Il Papa all’Udienza: il Vangelo annuncio gioioso non filantropico
All’Udienza generale continua l’analisi della Dei Verbum, la riflessione sulla Sacra Scrittura
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Foto: Vatican Media
Redazione (04/02/2026 15:25, Gaudium Press) Per il ciclo di catechesi sulla Dei Verbum, questa mattina, mercoledì 4 febbraio, il Santo Padre ha incentrato la sua riflessione su” La Sacra Scrittura: la Parola di Dio in parole umane”, su quanto cioè la Sacra Scrittura sia in stretta relazione col mondo delle creature e con il loro linguaggio. E’ «uno spazio privilegiato di incontro in cui Dio continua a parlare agli uomini di tutti i tempi, affinché, ascoltandolo, lo conoscano e lo amino». «I testi biblici non sono stati scritti in una lingua celeste o sovrumana», ma Dio per amore verso le sue creature, compie la scelta del linguaggio umano per cui, dietro ispirazione dello Spirito Santo, alcuni sono divenuti autori della Scrittura.
Dio amorevole e misericordioso
A partire dai suoi contenuti e dal suo linguaggio, emerge, nella Scrittura, tutta la misericordia e l’amore di Dio che vuole raggiungere l’uomo, ovunque si trovi, per stabilire con lui la vera relazione di prossimità.
«Le parole di Dio, espresse con lingue umane, si sono fatte simili al linguaggio degli uomini, come il Verbo dell’eterno Padre, assumendo la debolezza della nostra carne, si è fatto simile agli uomini» (DV, 13), aggiunge Leone XIV, e «la Scrittura rivela la condiscendenza misericordiosa di Dio verso gli uomini e il suo desiderio di avvicinarsi a loro».
Il rapporto tra l’Autore divino e gli autori umani
Lungo i secoli, molti teologi si sono interrogati sulla consistenza di tale rapporto: gli autori erano semplici strumenti, semplici copisti sotto dettatura dello Spirito? Il Pontefice ha invece sottolineato la coesistenza dell’ispirazione divina e il linguaggio con le forme letterarie del tempo in cui gli autori hanno redatto i Testi Sacri.
«Se la Scrittura è Parola di Dio in parole umane, ogni approccio che trascuri o neghi una di queste due dimensioni è parziale», ha affermato Leone XIV e dunque «rinunciare allo studio delle parole umane di cui Dio si è servito rischia di portare a letture fondamentaliste o spiritualiste della Scrittura, che ne tradiscono il significato».
Ha osservato anche che questo principio si applica alla proclamazione della Parola di Dio: «se perde il contatto con la realtà, con le speranze e le sofferenze degli uomini, se usa un linguaggio incomprensibile, non comunicativo o anacronistico, sarà inefficace».
La Parola di Dio oggi
L’impegno di oggi, aggiunge il Pontefice, come delle epoche passate è «riproporre la Parola di Dio in un linguaggio capace di incarnarsi nella storia e di raggiungere i cuori».
La Sacra Scrittura non deve essere considerata “un testo del passato”, tutt’altro, deve continuare a guidare e fare luce nella vita dei credenti di oggi, “Piuttosto, soprattutto quando proclamata nel contesto della liturgia, la Scrittura intende parlare ai credenti di oggi, toccare la loro vita presente con le sue problematiche, illuminare i passi da compiere e le decisioni da assumere. Questo diventa possibile soltanto quando il credente legge e interpreta i testi sacri sotto la guida dello stesso Spirito che li ha ispirati”.
Anche il Vangelo, affidato alla testimonianza dei battezzati, ha sottolineato Papa Leone XIV, “non può ridursi a un mero messaggio filantropico o sociale, ma è l’annuncio gioioso della vita piena ed eterna che Dio ci ha donato in Gesù”.
Infine, Papa Leone XIV ha concluso esortando i fedeli a «ringraziare il Signore perché, nella sua bontà, non manca di fornire alla nostra vita il nutrimento essenziale della sua Parola, e preghiamo affinché le nostre parole, e ancor più la nostra vita, non offuschino l’amore di Dio espresso in esse».




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