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Gesù subì l’orrenda Passione, per la salvezza delle anime

Il Divino Salvatore versò il suo sangue generosamente per quella immensa sete di anime. È ciò che ci ricorda nel suo scritto il dottor Plinio Corrêa de Oliveira.

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Redazione (03/04/2026 11:51, Gaudium Press) Per amore delle anime, Nostro Signore soffrì tutta la Passione. E quando Egli disse dall’alto della croce: «Ho sete», tutti gli interpreti [delle Sacre Scritture] concordano nell’affermare che Gesù provava una forte sete fisica, il che si spiega con il fatto che aveva versato molto sangue; ma quella sete non era che un simbolo della sua vera sete, la sete di anime.

Sete dell’anima di ciascuno di noi. Egli ci conosceva individualmente, sapeva quale sarebbe stato il nostro nome, come saremmo stati, come lo avremmo insultato… Tuttavia, conosceva anche i momenti di bontà in cui, quando Egli avesse toccato le nostre anime, ci saremmo pentiti e saremmo tornati sulla retta via. Lui sapeva tutto e voleva che le nostre anime gli appartenessero. Cioè, che le nostre anime gli fossero fedeli e che la grazia potesse vivere in esse.

Avendo questa sete smisurata di anime, Egli soffrì immensamente e versò il suo sangue a profusione, dal primo istante in cui, nel suo Santissimo Corpo, mentre agonizzava nel Giardino degli Ulivi, cominciarono a scoppiare le prime vene e iniziò a sudare sangue, fino alla fine della sua Passione, quando giunse Longino e lo trafisse con una lancia affinché uscisse il resto del liquido presente nel suo Santissimo Corpo. Egli ha voluto dare e versare tutto a causa di quella immensa sete di anime!

Se è vero che molte anime si perdono, è anche vero che altre si salvano. Se pensiamo semplicemente al mondo contemporaneo, in mezzo all’oceano di peccati che si commettono, quanti bambini vanno in Paradiso perché sono stati battezzati e sono morti senza aver raggiunto l’età della ragione, e risplenderanno in Paradiso come soli per tutta l’eternità. Capiremo quante anime salgono in Cielo come bolle di un gas dorato che sgorga dal fondo dell’umanità, dagli estremi confini della terra. E le anime dei neonati battezzati, vanno cantando per sempre la gloria di Dio.

Nostro Signore ha sofferto per tutti i peccati nel corso della Storia

La Domenica delle Palme, che precede la Passione e la Morte di Gesù, è la domenica in cui Egli entra a Gerusalemme acclamato dalla folla, in sella a un asino, con mitezza e umiltà, Lui, il Figlio di Davide e Re per diritto di quella Terra. Quella terra che si era consegnata ai pagani romani ed era stata incapace di conservare la propria indipendenza e, soprattutto, la propria fedeltà alla vera religione.

In quell’ingresso trionfale, tuttavia, Gesù è un po’ triste, perché pur accogliendo con favore quella gloria, poiché proveniente da anime che lo amano, Egli le guarda, e conoscendole tutte, non si fa illusioni su nessuna. A cominciare dagli apostoli che lo accompagnavano. Loro non lo sapevano, ma Gesù era consapevole di ciò che stava per accadere. Conosceva ciò che sarebbe accaduto nel Giardino degli Ulivi, la fuga orribile dei discepoli nel momento in cui era stato arrestato, le infedeltà di quella gente nei Suoi confronti.

Il Divino Redentore sapeva che quell’acclamazione proveniva da un popolo superficiale, frivolo, ingrato, che in quel momento gridava: «Osanna al Figlio di Davide!», ma che poco dopo avrebbe preferito Barabba.

