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Significato della cerimonia del Giovedì Santo

Mentre fuori i malvagi ordivano la sua morte, nel Cenacolo il Salvatore istituiva il mezzo per perpetuare il suo Sacrificio e la sua presenza tra noi: il sacerdozio e l’Eucaristia.

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Redazione (02/04/2026 14:42, Gaudium Press) “Gesù sapeva che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre; avendo amato i suoi, che erano nel mondo, li amò fino alla fine” (Gv 13,1).

Nel Triduo Pasquale, la Santa Chiesa ci fa rivivere i momenti più sublimi della vita di Nostro Signore Gesù Cristo, i misteri più augusti della nostra fede, gli scontri più intensi tra la Luce e le tenebre.

Ora è l’infinito trasporto d’amore dell’Uomo-Dio che sembra inondare i nostri cuori, ora lo spaventoso odio della sinagoga a sorprenderci per la sua raffinata malvagità. In entrambi i casi, il Salvatore si presenta saldo e risoluto per la battaglia, dando l’esempio ai membri del suo Corpo Mistico, fino alla fine dei tempi, di come seguirLo in questa lotta.

Il Giovedì Santo, la Sposa Mistica di Cristo mette da parte i paramenti viola, utilizzati durante tutta la Quaresima, e riveste la sua Liturgia di solennità: il tempio è adornato di fiori e i suoni armoniosi delle campane risuonano nuovamente. Gioia e giubilo caratterizzano la Santa Messa, poiché è stata in questa notte che il Divino Maestro ha istituito i Sacramenti che perpetuano la sua presenza tra gli uomini: la Sacra Eucaristia e il Sacerdozio.

Attraverso l’Eucaristia, Dio si fa nostro cibo, si immola quotidianamente su tutti gli altari della terra e rimane accanto a noi in questa valle di lacrime, per combattere con la Chiesa le sue battaglie.

Attraverso il sacerdozio, Nostro Signore continua la sua azione santificatrice tra gli uomini, poiché i ministri distribuiscono i Sacramenti in Persona Christi e sono chiamati ad essere, insieme ai fedeli, un’immagine vivente di Colui che è Sacerdote, Altare e Vittima.

Tuttavia, una nebbia di tristezza cala sulla cerimonia odierna, poiché proprio nel momento in cui Nostro Signore istituisce il sacerdozio, Egli riceve il più grande degli oltraggi e viene perpetrato il crimine più infame, il tradimento più vile, il peccato più orrendo: si commette il primo sacrilegio. E il suo autore è un sacerdote.

Nessuno può dare tanta gloria a Gesù Cristo quanto un sacerdote. Nessuno può ferirlo di più… Giuda, l’infame, è per sempre a capo dell’odioso corteo di coloro che, per trenta monete, vendono il proprio sacerdozio, mettendolo al servizio di Satana.

La Chiesa ci porta oggi a condividere gli stessi sentimenti che sgorgarono dal Cuore di Gesù in quella notte di gioia e di tragedia. E ci invita a offrirgli la riparazione amorevole di un cuore traboccante d’amore, offrendo, come risarcimento per il tradimento, la nostra risoluta e completa fedeltà, sull’esempio di Maria Santissima.

Gloria in excelsis Deo

Il canto del Gloria in excelsis Deo non è altro che l’espressione di giubilo nata dall’unione tra Cielo e Terra, nel considerare l’istituzione dell’Eucaristia e del Sacramento dell’Ordine.

Il rintocco delle campane rappresenta la voce degli Angeli e dei Beati che si mescola al canto della Chiesa Militante per esprimere, insieme, il proprio entusiasmo per la Meraviglia compiuta in questa notte.

Tuttavia, da questo momento in poi, né il Gloria né le campane si udranno più, in segno di rispetto per gli atroci tormenti, le infami umiliazioni e gli attacchi dell’odio diabolico subiti dal Divino Redentore.

I suoni armoniosi delle campane saranno sostituiti dallo schiocco secco della matracca, rappresentazione del comando del sinedrio. Coloro che avevano la missione di essere Araldi di Nostro Signore durante la sua passione tacquero e fuggirono sconvolti abbandonando l’Agnello Divino.

In questo modo, la Santa Chiesa ci esorta a non assistere indifferenti alle sofferenze del Salvatore; e ci fa partecipare agli stessi sentimenti che pervadono i cieli: repulsione per il tradimento e per le offese commesse contro Nostro Signore, e determinazione ad accompagnarLo in ogni istante, certi che questi passi dolorosi Lo condurranno alla gloria e ci otterranno, definitivamente, la vittoria contro il male, poiché «ora sarà scacciato il principe di questo mondo».

Fu in una notte segnata dal castigo che Dio istituì il sacrificio dell’Agnello Pasquale. Mentre l’Angelo Sterminatore colpiva i primogeniti d’Egitto, Dio liberava il suo popolo dalla schiavitù, per poi condurlo, attraverso una colonna di fuoco, verso la Terra Promessa.

Il rito pasquale è, allo stesso tempo, vendetta e adempimento della Promessa, umiliazione per i nemici e vittoria per gli eletti! E l’Agnello è diventato, per sempre, il simbolo della rottura con il mondo e dell’alleanza con Dio.

