Il Papa: i responsabili di guerre hanno il coraggio della Confessione?
Incontro del Papa con i 400 partecipanti al corso della Penitenzieria Apostolica
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Foto: Vatican Media
Redazione (13/03/2026 14:43, Gaudium Press) Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto nella Sala Clementina, nel Palazzo Apostolico, i partecipanti al foro interno proposto dalla Penitenzieria Apostolica, alla sua 37a edizione.
Ha parlato loro dell’importanza del Sacramento della Confessione o Riconciliazione, affinché” sia sempre più profondamente conosciuto, adeguatamente celebrato e perciò serenamente ed efficacemente vissuto da tutto il popolo santo di Dio”.
Ricorda il Santo Padre che solo deponendo ”le armi dell’orgoglio” il cristiano può divenire operatore di pace disarmato e disarmante. Purtroppo, come sottolinea Leone XIV, sono molti i fedeli che mostrano poco interesse nei riguardi di questo Sacramento “è come se l’infinito tesoro della misericordia della Chiesa restasse ‘inutilizzato’, per una diffusa distrazione dei cristiani”.
Da qui l’esortazione alla Penitenzieria, sotto la guida del Penitenziere Maggiore card. Angelo De Donatis, a continuare sempre con zelo, a formare i confessori perché il Sacramento sia adeguato alle esigenze religiose del popolo di Dio, infatti, diceva Sant’Agostino che “riconoscere i nostri peccati, significa accordarci con Dio” rinforzare l’unità del cristiano con Dio. Spesso i cristiani “rimangono per lungo tempo in stato di peccato, piuttosto che accostarsi al confessionale, con semplicità di fede e di cuore, per accogliere il dono del Signore Risorto”.
E aggiunge: “Verrebbe da chiedersi: quei cristiani che hanno responsabilità gravi nei conflitti armati, hanno l’umiltà e il coraggio di fare un serio esame di coscienza e di confessarsi?”
“Il peccato rompe, piuttosto, l’unità spirituale con Dio: è un voltargli le spalle, e questa drammatica possibilità è tanto reale quanto lo è il dono della libertà, che Dio stesso ha fatto agli esseri umani”.
La confessione almeno una volta l’anno
Come già affermato dal Concilio Lateranense nel 1215 e confermato nel Catechismo della Chiesa Cattolica, il cristiano deve confessarsi almeno una volta all’anno e quindi il Pontefice rivolgendosi ai giovani sacerdoti e seminaristi, li esorta a celebrare assiduamente questo Sacramento che realizza pienamente la vita stessa del sacerdote.
Ricorda quindi i sacerdoti diventati santi a partire dal confessionale come San Giovanni Maria Vianney, San Leopoldo Mandić e, più recentemente, San Pio da Pietrelcina e il beato Michal Sopocko, per far sì che”collaboriamo alla continua edificazione della Chiesa: una, santa, cattolica e apostolica; e così facendo diamo anche energie nuove alla società e al mondo”.
I giovani alla ricerca di senso della vita
Il Papa rivolge l’attenzione ai giovani e dice che “le promesse non mantenute di un consumismo sfrenato e l’esperienza frustrante di una libertà svincolata dalla verità si possono trasformare, per divina misericordia, in occasioni di evangelizzazione: facendo emergere il senso di incompiutezza, permettono di destare quelle domande esistenziali alle quali solo Cristo risponde pienamente”.
E il dinamismo “di unità con Dio, con la Chiesa e in noi stessi è un presupposto della pace tra gli uomini e i popoli: solo una persona riconciliata è capace di vivere in modo disarmato e disarmante! Chi depone le armi dell’orgoglio e si lascia continuamente rinnovare dal perdono di Dio, diventa un operatore di riconciliazione nella vita di ogni giorno”.
Infine il Santo Padre incoraggia i sacerdoti: “non tralasciate mai di accostarvi voi stessi, con fedele costanza, al Sacramento del perdono, per essere sempre i primi beneficiari della divina Misericordia, di cui siete divenuti – o diverrete – ministri”.




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