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Bologna: nessun bambino iscritto al catechismo per la prima comunione nel centro storico

 “Quest’anno, su una popolazione di circa 9.000 abitanti, non abbiamo avuto nemmeno un bambino iscritto al catechismo per la Prima Comunione”.

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Immagine di jeswin su Freepik

Redazione (05/03/2026 14:12, Gaudium Press) Il centro storico di Bologna sta attraversando una trasformazione profonda e preoccupante, che va ben oltre le questioni economiche o turistiche; sta perdendo, poco a poco, la sua anima comunitaria, specialmente nelle parrocchie storiche. Un articolo pubblicato di recente dal quotidiano Il Resto del Carlino ha portato alla luce un dato allarmante: in alcune delle parrocchie più centrali della città, come San Giuliano, Santissima Trinità e Santa Caterina di Strada Maggiore, quest’anno non c’è stato nemmeno un bambino iscritto al catechismo per la Prima Comunione.

Don Giovanni Bonfiglioli, parroco di queste tre comunità, ha dichiarato con parole cariche di angoscia: «Quest’anno, su una popolazione di circa 9.000 abitanti, non abbiamo avuto nemmeno un bambino iscritto al catechismo per la Prima Comunione. Le famiglie se ne sono andate. Questo significa che non c’è più alcun impegno reale a mantenere viva la città. Bisognerebbe agevolare le persone.

Abbiamo una città svuotata dei suoi abitanti. Capisco che gli studenti e i turisti portino denaro, ma una città così muore».

Questo quadro desolante non è un caso isolato. L’indagine del giornale ha rivelato che, nell’area tra Santo Stefano e Strada Maggiore, tre parrocchie hanno registrato zero iscrizioni al catechismo per la prima volta nella storia recente.

In passato, ciascuna di esse accoglieva tra i 15 e i 20 bambini all’anno. Oggi, le giovani famiglie semplicemente non riescono più a stabilirsi nel centro storico, spinte ad andarsene da una serie di fattori.

Il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), ha analizzato il fenomeno in un’intervista allo stesso giornale.

Secondo lui, non si tratta principalmente di una crisi di fede, ma di un cambiamento radicale nel tessuto sociale e territoriale della città. Gli elementi centrali di questo processo sono:

– Il declino demografico generalizzato, che colpisce tutta l’Italia e gran parte dell’Europa;

– La progressiva sostituzione delle famiglie con studenti universitari, attratti dalla vicinanza delle facoltà, scoraggiate dagli affitti altissimi che escludono di fatto i nuclei familiari;

– La successiva conversione di questi immobili in uffici e Bed & Breakfast (B&B), con la trasformazione di appartamenti residenziali in alloggi turistici o spazi commerciali.

Zuppi riassume chiaramente: «Studenti, uffici e B&B; quando i parroci vanno a benedire le case, non trovano quasi più nessuno. Dobbiamo essere noi a guidare questi cambiamenti, e non il contrario. Il rischio è che Bologna perda la sua identità».

Il centro storico, avverte il cardinale, rischia di diventare una “vetrina vuota”: una vetrina bella, ma vuota all’interno: senza famiglie, senza bambini che giocano per strada, senza radici vive.

Al contrario, Don Paolo Paganini, parroco di Santa Maria della Misericordia, conta ancora su circa 60 bambini che frequentano il catechismo.

Ma la maggior parte proviene dai quartieri periferici, fuori dal centro storico. Ciò rafforza la tesi secondo cui il problema è particolarmente grave all’interno delle antiche mura, nella zona ZTL (Zona a Traffico Limitato), dove le restrizioni alla mobilità e i costi elevati pesano ancora di più.

Ma la crisi si riduce solo a barriere materiali – aumento degli affitti, difficoltà di parcheggio, traffico complicato? O c’è qualcosa di più profondo in gioco? Don Paganini tocca un punto delicato quando osserva che, al giorno d’oggi, molte persone verificano prima se c’è un parcheggio facile per decidere se andare in chiesa. «Quando qualcosa non interessa veramente», osserva, «le difficoltà diventano insormontabili».

Questa osservazione invita a una riflessione più ampia. In diverse regioni del mondo, i cristiani affrontano violente persecuzioni e rischiano la vita solo per partecipare a una Messa. Di fronte a questo, le “barriere” a Bologna – ZTL, costo della vita, ricerca incessante della comodità – appaiono banali. È possibile che, in qualche modo, Dio sia stato “espulso” dal centro storico non solo da forze esterne, ma anche dalle nostre scelte, non sempre sagge, nell’esercizio del libero arbitrio?

Le soluzioni suggerite da Zuppi e dai parroci passano necessariamente attraverso la necessità di rendere Bologna più accogliente per le famiglie: regolamentare gli affitti eccessivi, incentivare alloggi accessibili in centro, creare piazze, parchi giochi e spazi di convivenza per genitori e bambini, e rafforzare le comunità che danno senso alla vita parrocchiale. Solo così le chiese potranno smettere di essere semplici monumenti storici e tornare ad essere punti vivi di incontro e trasmissione della fede.

Bologna è una delle città più belle e culturalmente ricche d’Italia, con i suoi portici millenari, le sue torri e la sua università centenaria. Ma senza famiglie e senza il suono dei bambini che corrono per le strade antiche, corre il serio rischio di diventare un museo a cielo aperto: affascinante per i turisti, redditizio per alcuni settori, ma privo di vita vera e di futuro. Come avvertono i sacerdoti intervistati dal giornale, una città che non si impegna con le generazioni future è una città che, lentamente ma inesorabilmente, muore.

Ora spetta alla società, alla Chiesa locale e alle autorità pubbliche decidere: invertire questa rotta o accettare, in silenzio, la graduale perdita di ciò che rende Bologna non solo una bella città, ma una comunità viva e di fede? Il tempo stringe, e il vuoto nelle aule di catechismo suona già come un grido d’allarme.

 

 

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