Fu anche alla vigilia della Pasqua che l’Agnello Divino si immolò, istituendo il Sacramento dell’Altare e stabilendo, con l’effusione del suo Sangue, l’alleanza eterna tra Dio e il vero popolo eletto, la Santa Chiesa Cattolica. E lo stesso Sacramento d’Amore, che sostiene e conforta i buoni, è la sconfitta e la confusione dei persecutori della Sposa di Nostro Signore Gesù Cristo.

Nell’Eucaristia, il Corpo Mistico di Cristo riceve il “Thau”, il segno del Sangue dell’Agnello che lo mantiene incolume al passaggio dell’Angelo Sterminatore, lo separa dal mondo e lo conduce alla Terra Promessa.

Solenne traslazione del Santissimo Sacramento

Si avvicina l’ora solenne e tragica in cui Nostro Signore, uscendo con i discepoli dal Cenacolo, si dirige verso il Giardino degli Ulivi: ha inizio il cammino della sofferenza. Egli parla loro con immenso amore e comunica loro i suoi ultimi consigli, ma, ben presto, il tradimento sarà compiuto.

Il peccato dell’ingratitudine apre sempre nuovi abissi di malvagità.

Quale gesto esprime tanto affetto, benevolenza e amore quanto un bacio? Ebbene, fu con questa manifestazione di profonda intimità che Giuda tradì Nostro Signore. «Amico, perché sei venuto? Amico! Ecco come l’Uomo-Dio lo considerava… «Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo

Nel corso della storia, quante volte il Divino Maestro sarebbe stato oltraggiato da coloro che aveva chiamato a far parte dei suoi più intimi. Quante volte le labbra destinate a rendere la più intensa adorazione, incaricate di proclamare le sue grandezze, predestinate a riflettere la sua divina e verginale purezza, non sarebbero divenute fonte di orrore, di bassezza e di tradimento! Dal bacio di Giuda nacque una falsa chiesa, la stirpe del tradimento, la discendenza del cinismo le cui pseudo-manifestazioni di affetto avrebbero sempre nascosto la perfida intenzione di crocifiggere nuovamente Gesù.

Nel trasferire il Santissimo Sacramento fino al l’Altare della Reposizione, la Chiesa vuole rappresentare il percorso compiuto da Nostro Signore Gesù Cristo, dal Giardino degli Ulivi al palazzo di Caifa, per essere condotto dinanzi al Sinedrio. Ma conferendo, grandezza e onore a questo atto, essa ci esorta a riparare, attraverso la nostra devozione e la nostra amorevole adorazione, alla fuga degli Apostoli, al tradimento di Giuda e agli oltraggi subiti dal Redentore.

Il Santissimo Sacramento sarà conservato sull’Altare della Reposizione per la comunione del giorno seguente, poiché fin dai tempi apostolici non si celebra il Santo Sacrificio il Venerdì Santo per esprimere il lutto per la dolorosa passione del Redentore.

Spogliamento degli altari

Questo cerimoniale simboleggia l’abbandono in cui gli apostoli e i discepoli lasciarono il Divino Maestro fuggendo nel Giardino degli Ulivi, e la spogliazione del Redentore sul Calvario prima di essere inchiodato alla croce. Per questo l’altare – che rappresenta Gesù Cristo – viene spogliato di tutti gli ornamenti e degli oggetti liturgici, simboli del culto, delle virtù e delle buone opere dei Santi con cui Nostro Signore è adornato e glorificato.

Dopo aver deposto il Santissimo Sacramento sull’Altare, il sacerdote, rivestito di paramenti viola, manifesta lo sgomento di tutta la Chiesa, che esprimerà il proprio lutto attraverso lo spogliamento degli Altari.

Così come il Salvatore fu spogliato delle sue vesti, flagellato e umiliato, così il Corpo Mistico di Cristo rimuove tutti gli ornamenti e gli oggetti liturgici dai suoi templi.

Ora, questo spogliamento non è altro che il riflesso di un altro, molto più grave e profondo, al quale gli inferi tentano di sottoporre misticamente la Santa Chiesa Cattolica. Privandola del suo splendore, occultando la bellezza della sua dottrina, consegnandola alle tenebre dell’empietà, i seguaci di Lucifero desiderano sfigurarla, conferendole un aspetto opposto alla fisionomia divina con cui Nostro Signore Gesù Cristo l’ha adornata.

Questo atto liturgico inizia con la recita del Salmo 21, i cui versetti finali profetizzano la Resurrezione del Divino Redentore.

Così, la Chiesa ci insegna che, di fronte alla spoliazione di Cristo e del suo Corpo Mistico, nei nostri cuori deve sgorgare il supremo atto di fede nella sua vittoria e glorificazione!

Si concede l’indulgenza plenaria al fedele che visiti, almeno per mezz’ora, il Santissimo Sacramento per adorarlo, osservate le consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica, preghiere alle intenzioni del Sommo Pontefice ed esclusione di ogni affetto al peccato, anche veniale).

 

 

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