Esercizi Spirituali in Vaticano: la pace cristiana per la trasformazione della società
Il vescovo di Trondheim ha guidato ieri pomeriggio la prima sessione degli esercizi spirituali quaresimali per il Papa e la Curia Romana.![]()
Foto: @Vatican Media
Redazione (23/02/2026 22:04, Gaudium Press) La pace che i credenti sono in grado di incarnare è la vera misura della presenza di Cristo in loro, e non la veemenza con cui brandiscono il Vangelo nei dibattiti pubblici. Con questa tesi di fondo, domenica pomeriggio il vescovo Erik Varden ha inaugurato gli esercizi spirituali quaresimali della Curia Romana, alla presenza di Papa Leone XIV, nella Cappella Paolina in Vaticano.
Monaco cistercense e vescovo di Trondheim, Varden ha impresso fin dall’inizio un tono di profondità spirituale e rigore intellettuale al ritiro annuale che la Santa Sede celebra all’inizio della Quaresima. Nel corso delle prime due meditazioni, pronunciate rispettivamente domenica e lunedì, il predicatore ha tracciato un arco argomentativo che va dall’urgenza del momento presente alla figura di San Bernardo di Chiaravalle come maestro di vita quaresimale.
Il Vangelo non è un’arma
Nella sua prima meditazione, Varden ha collocato la Quaresima in una prospettiva di essenzialità: «La Quaresima ci mette di fronte all’essenziale. Ci porta, materialmente e simbolicamente, in uno spazio spogliato di cose superflue» . Di fronte a questa austerità interiore, ha sottolineato la tentazione opposta che minaccia il cristianesimo nel momento attuale.
«La fedeltà all’esempio e ai comandamenti di Cristo è il segno della sincerità cristiana», ha detto. «La misura della pace che incarniamo, quella pace singolare “che il mondo non può dare”, indica la presenza permanente di Gesù in noi. Dobbiamo insistere su questo punto ora, quando il Vangelo è talvolta usato come un’arma nelle guerre culturali».
La risposta a tale strumentalizzazione, ha sostenuto, non può essere la semplice indignazione: «Le strumentalizzazioni del linguaggio e dei segni cristiani devono essere contrastate non solo con una tiepida indignazione, ma insegnando in cosa consiste l’autentica lotta spirituale. Perché la pace cristiana non è una promessa di comodità; è una condizione per la trasformazione della società».
La rabbia come ostacolo spirituale
Per sottolineare l’urgenza di questo appello, Mons. Varden ha fatto ricorso alla tradizione ascetica orientale e ha citato San Giovanni Climaco: «Non c’è ostacolo più grande alla presenza dello Spirito in noi della rabbia». Articolare la radicalità della pace cristiana, ha aggiunto, è tanto più necessario quanto più si impone nell’ambiente pubblico una cultura della tensione.
La Chiesa, ha ricordato, non attenua il suo appello alla lotta spirituale, «il suo linguaggio è il “Sì, sì” e il “No, no”, non il “a volte questo” e a volte quello», ma lo avvolge fin dal primo giorno di Quaresima in una melodia di pace: il tratto gregoriano del Salmo 90, il Qui habitat, canto processionale che nella liturgia tradizionale sostituisce l’Alleluia durante il tempo penitenziale, che la Chiesa intona da più di mille anni la prima domenica di Quaresima per introdurre il racconto della tentazione di Cristo nel deserto. «Quest’opera di esegesi melodica non è un semplice vestigio di estetica antica», ha sottolineato Varden. «Porta un messaggio vitale».
San Bernardo: genio inquieto, umiltà genuina
Nella sua seconda meditazione, il vescovo ha trasformato l’autore di quei diciassette sermoni sul Qui habitat, san Bernardo di Chiaravalle, che li predicò nella Quaresima del 1139, nel grande protagonista del ritiro. Il ritratto che ne ha tracciato è quello di un uomo di tensioni interiori e virtù reali, lontano dalla piatta agiografia.
«Che tipo di uomo era san Bernardo?», ha chiesto mons. Varden all’inizio della meditazione. La risposta è stata sfumata: una figura che domina il movimento cistercense del XII secolo per il suo carisma e la sua laboriosità, ma che non ha fondato l’Ordine, era entrato nel monastero di Cîteaux nel 1113, all’età di ventitré anni, insieme a trenta compagni, ma che non è sempre stato libero dalle contraddizioni proprie di ogni grandezza umana.
Mons. Varden ha sottolineato che il progetto cistercense originale era tanto di innovazione quanto di riforma: i suoi fondatori, quando fondarono Cîteaux nel 1098, chiamarono la loro casa novum monasterium, «monastero nuovo», un nome che esprimeva un impulso creativo, non meramente reattivo. «Facevano qualcosa di nuovo, non reagivano principalmente contro qualcosa, il che è una fortuna, perché i progetti di reazione finiscono prima o poi per consumarsi nella sabbia»
. Riguardo a Bernardo, il vescovo non ha eluso gli aspetti controversi: la sua fiducia nel proprio giudizio poteva renderlo rigido e portarlo a posizioni di «feroce partigianeria». Ma fu altrettanto categorico nel positivo: «Non era un ipocrita. Era un uomo genuinamente umile, completamente devoto a Dio, capace di una delicata tenerezza, amico fedele, capace persino di stringere amicizia con vecchi nemici, e testimone convincente dell’amore di Dio. Era, e continua ad essere, affascinante».
Per illustrare quel temperamento «vivo come il mercurio», Varden ha fatto ricorso a un paragone inaspettato: quello che l’abate Dom James Fox, dell’abbazia di Getsemani, tracciò a suo tempo su Thomas Merton, la cui mente definì in un momento di irritazione «così elettrica». «Sarebbe assurdo paragonare Thomas Merton a Bernardo di Chiaravalle, ha chiarito Varden, ma esiste una somiglianza di temperamento». Entrambi racchiudevano e dovevano bilanciare tensioni enormi.
La conversione come frutto della lotta personale
Ciò che rende San Bernardo un maestro valido per la Quaresima non è il suo genio, ma il percorso della sua conversione interiore. La sua dottrina, ha spiegato Mons. Varden, nasce da una cultura biblica senza pari e da una teologia meditata, ma «sempre più, con il passare del tempo, nasce anche dalla lotta personale, man mano che impara a non dare per scontato che la sua strada sia sempre quella giusta, istruito dall’esperienza, dalle ferite e dalle provocazioni a esaminare la propria rettitudine e a meravigliarsi della misericordiosa giustizia di Dio».
San Bernardo, ha concluso Mons. Varden, è «un compagno buono e saggio per chi intraprende l’esodo quaresimale dall’egoismo e dall’orgoglio, desiderando perseguire l’autenticità con gli occhi fissi sull’amore di Dio che illumina ogni cosa».
Il ciclo di meditazioni proseguirà per tutta la settimana con nuove meditazioni del vescovo Varden.
Con informazioni da Infocatólica.



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