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Il Velo della Veronica esposto nella Basilica di San Pietro

Il «Volto Santo» è stato venerato dai fedeli, che in silenzio hanno alzato lo sguardo verso il prezioso velo su cui è impresso il volto sofferente di Nostro Signore Gesù Cristo.

Vaticano Veu de Veronica e exposto na Basilica de Sao Pedro 1

Redazione (24/03/2026 16:52, Gaudium Press) Domenica scorsa, 22 marzo, nel tardo pomeriggio, numerosi fedeli si sono riuniti in preghiera davanti al Baldacchino dell’Altare della Confessione, nella Basilica di San Pietro, per assistere all’esposizione del “Velo della Veronica” e partecipare alla Santa Messa presieduta dal Cardinale Mauro Gambetti.

Il “Volto Santo” è stato venerato dai devoti, che in silenzio hanno alzato lo sguardo verso il prezioso velo su cui è impresso il volto sofferente di Nostro Signore Gesù Cristo, a ricordare, soprattutto in questo tempo liturgico della Quaresima, il sangue versato da Lui a testimonianza della Sua profonda compassione per ciascuno di noi.

Contrasto tra la vita di Nostro Signore e la morte di Lazzaro

Nella sua omelia, il Cardinale Gambetti, commentando il Vangelo di Giovanni, ha sottolineato il profondo contrasto tra la vita che Nostro Signore Gesù Cristo è venuto a portare e la morte di Lazzaro. La promessa di Gesù annuncia la “vittoria definitiva sugli esili a cui siamo condannati: gli abbandoni, le schiavitù, le malattie, le diffamazioni, le offese, le persecuzioni, la morte”.

Citando poi San Francesco, il cardinale ha spiegato come la morte evocata dal Velo della Veronica possa diventare sorella, «quando apre le porte all’incontro con Gesù Cristo, come è accaduto a Lazzaro. La morte fisica, ma anche la nostra caducità, soprattutto quella del cuore, mortifica la vita. La morte dell’anima può diventare sorella quando preghiamo profondamente».

L’uomo è stato creato per la vita

Egli spiega inoltre che la chiave per la trasformazione che conduce dalla morte alla nuova vita è l’amore. «Il Vangelo di oggi ricorda che Gesù amava Marta, sua sorella Maria e Lazzaro. L’amore è ciò che lo porta ad attraversare con i suoi amici il dolore della perdita». Da questo amore nasce la compassione di Cristo, da cui nasce il bisogno di prossimità.

Il pianto di Gesù davanti alla tomba di Lazzaro è il segno della compassione divina perché «l’uomo non è stato creato per la morte, non è stato creato per l’isolamento né per piaceri egoistici, non è stato creato per essere incatenato o triste. L’uomo è stato creato per la vita, per condividere doni con gli altri, per vivere in relazione, per essere libero e gioioso», continua Gambetti.

Sperimentare la gioia della risurrezione

«Che la donna che ha asciugato il volto di Gesù con il velo che veneriamo ci insegni i sentimenti con cui dobbiamo seguire Gesù. E Maria, che ha portato in sé il germe della vita proprio mentre suo Figlio moriva e una spada le trafiggeva l’anima, ci accompagni ai piedi della Croce per sperimentare con lei, tra le lacrime, la gioia della risurrezione in ogni situazione, in ogni momento e in ogni tempo», ha così concluso il Cardinale. (EPC)

 

 

 

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