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Il Papa per la Giornata del Malato: diventare prossimi ai nostri fratelli

Il Messaggio per la XXXIV Giornata del Malato

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Foto: Vatican Media

Redazione (20/01/2026 14:46, Gaudium Press) L’11 febbraio 2026 a Chiclayo in Perù, sarà celebrata la XXXIV  Giornata del Malato: lo annuncia Papa Leone nel suo Messaggio per tale evento. Il titolo è quanto mai suggestivo:” La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro” e il luogo non può non ricordare gli anni trascorsi lì dal Santo Padre, come missionario agostiniano e vescovo.

Nel Vangelo di San Luca, quando viene chiesto a Gesù chi è il prossimo da amare Egli indica il Samaritano nella parabola, l’unico che si ferma a soccorrere il bisognoso, a curarlo e a trovargli alloggio a sue spese.

Il Pontefice spiega le ragioni della scelta del passo biblico per riprendere la riflessione svolta dal predecessore Papa Francesco, nell’Enciclica Fratelli tutti, in cui si dà risalto al significato più profondo della compassione e della misericordia, che trovano la loro vera realizzazione nella relazione “con il fratello bisognoso, con quanti se ne prendono cura e, alla base, con Dio che ci dona il suo amore”.

Quindi nella nostra epoca dominata dalla fretta e dalla frenesia , come sottolinea il Papa nel Messaggio, la domanda da porci non è “ chi è il prossimo” ma come diventare” prossimi”, vicini ai fratelli. “A questo proposito, possiamo affermare con Sant’Agostino che il Signore non ha voluto insegnare chi fosse il prossimo di quell’uomo, ma a chi lui doveva farsi prossimo. Infatti nessuno è prossimo di un altro finché non gli si avvicina volontariamente. Perciò si è fatto prossimo colui che ha avuto misericordia”.

L’amore verso il prossimo non è “semplice filantropia”, ma è “Essere uno nell’Uno, nella vicinanza, nella presenza, nell’amore ricevuto e condiviso, e godere, come San Francesco, della dolcezza di averlo incontrato”. E San Francesco lo chiariva parlando del suo incontro con i lebbrosi.

La compassione

Nella cura dei malati emerge un’emozione “profonda che spinge all’azione”, che nasce dall’interiorità e genera “impegno verso la sofferenza altrui”: la compassione. Essa è fatta di gesti concreti “si avvicina, medica le ferite, si fa carico e si prende cura”. Tutto questo, sottolinea il Pontefice, non avviene in modo isolato, ma fa rete: la famiglia, gli operatori sanitari e tutti quelli che offrono le loro energie per curare e accompagnare sono chiamati a lavorare insieme.

E diventa “azione ecclesiale” ricorda il Papa menzionando Dilexi te, in cui appunto il prendersi cura dei malati diventa missione della Chiesa.

L’amore per il prossimo è amore verso Dio

Leone ricorda anche le parole di Benedetto XVI a questo proposito: “la creatura umana, in quanto di natura spirituale, si realizza nelle relazioni interpersonali. Più le vive in modo autentico, più matura anche la propria identità personale. Non è isolandosi che l’uomo valorizza se stesso, ma ponendosi in relazione con gli altri e con Dio”.

Infine Leone nel ricordare di perseguire un ideale di fraternità samaritana, rivolge la bella preghiera alla Vergine, Salute degli infermi:

Dolce Madre, non allontanarti,

non distogliere da me il tuo sguardo.

Vieni con me ovunque

e non lasciarmi mai solo.

Tu che sempre mi proteggi

come mia vera Madre,

fa’ che mi benedica il Padre,

il Figlio e lo Spirito Santo.

 

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