nuovo linguaggio “orwelliano” che, sotto l’apparenza dell’inclusione, esclude coloro che non si conformano a determinate ideologie e linee guida, limitando così libertà fondamentali come quella di coscienza, di espressione e di religione. Il Papa è intervenuto quindi per segnalare un «cortocircuito» nei diritti umani e ha criticato la deriva bellicista internazionale, invocando umiltà e dialogo per la costruzione della pace.

Il Pontefice ha pronunciato un discorso che sottolinea il primato della verità oggettiva rispetto al relativismo linguistico, una gerarchia dei diritti e l’obiezione di coscienza come espressione del primato della legge morale naturale sulla legge positiva.

Un linguaggio che diventa un’arma ideologica

Il Pontefice ha dedicato una parte sostanziale del suo discorso alla denuncia della manipolazione del linguaggio nelle società occidentali. «È doloroso vedere come, specialmente in Occidente, lo spazio per la vera libertà di espressione si stia rapidamente riducendo», ha affermato Leone XIV davanti agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede. «Allo stesso tempo, si sta sviluppando un nuovo linguaggio in stile orwelliano che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere coloro che non si conformano alle ideologie che lo alimentano».

Il Papa ha sottolineato che il significato delle parole è sempre più fluido e i concetti che rappresentano sempre più ambigui. «Il linguaggio non è più il mezzo preferito dagli esseri umani per conoscersi e relazionarsi tra loro», ha osservato, aggiungendo che «nelle contorsioni dell’ambiguità semantica, il linguaggio sta diventando sempre più un’arma con cui ingannare, o colpire e offendere gli avversari».

Secondo Leone XIV, questo indebolimento del linguaggio viene invocato paradossalmente in nome della libertà di espressione, quando in realtà «la libertà di espressione è garantita proprio dalla certezza del linguaggio e dal fatto che ogni termine è ancorato alla verità».

Libertà di coscienza e obiezione, diritti in pericolo

Il Papa ha ammonito che questa deriva linguistica provoca gravi conseguenze che finiscono per ledere i diritti umani fondamentali, a cominciare dalla libertà di coscienza. In questo senso, ha difeso l’obiezione di coscienza come strumento che permette alle persone di rifiutare obblighi legali o professionali che entrano in conflitto con principi morali, etici o religiosi profondamente radicati. «L’obiezione di coscienza non è ribellione, ma un atto di fedeltà a se stessi», ha sottolineato.

«In questo momento storico, la libertà di coscienza sembra essere sempre più messa in discussione dagli Stati, anche da quelli che dicono di basarsi sulla democrazia e sui diritti umani», ha lamentato il Pontefice. Questa libertà, ha spiegato, «stabilisce un equilibrio tra l’interesse collettivo e la dignità individuale» e «protegge la diversità delle coscienze, prevenendo le tendenze autoritarie e promuovendo un dialogo etico che arricchisce il tessuto sociale».

Un «cortocircuito» dei diritti umani

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Foto: Vatican Media

Leone XIV ha constatato che nel contesto attuale si sta verificando un vero e proprio «cortocircuito» dei diritti umani. «Il diritto alla libertà di espressione, la libertà di coscienza, la libertà religiosa e persino il diritto alla vita vengono limitati in nome di altri presunti nuovi diritti», ha denunciato.

Questa situazione, secondo il Papa, sta facendo sì che «lo stesso quadro dei diritti umani stia perdendo la sua vitalità, lasciando spazio alla forza e all’oppressione». Ciò accade, ha spiegato, «quando ogni diritto diventa autoreferenziale e, soprattutto, quando si disconnette dalla realtà, dalla natura e dalla verità».

Libertà religiosa minacciata in tutto il mondo

Il Pontefice ha dedicato particolare attenzione alla libertà religiosa, che ha definito, citando Benedetto XVI, «il primo di tutti i diritti umani, perché esprime la realtà fondamentale della persona»  . Secondo i dati più recenti da lui citati, le violazioni della libertà religiosa sono in aumento e il 64% della popolazione mondiale subisce gravi violazioni di questo diritto.

Leone XIV ha denunciato che la persecuzione dei cristiani «rimane una delle crisi dei diritti umani più diffuse al giorno d’oggi, che colpisce oltre 380 milioni di credenti in tutto il mondo». Ha ricordato in particolare le vittime della violenza religiosa in Bangladesh, nella regione del Sahel, in Nigeria, l’attacco terroristico contro la parrocchia di Sant’Elia a Damasco lo scorso giugno e la violenza jihadista a Cabo Delgado, in Mozambico.

