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Sacra Sindone: nuovi studi accertano presenza DNA proveniente dal Medio Oriente

Uno studio scientifico ha individuato materiale genetico proveniente dal Medio Oriente e microrganismi tipici del Mar Morto, fornendo nuovi dati sull’origine della Sindone di Torino.

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Redazione (02/04/2026 15:10, Gaudium Press) Nuove ricerche scientifiche riportano la Sindone di Torino al centro del dibattito sulla sua origine e autenticità, confermandole. Un recente studio condotto dal professor Gianni Barcaccia, esperto di genetica e genomica dell’Università di Padova, insieme a un team di ricercatori, ha identificato indizi genetici che indicano che il Sudario abbia avuto origine o sia transitato in Medio Oriente.

Tra i risultati più rilevanti dello studio spicca l’individuazione di un genoma predominante in quella regione, nonché la presenza di microrganismi in grado di sopravvivere in ambienti ad alta salinità, come il Mar Morto. Questi risultati rafforzano l’ipotesi che il tessuto possa essere rimasto per un periodo significativo in un ambiente tipico del Medio Oriente.

La ricerca analizza resti di DNA estratti dal Sudario che all’epoca furono forniti da Pier Luigi Baima Bollone, specialista in medicina legale che, negli anni ’80, affermò di aver trovato sangue umano del gruppo AB sul tessuto.

Il team di Barcaccia aveva già pubblicato nel 2015 un’analisi preliminare in cui rilevava DNA appartenente a persone che erano state a contatto con la reliquia nel corso del tempo. Secondo quello studio, più della metà proveniva dal Medio Oriente, circa il 40% dall’India e una piccola percentuale dall’Europa.

Questi dati, ora confermati dalla nuova analisi, suggeriscono che la reliquia sia stata a contatto con popolazioni di diverse regioni, il che potrebbe riflettere sia il suo possibile percorso storico sia la venerazione che ha suscitato nel corso dei secoli.

Il 40% dall’India nelle rotte commerciali e nei tessuti antichi

Una delle scoperte che ha attirato maggiormente l’attenzione è la presenza significativa di materiale genetico proveniente dall’India. Secondo i ricercatori, questo dato potrebbe essere spiegato dalle antiche rotte commerciali o dall’uso di tessuti provenienti da quella regione in contesti religiosi dell’antica Gerusalemme.

Allo stesso modo, gli autori avanzano un’ipotesi interessante relativa al nome stesso della reliquia. Sottolineano che il termine Sacra Sindone, derivato dal greco sindôn (lino fine), potrebbe avere un legame con la regione del Sindh, storicamente nota per la qualità dei suoi tessuti.

Questa possibilità rafforza la teoria secondo cui nell’antichità esistevano scambi commerciali tra l’India e il Mediterraneo, il che avrebbe favorito la diffusione di tessuti pregiati utilizzati in contesti religiosi e funerari, specialmente in luoghi come Gerusalemme.

L’aplogruppo H33 e il suo legame con il Medio Oriente

Lo studio conferma anche la presenza dell’aplogruppo H33, comune in Medio Oriente e frequente tra popolazioni come quella drusa. Questo gruppo genetico condivide legami con ebrei e ciprioti, oltre ad aver subito mescolanze storiche con altri popoli della regione mediterranea.

Secondo i ricercatori, questa scoperta costituisce un ulteriore elemento che colloca il percorso storico del Sudario nell’ambito geografico del Medio Oriente, fornendo nuove prove.

Microrganismi che indicano ambienti salini

Oltre all’analisi genetica umana, lo studio ha incluso un esame microbiologico dettagliato. Gli scienziati hanno identificato un’ampia varietà di microrganismi tipici della pelle umana, insieme ad archeobatteri adattati ad ambienti altamente salini e diversi tipi di funghi. Questo tipo di microrganismi suggerisce che il tessuto possa essersi conservato in condizioni saline o in un ambiente simile, il che coincide con le regioni vicine al Mar Morto, note per i loro alti livelli di salinità.

Nel complesso, i risultati dello studio rafforzano la tesi del contatto della Sindone con il Medio Oriente e con un ambiente ad alta salinità. I ricercatori indicano che l’analisi del DNA permette di ricostruire l’origine geografica delle persone che hanno interagito con il Sudario nel corso del tempo, fornendo così nuovi indizi sulla sua storia.

Queste scoperte risvegliano nuovamente l’interesse della comunità scientifica e del mondo religioso, offrendo nuove prove che avvicinano chiunque sia attratto da questa meravigliosa reliquia che ha ricoperto il corpo di Cristo.

Con informazioni da Religión en Libertad

 

 

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