Gaudium news > Leone XIV: Dio rifiuta la guerra e “ricordatevi che siete fratelli”

Leone XIV: Dio rifiuta la guerra e “ricordatevi che siete fratelli”

La celebrazione della Domenica delle Palme in Piazza San Pietro con l’appello del Papa a rifiutare la violenza della guerra

cq5dam.thumbnail.cropped.1500.844 74

Foto: Vatican Media

Redazione (29/03/2026 14:49, Gaudium Press) In Piazza San Pietro illuminata dal sole e alla presenza di un gran numero di fedeli, circa quarantamila, il Santo Padre ha celebrato la liturgia della Domenica delle Palme e della Passione del Signore dando avvio alla Settimana Santa. E’ stata  una celebrazione intensa, in cui è apparso evidente il contrasto tra l’ingresso festoso di Gesù a Gerusalemme e il dramma della Passione. La commemorazione è iniziata presso l’obelisco con la benedizione delle palme e degli ulivi, poi con la processione verso il sagrato della Basilica Vaticana, davanti a una piazza ornata per la festa: sul sagrato le  grandi decorazioni , mentre i fedeli portavano palme, i tradizionali palmurelli di Sanremo e circa 120mila ramoscelli d’ulivo provenienti dall’Umbria. Sull’altare, accanto a Leone XIV, I cardinali Giovanni Battista Re e Leonardo Sandri, il decano e il vicedecano del collegio dei cardinali.

L’omelia del Papa: il Re della pace

Nell’omelia, Papa Leone XIV ha posto al centro la mitezza di Gesù, presentato come il vero Re della pace. Mentre intorno a Lui si prepara la violenza, Cristo – ha detto il Pontefice – resta fermo, mite, disarmato. Non reagisce con la forza, non oppone sopruso a sopruso, non entra nella spirale dell’aggressione. È proprio in questa mansuetudine che il Papa ha indicato il volto autentico di Dio: un Dio che non schiaccia, non impone, non distrugge, ma ama fino alla fine.

Il segno visibile del Re della pace è l’ingresso di Gesù in Gerusalemme in groppa a un asino e non a un cavallo. Leone XIV ha richiamato esplicitamente la profezia di Zaccaria: il Messia non arriva come un condottiero armato, ma come il re umile che annuncia la pace alle nazioni. In questa immagine si concentra tutto il messaggio della Domenica delle Palme: Dio non salva attraverso la potenza delle armi, ma attraverso la debolezza dell’amore.

Gesù e i “crocifissi dell’umanità”

Il Papa ha poi insistito su un altro passaggio decisivo: Gesù viene condannato ingiustamente, caricato delle sofferenze altrui, trafitto per colpe non sue. Eppure non si difende. “Non si è armato, non si è difeso, non ha combattuto nessuna guerra”: con queste parole Leone XIV ha indicato nel Crocifisso il criterio con cui giudicare anche il presente, segnato da conflitti, brutalità e sopraffazioni. Guardando a Cristo, ha affermato, vediamo oggi i “crocifissi dell’umanità”, le vittime della guerra, della solitudine, della malattia e di ogni violenza.

Poi con molta forza  il Pontefice ha affermato che Dio rifiuta la guerra e che nessuno può usare Dio per giustificare la guerra. Ancora più netto il monito , richiamando il testo di Isaia: Dio “non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: “Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue”. È una frase destinata a lasciare il segno, perché colloca la pace non ai margini del Vangelo, ma nel suo cuore più profondo. Cristo, ha detto il Papa, continua a gridare dalla croce: “Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli!”.

Dopo la Messa, prima della recita dell’Angelus, Leone XIV ha allargato lo sguardo alle ferite del presente. All’inizio della Settimana Santa ha espresso una speciale vicinanza ai cristiani del Medio Oriente, molti dei quali – ha ricordato – soffrono le conseguenze di “un conflitto atroce” e in diversi casi non possono vivere pienamente i riti di questi giorni santi. Il Papa ha invitato tutta la Chiesa a sentirsi accanto a loro e a elevare una supplica al Principe della Pace, perché sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e di pace. Ha ricordato anche i migranti morti in mare, in particolare quelli naufragati nei giorni scorsi al largo di Creta.

La supplica a Maria, Regina della Pace

La conclusione dell’omelia è stata affidata a Maria, evocata con le parole del Servo di Dio, don Tonino Bello. Il Papa ha pregato la Vergine perché custodisca la speranza nel tempo della prova, stando ai piedi delle croci di oggi come ai piedi della croce del Figlio. «Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. […] E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate, come la brina dal sole della primavera»”

È lì, nella compassione della Madre e nella mitezza del Figlio, che la Chiesa lascia intravedere la luce della Pasqua: la certezza che la morte non avrà l’ultima parola e che le lacrime delle vittime saranno asciugate.

 

lascia il tuo commento

Notizie correlate