Gaudium news > “Per Ratzinger fu un problema il governo, per Bergoglio la poca considerazione della tradizione” dice il Card. Ruini

“Per Ratzinger fu un problema il governo, per Bergoglio la poca considerazione della tradizione” dice il Card. Ruini

Il Corriere della Sera ha pubblicato una lunga e interessantissima intervista di Aldo Cazzullo al Cardinale, ormai quasi una leggenda.

5 5 2

Redazione (20/02/2026 16:25, Gaudium Press) Aldo Cazzullo firma sul Corriere della Sera un’interessantissima intervista all’anziano cardinale Camillo Ruini, voce che sarà sempre autorevole in Italia e nel mondo intero.

Riportiamo qui di seguito qualche stralcio del colloquio:

Qual è il segreto della sua longevità ?, chiede il giornalista al porporato novantacinquenne: «Non lo so. Forse, in ordine crescente di importanza: una vita ordinata; il proprio DNA; la misura del dono di Dio».

Ma cosa mangia, beve, fa esercizio fisico?

«Seguo più o meno una dieta mediterranea: pasta, verdura, carne, frutta; niente di particolare. Bevo acqua e da molti anni faccio fisioterapia».

Quanto contano la fede e la curiosità intellettuale per il mondo?

«La fede e la durata della vita terrena sono due grandezze indipendenti l’una dall’altra: pensi alla morte prematura di Carlo Acutis. La curiosità intellettuale può aiutare a mantenere vivo il cervello e quindi forse ad allungare la vita» , dice il cardinale, confermando i principi delle neuroscienze.

   La sua vita sacerdotale

Perché ha deciso di seguire la via del sacerdozio?

« Sono sempre stato credente e cattolico praticante. Quando ho finito il liceo, il mio direttore spirituale mi ha chiesto con molta gentilezza se avessi mai pensato di diventare sacerdote. L’idea mi piacque e quasi istintivamente risposi di sì. Dedicare la mia vita a Dio mi sembrava emozionante».

Ma la sua famiglia era contraria?

«Mio padre e mia madre si opposero categoricamente. Mia sorella Donata, che allora aveva dodici anni, era favorevole e mi ha sostenuto, anche economicamente, per tutta la vita».

È vero che da giovane era un sacerdote progressista?

«Certamente ero entusiasta del Concilio, e lo sono ancora. Tuttavia, quando dopo il Concilio è scoppiata la crisi che ha messo in discussione i dogmi della fede cattolica, ho reagito immediatamente, opponendomi con fermezza». Quali dogmi? «Anche la divinità di Cristo. Per non parlare della morale sessuale. È stato un periodo molto particolare». Crede che il Concilio sia andato oltre le intenzioni di Giovanni XXIII e Paolo VI? “«No, assolutamente. Come le ho detto, non dobbiamo confondere il Concilio con il periodo postconciliare».

Ha avuto un primo incontro con San Giovanni Paolo II nell’autunno del 1984, quando era già vescovo ausiliare a Reggio Emilia. Lei fu franco con il Papa nella preparazione di un incontro ecclesiale a Loreto. «Da allora mi chiamava spesso e ho goduto della sua fiducia».

Cosa pensava Giovanni Paolo II del comunismo?

«Giovanni Paolo II era contrario al compromesso storico. Per lui, i cristiani che non pensavano al comunismo in termini di “noi” e“loro” non lo avevano capito»

Come erano i suoi rapporti con Silvio Berlusconi?

«L’ho conosciuto quando è “entrato nell’arena politica”, per usare un suo termine. Mi sono subito reso conto che il suo stile di vita presentava aspetti problematici. Ma la sua azione politica mi è sembrata decisiva per fermare il comunismo, introdurre il bipolarismo in Italia e resistere all’ondata di secolarismo che già minacciava i valori non negoziabili della Chiesa». E il suo stile di vita? «Ricordo che noi cattolici nutrivamo una grande passione per John Kennedy; e si è scoperto che anche lui non era esente da critiche».

Si pente di aver sostenuto in qualche modo, con la sua autorità, l’era Berlusconi? «Non me ne pento. Oggi la situazione è diversa. Posso solo dire che il mio orientamento fondamentale non è cambiato».

Chi è stato il più grande Papa che la Chiesa abbia avuto in questi 95 anni?

«Una domanda difficile. Per la Chiesa è stato un periodo fortunato, in cui si sono succeduti diversi grandi pontefici. Penso a Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI».

Ma se dovesse scegliere… «Per me, il più grande è stato Giovanni Paolo II». Perché? «Perché è stato un vero leader mondiale». Benedetto XVI è stato più un grande teologo che un grande pontefice? Sapeva governare? «È stato soprattutto un grande teologo. Il governo era il suo punto debole».

Nel conclave del 2005, in cui il cardinale Ruini “è stato uno dei protagonisti”, è mai emersa una vera alternativa a Ratzinger? «I conclavi sono strettamente riservati. Dirò solo che, a mio parere, non sono emerse alternative reali».

Come ha giudicato le dimissioni di Papa Ratzinger? «Mi hanno completamente sorpreso e mi sono dispiaciuto molto». È stato un errore? «Le dirò la verità: è stata una decisione sbagliata, almeno secondo me. Ovviamente lui conosceva la sua situazione meglio di me, quindi non voglio giudicarlo. La sua rinuncia non mi ha convinto».

