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Il ministro degli esteri libanese chiede aiuto alla Santa Sede per i cristiani del Sud

In un messaggio pubblicato su X, il ministro libanese Youssef Raggi ha reso noto di aver chiesto alla Santa Sede di «intervenire e fungere da mediatore per preservare la presenza cristiana» in Libano.

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Foto: Vatican news

Redazione (12/03/2026 15:31, Gaudium Press)  Il Libano chiede aiuto e protezione al Vaticano per preservare la presenza cristiana nel sud del Paese, al confine con Israele, regione colpita da una nuova ondata di violenza in Medio Oriente, con bombardamenti costanti e ordini di evacuazione che hanno generato una grave crisi umanitaria.

Youssef Raggi, ministro degli Esteri del Paese dei Cedri, ha comunicato tramite il suo account su X di aver avuto martedì una conversazione telefonica con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario del Vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali. L’informazione è stata confermata dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni.

Contatti diplomatici in corso

Secondo il ministro libanese, durante il colloquio i due hanno discusso degli ultimi avvenimenti in Libano e della difficile situazione dei villaggi di confine nel sud del Paese. Il ministro Raggi ha chiesto al Vaticano di «intervenire e agire da mediatore per aiutare a preservare la presenza cristiana in questi villaggi, i cui abitanti hanno sempre sostenuto lo Stato libanese e le sue istituzioni militari ufficiali, senza mai venir meno a questo impegno».

L’arcivescovo Gallagher, secondo quanto riferito dal politico libanese, ha assicurato che la Santa Sede sta adottando «tutte le misure diplomatiche necessarie per porre fine all’escalation in Libano e impedire lo sfollamento forzato dei cittadini dalle loro terre». Ha inoltre ribadito che «il Libano è sempre stato, e continua ad essere, nelle preghiere di Sua Santità il Papa».

Le parole del Papa a Beirut

Il Libano è stato, insieme alla Turchia, la destinazione scelta da Papa Leone XIV per il suo primo viaggio apostolico internazionale, compiuto nel dicembre dello scorso anno. Durante la visita, nelle diverse occasioni in cui ha parlato pubblicamente, il Santo Padre ha dedicato particolare attenzione al continuo calo della presenza cristiana in Libano, terra che ospita la più grande comunità cristiana del Medio Oriente, composta principalmente da maroniti, ma anche da fedeli greci ortodossi, melchiti e armeni.

Il Papa ha definito la permanenza dei cristiani come una missione per costruire una “civiltà dell’amore e della pace”. Lo stesso presidente Joseph Aoun, nel ricevere il Pontefice a Beirut, aveva dichiarato che “se i cristiani del Libano scomparissero, il fragile equilibrio crollerebbe e con esso la giustizia”.

Dolore per il Medio Oriente

Lunedì, il Santo Padre ha espresso il suo profondo dolore – come reso noto dalla Sala Stampa della Santa Sede – per la situazione nelle regioni del Medio Oriente, in particolare per la sofferenza di tanti innocenti, soprattutto bambini, vittime dei bombardamenti incessanti.

Tra questi il sacerdote maronita Pierre El Raii, ucciso lunedì a Qlayaa mentre cercava di soccorrere uno dei suoi parrocchiani feriti in un attacco che aveva colpito una casa nella zona della sua parrocchia, sulle montagne del sud del Libano.

Anche il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin si è espresso la sera dello stesso giorno in merito a questo tragico episodio, affermando che «anche la Chiesa» non rimane indifferente alle «sofferenze della popolazione». Ha ribadito l’importanza degli strumenti della diplomazia — «strumenti della parola, della ragione e della saggezza» —, anche se non sempre ben accolti. «Non disponiamo di mezzi coercitivi per imporre la nostra visione delle cose», ha dichiarato il cardinale, assicurando che la Santa Sede continua a insistere sui «principi fondamentali che devono regolare la convivenza civile e pacifica tra i popoli» e che continua a dialogare «con tutti».

Per quanto riguarda il rischio di scomparsa della presenza cristiana in Terra Santa e in Medio Oriente in generale, Parolin ha ricordato che questo pericolo è sempre stato denunciato dal Vaticano: «È certo che la guerra, la destabilizzazione, i conflitti e l’odio che si intensifica non favoriscono la permanenza dei cristiani; si tratta quindi di un ulteriore motivo di preoccupazione».

A nome della Santa Sede, anche il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ha manifestato la sua vicinanza al popolo libanese in questi ultimi giorni, assicurando loro le sue costanti preghiere in questo drammatico periodo.

Con informazioni di Vatican  News

 

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