Ma ha anche messo in guardia da «una forma sottile di discriminazione religiosa contro i cristiani» che si sta diffondendo anche in paesi a maggioranza cristiana, «come in Europa o in America». Lì, ha denunciato, «a volte viene limitata la loro possibilità di proclamare le verità del Vangelo per ragioni politiche o ideologiche, specialmente quando difendono la dignità dei più deboli, dei nascituri, dei rifugiati e dei migranti, o promuovono la famiglia».

La guerra torna ad essere «di moda»

Il discorso del Papa ha anche affrontato ampiamente la situazione geopolitica mondiale, avvertendo che «la guerra torna ad essere di moda e l’entusiasmo bellico si diffonde». Leone XIV ha deplorato che «sia stato infranto il principio stabilito dopo la seconda guerra mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui».

«La pace non è più ricercata come un dono e come un bene desiderabile in sé», ha deplorato, «ma è ricercata con le armi come condizione per affermare il proprio dominio. Ciò compromette gravemente lo Stato di diritto, che è alla base di ogni convivenza civile pacifica».

Il Pontefice ha citato ampiamente Sant’Agostino e la sua opera «De Civitate Dei» (La città di Dio) per avvertire che anche coloro che fanno la guerra desiderano in realtà la pace, ma «non la pace come bene condiviso, bensì la pace come possesso».

Appello a conflitti concreti

Leone XIV ha applicato questo quadro morale a conflitti specifici presenti in tutto il mondo. Riguardo all’Ucraina, ha ribadito «l’urgente necessità di un immediato cessate il fuoco» e di un dialogo «motivato da una sincera ricerca di vie che conducano alla pace».

Per quanto riguarda la Terra Santa, ha sottolineato che, nonostante la tregua annunciata in ottobre, la popolazione civile continua a subire «una grave crisi umanitaria». Ha ribadito che la soluzione dei due Stati rimane «la prospettiva istituzionale per soddisfare le legittime aspirazioni di entrambi i popoli» e ha deplorato «l’aumento della violenza in Cisgiordania contro la popolazione civile palestinese».

Il Papa ha anche espresso preoccupazione per le «crescenti tensioni nel Mar dei Caraibi e lungo la costa pacifica americana», e ha fatto esplicito riferimento al Venezuela «dopo i recenti avvenimenti», invitando a rispettare «la volontà del popolo venezuelano» e a lavorare per la tutela dei diritti umani.

Difesa della vita e della famiglia

In linea con la dottrina tradizionale della Chiesa, Leone XIV ha difeso il diritto alla vita come «fondamento indispensabile di ogni altro diritto umano». Ha categoricamente rifiutato pratiche come l’aborto, che «interrompe una vita in crescita», e la maternità surrogata, che «viola la dignità» sia del bambino che della madre.

Il Pontefice ha espresso «profonda preoccupazione per i progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera al fine di accedere al cosiddetto diritto all’aborto sicuro» e ha ritenuto «deplorevole che le risorse pubbliche siano destinate a sopprimere la vita, invece di essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie».

Ha anche criticato l’eutanasia come una forma di «falsa compassione» e ha difeso invece le cure palliative e le «politiche di autentica solidarietà». Ha inoltre ribadito il suo appello ad abolire la pena di morte, «una misura che distrugge ogni speranza di perdono e di rinnovamento».

Il diritto internazionale umanitario deve prevalere

Il Papa ha richiamato in modo particolare l’attenzione sull’importanza del diritto internazionale umanitario, il cui rispetto, ha affermato, «non può dipendere dalle circostanze né da interessi militari e strategici». Questo diritto «deve sempre prevalere sulle ambizioni dei belligeranti», ha affermato.

Leone XIV ha condannato fermamente il fatto che «la distruzione di ospedali, infrastrutture energetiche, abitazioni e luoghi essenziali per la vita quotidiana costituisce una grave violazione del diritto internazionale umanitario» e ha ribadito la condanna della Santa Sede a «coinvolgere i civili in operazioni militari, in qualsiasi modo».

Semi di speranza e l’esempio di San Francesco

Nonostante la situazione preoccupante, il Pontefice ha indicato alcuni segnali di speranza, come gli Accordi di Dayton che trent’anni fa hanno posto fine alla guerra in Bosnia-Erzegovina, o la Dichiarazione congiunta di pace tra Armenia e Azerbaigian firmata lo scorso agosto. «Tutti questi sono semi di pace che devono essere coltivati», ha affermato.

Il Papa ha concluso il suo discorso ricordando che il prossimo ottobre ricorrerà l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, «un uomo di pace e di dialogo», la cui vita «era animata dal valore della verità e dalla consapevolezza che un mondo pacifico si costruisce a partire dai cuori umili». «Un cuore umile e artigiano di pace è ciò che desidero per ciascuno di noi», ha concluso Leone XIV.

Con informazioni da Infocatólica

 

 

 

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