Francesco

Sul comò di fronte vedo foto di Wojtyla, Ratzinger e Prevost, gli dice il giornalista Cazzullo, non vedo quella di Bergoglio…» «Si giri. È lì, alle sue spalle», risponde il cardinale. Papa Francesco l’ha delusa? «Con Papa Francesco ho avuto difficoltà. Il cambiamento è stato troppo grande e inaspettato. Più che deluso, mi ha sorpreso». Qual è il suo bilancio del suo pontificato? «Mi sembra una valutazione complessa, con alcuni aspetti molto positivi e altri molto meno. È troppo presto per giudicare quali prevalgano».

Mi dica una cosa positiva di Francesco, gli chiede il giornalista. «Il suo grande coraggio». E una negativa? «Il fatto di tenere troppo poco conto della tradizione. Non è un caso forse che sia stato più amato dai non credenti che dai credenti».

Che impressione le fa Papa Leone? «Mi ha concesso un’udienza nei primi giorni del pontificato. La mia impressione è ottima. Sono felice di avere questo Papa».

Il cardinale ha detto una volta al Corriere della Sera che in Italia la cultura è a sinistra, ma il Paese è a destra. Come si spiega questo?

«È una dicotomia che esiste in molti Paesi, non solo in Italia. Probabilmente è dovuto al fatto che la gente comune dà più importanza agli aspetti pratici, mentre gli intellettuali si concentrano su questioni che considerano di principio».

Il Cardinale ha una buona impressione del primo ministro Meloni. Cosa ne pensa di Trump? «Ho un giudizio non positivo. Trump ha sconvolto la politica americana e mondiale seguendo una strada molto discutibile. E non mi piace la sua mancanza di scrupoli».

Tornerà alla messa in latino? «Certamente no. È molto importante che la gente capisca la lingua in cui viene celebrata». Ma questa posizione non è strana per lei, che è considerato un tradizionalista? «Tradizione non significa tornare indietro. Al contrario, “tradizione” significa passare da una mano all’altra. La tradizione è la continuità della Chiesa».

La Chiesa ha rinunciato a parlare dei «valori non negoziabili», come la sacralità della vita, l’indissolubilità del matrimonio, la morale sessuale?

«Non possiamo rinunciare a parlare di questi valori. Fanno parte del contenuto della nostra fede, dell’etica cristiana. Oggi ne parliamo meno di prima, ma questa è una lacuna a cui dobbiamo porre rimedio».

Il cristianesimo è in crisi?

«Almeno in Occidente, la crisi di fede è innegabile. E la nostra prima risposta deve essere la preghiera. Molta preghiera, affinché la luce della fede non si spenga, ma acquisti nuova forza. Tuttavia, sono ottimista sul futuro a lungo termine del cristianesimo». Perché? «Perché alla sua origine non c’è solo l’uomo. C’è Dio». Esiste un sentimento anticristiano nel mondo? «Certamente esiste, ed è esistito nelle forme più diverse fin dagli inizi del cristianesimo. Ricordiamo le parole di Gesù: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”. La mancanza di solidarietà che noi credenti abbiamo verso i nostri fratelli e sorelle perseguitati è sorprendente».

Come spiega la contraddizione tra chiese sempre più vuote e persone desiderose di speranza e fede?

«È una contraddizione più apparente che reale. Chi ha perso la fede non smette necessariamente di avere bisogno di speranza, né tantomeno di fede. È un vuoto incolmabile, che testimonia che siamo fatti per Dio. Inoltre, ci sono le carenze dei credenti nell’opera di evangelizzazione».

Anche i seminari sono vuoti. Non è crudele obbligare i sacerdoti a non avere una famiglia?  «Non è un obbligo, ma una condizione liberamente accettata. Il celibato sacerdotale ha i suoi problemi, ma anche i suoi vantaggi. A mio parere, molto maggiori». 

Novissimi

Cosa succede al corpo dopo la morte? «Il nostro corpo giace nella tomba, in attesa della resurrezione per la salvezza eterna o la dannazione. La nostra anima immortale, invece, è già in paradiso, all’inferno o in purgatorio. Il giudizio particolare su ciascuno di noi avviene già al momento della morte».

In uno dei suoi libri, il Cardinale parla di esperienze di pre-morte – la luce alla fine del tunnel, la sensazione di beatitudine… – ma poi conclude: queste persone non sono realmente morte

«Vorrei chiarire: nel mio libro riconosco che la ragione da sola non ci dà certezza sull’aldilà, ma affermo chiaramente che possiamo raggiungere questa certezza attraverso la fede».

Ma come immagina l’aldilà?

«Per coloro che si salvano, l’aldilà è la visione di Dio, l’unione immediata con Lui. È anche l’unione con i nostri fratelli e sorelle defunti. I Vangeli usano immagini bellissime al riguardo; per esempio, quella di un banchetto. Una festa solenne dove mangiamo insieme e insieme siamo felici, mantenendo la nostra individualità».

Cosa dice il cardinale Ruini di Medjugorje, avendo presieduto la commissione che ha studiato le apparizioni?

«Per la nostra Commissione, le prime sette apparizioni erano reali. Era davvero la Madonna. Poi tutto è diventato confuso e non siamo giunti a un verdetto chiaro. Non so se fossero apparizioni o suggestioni».

 

 

lascia il tuo commento

Notizie correlate