Nominata la prima donna arcivescovo di Canterbury
La cerimonia di insediamento di Sarah Mullally come 106ª arcivescova di Canterbury segna un nuovo capitolo nella storia dell’anglicanesimo. Papa Leone ha inviato un messaggio di auguri.

Foto: Arcivescovo di Canterbury/ Facebook
Redazione (28/03/2026 14:45, Gaudium Press) In una cerimonia carica di tradizione ecclesiale e volta a trasmettere un’immagine di continuità storica, Sarah Mullally è stata insediata come 106ª arcivescovo di Canterbury — la prima donna a guidare i circa 85 milioni di anglicani in tutto il mondo.
L’evento, tenutosi nella Cattedrale di Canterbury il 25 marzo 2026, ha visto la partecipazione di circa 2.000 invitati, tra cui il Principe e la Principessa di Galles, il primo ministro britannico Sir Keir Starmer e la leader dell’opposizione, Kemi Badenoch.
L’importanza del momento era palpabile: la Chiesa d’Inghilterra, nata dalla rottura di Enrico VIII con il Papa, assisteva a una pietra miliare che echeggiava ben oltre le sue antiche mura di pietra. Questo anglicanesimo contemporaneo, nella sua forma più liberale, tende a sostituire la verità rivelata con una logica di costante adattamento alle norme mondane. Ora, una Chiesa che si conforma al mondo finisce per perdere la sua ragion d’essere.
Una cerimonia storica nel giorno dell’Annunciazione
L’insediamento ha avuto luogo nel giorno dell’Annunciazione, una data carica di significato religioso. La lettura del Vangelo, tratta dal primo capitolo di San Luca, è stata recitata in spagnolo dalla vescovo anglicana del Messico, Alba Sally Sue. Il coro africano di Norfolk ha intonato acclamazioni in swahili, sottolineando il carattere globale della Comunione anglicana.
Seguendo il tradizionale rituale del “bussare alla porta” di Canterbury, Sarah Mullally ha atteso all’esterno del portale occidentale della cattedrale finché il decano David Monteith non ha letto una lettera che autorizzava la sua accoglienza. Una volta ammessa, l’arcidiacono di Canterbury, il dottor William Adam, l’ha insediata formalmente sulla cattedra episcopale. Subito dopo, ha occupato l’antica Cattedra di Sant’Agostino, potente simbolo del suo ruolo di primus inter pares (“prima tra pari”) tra i vescovi anglicani.
La musica ha avuto un ruolo centrale nella liturgia, con il brano “All Shall Be Well”, composto da Joanna Marsh su testo tratto dalle Rivelazioni dell’Amore Divino di Giuliana di Norwich — un omaggio a un’altra donna pioniera della fede inglese.
Tuttavia, la scelta di mettere in risalto “le voci delle donne durante la celebrazione”, i dettagli personali introdotti nella liturgia, come la fibbia d’argento della sua vecchia cintura da infermiera, o ancora certe espressioni inedite in quel contesto, dimostrano una volontà di ridefinire il senso stesso del ministero.
“Se vogliamo andare oltre, dobbiamo andare insieme”
I presenti sono stati invitati a dire il proprio “sì” a Dio, proprio come fece Maria nell’Annunciazione. Il libretto della funzione ha fatto un delicato riferimento alle divisioni interne della Comunione anglicana, citando una frase della stessa Mullally: “Se vogliamo andare veloci, andiamo da soli; ma se vogliamo andare più lontano, dobbiamo andare insieme”.
Tra gli ospiti ecumenici e interreligiosi c’erano il cardinale Vincent Gerard Nichols – presidente della Conferenza Episcopale Cattolica d’Inghilterra –, il cardinale Timothy Radcliffe, il cardinale Kurt Koch – Prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani –, l’arcivescovo John Wilson di Southwark, l’imam Qari Asim e Phil Rosenberg, presidente del Consiglio dei Deputati degli Ebrei Britannici.
La presenza di rappresentanti di altre confessioni cristiane e di delegati provenienti da diverse parti del mondo mirava a simboleggiare l’unità della Chiesa. Tuttavia, tale unità si rivela, in larga misura, solo formale. Diverse province della Comunione anglicana hanno già preso le distanze, ritenendo che gli attuali orientamenti della Chiesa d’Inghilterra rappresentino una rottura con la fede e la tradizione anglicane.
All’altare, Mullally ha prestato giuramento di fedeltà alle leggi della Chiesa d’Inghilterra e al re Carlo III, oltre a firmare un impegno ecumenico per l’unità tra le chiese cristiane del Regno Unito.
Nel suo sermone, Sarah Mullally ha riflettuto sulla festa dell’Annunciazione e sull’esempio di Maria:
“Il cammino di Maria non è stato facile. Ha affrontato sfide inimmaginabili. La spada del dolore e della tristezza le ha trafitto l’anima, ma anche questo è stato trasformato nella gioia e nella speranza della Resurrezione.”
Guardando al proprio percorso, ha sottolineato la decisione presa in adolescenza: «Guardando indietro, all’adolescente Sarah che ha riposto la sua fede in Dio e si è impegnata a seguire Gesù, non avrei mai potuto immaginare il futuro che mi attendeva — e certamente non il ministero al quale ora sono chiamata».
Infermiera di formazione ed ex responsabile infermieristica presso il Ministero della Salute britannico, Mullally è entrata nel ministero ordinato all’inizio del XXI secolo. È stata ordinata diaconessa nel 2001, presbitero nel 2006 e vescovo nel 2015. Prima di essere nominata a Canterbury, ha ricoperto la carica di Vescovo di Londra. Come gesto simbolico di fede e impegno, ha percorso a piedi 140 chilometri da Londra alla sua nuova sede.
Sfide in una comunione divisa
Mullally assume l’incarico in un periodo turbolento per l’anglicanesimo. Gruppi conservatori, come la Global South Fellowship of Anglicans, hanno apertamente messo in discussione le strutture tradizionali di leadership. Recentemente, il gruppo ha eletto l’arcivescovo ruandese Laurent Mbanda — oppositore dell’ordinazione delle donne vescovo — come suo nuovo presidente, sostenendo di rappresentare la maggioranza degli anglicani praticanti nel mondo.
Sebbene l’arcivescovo di Canterbury non abbia autorità diretta sulle chiese autonome della Comunione, la carica rimane un simbolo vitale di unità e leadership morale. L’insediamento di Mullally riflette una tensione nell’identità anglicana moderna.
La dimensione reale e l’eredità storica
La presenza del principe William, in rappresentanza della famiglia reale, ha rafforzato i legami storici tra la Corona e la Chiesa d’Inghilterra.
Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse pubblico per la fede di William, il quale, secondo i suoi consiglieri, «ci crede, vuole sostenerla e la vede come parte importante del suo ruolo attuale e futuro».
Fondata durante la Riforma, con la rottura di Enrico VIII con Roma, la Chiesa d’Inghilterra è al tempo stesso un’istituzione spirituale e nazionale. Oggi conta tra i 77 e gli 85 milioni di membri in tutto il mondo. Con l’insediamento di Sarah Mullally si consolidano profonde differenze dottrinali che si sono accentuate negli ultimi anni, in particolare su temi come l’ordinazione delle donne al vescovato e alcune interpretazioni morali, il che ha provocato una frammentazione sempre maggiore all’interno dell’anglicanesimo.
Papa Leone ha inviato un messaggio di rallegramenti e di vicinanza per una fattiva collaborazione.
Con informazioni da Catholic Herald e KNA




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