Arriva il Giovedì Santo e la Cena in cui Egli annuncia: «Uno di voi mi tradirà!» Tutti cominciano a chiedersi: «Chi sarà? Sarò io?» (Mc 14, 18-21). Fanno un cenno a San Giovanni perché lo chieda a Gesù. Poiché era il discepolo prediletto, la preghiera di San Giovanni avrebbe potuto ottenere quel favore. Nostro Signore gli dice allora a bassa voce: «È colui al quale darò il pane intinto nel vino». Lo intinge e lo dà a Giuda, per cortesia, il quale lo riceve, e in quel momento il demonio entra in lui (Gv 13, 25-27).

Nostro Signore disse: «Giuda, ciò che devi fare, fallo presto» (Gv 13, 27). Giuda uscì… E il Vangelo dice che era notte; egli entrò nelle tenebre, penetrò nell’orrore!

Terminata la Cena, nella quale Gesù istituì la Sacra Eucaristia, tutti escono dal cenacolo, intonando, secondo l’antico rituale, un canto pasquale – cioè dell’uscita degli ebrei dalla schiavitù in Egitto e della traversata del Mar Rosso, con un miracolo di Dio – e si dirigono al Giardino degli Ulivi.

Le tristezze si accumulano nell’anima di Nostro Signore e gli apostoli non capiscono. Egli ordina loro di attendere, mentre si ritira a pregare, portando con sé solo San Pietro, San Giacomo e San Giovanni. Lì inizia la sua Passione, nella previsione di tutto ciò che gli sarebbe accaduto. A causa della pressione morale di fronte al terrore degli eventi – ciò si spiega anche dal punto di vista medico –, alcuni vasi sanguigni cominciarono a rompersi e a versare sangue: ed Egli sudò sangue in tutto il suo Corpo.

Quando i romani e i giudei andarono ad arrestarlo, la sua tunica era sicuramente purpurea come quella di un re, ma con la porpora più bella di tutti i tempi: il sangue del Figlio di Dio, che era sangue di Maria, perché la carne di Cristo è la carne di Maria, e il sangue di Cristo è il sangue di Maria.

Si svolsero, allora, tutte le vicende della Passione.

Nostro Signore ha sofferto la Passione in quei giorni, ma ha previsto tutto ciò che la sua Chiesa avrebbe sofferto nel corso della Storia. Ha sofferto, così, anche per tutto questo, per tutti i nostri peccati, per questi giorni che viviamo, più catastrofici che mai nella Storia della Chiesa, in cui il male sembra aver raggiunto il suo apice.

Il Redentore si è sacrificato per tutto questo, per riscattarci. Anche se non voleva che si commettessero tali orrori, Egli non ha tolto la libertà all’uomo. Quest’ultimo, rifiutando la grazia, ha fatto della sua libertà l’uso pessimo che stiamo vedendo ai nostri giorni.

Soffrire la Passione con Nostro Signore Gesù Cristo!

Di fronte a tutto questo, cosa dobbiamo fare? Cosa vuole Lui da noi?

Christianus alter Christus: Ogni cristiano è un altro Gesù Cristo. Di fronte a questa situazione dobbiamo dire: soffrirò la Passione con Nostro Signore Gesù Cristo! Se fossi stato innocente come San Giovanni, starei ai piedi della croce amandolo e chiedendogli di preservare la mia innocenza. Se fossi stato peccatore come San Dimas, rimarrei accanto alla croce, cioè accanto ai fedeli, a ciò che resta della Chiesa, chiedendo: «Non permettete che io mi separi da Voi!» Lo supplicherò per mezzo di Nostra Signora, senza la cui intercessione nessuna preghiera è valida.

Se devo soffrire, essere odiato, perseguitato e disprezzato, perché sono stato fedele agli aspetti immutabili ed eterni della Santa Chiesa Cattolica, che ciò avvenga! Il mio martirio dell’anima o del corpo sarà un prolungamento della sofferenza di Nostro Signore Gesù Cristo.

Oh, gloria! Chiedo alla Madre di Lui di darmi coraggio, e andrò avanti. Sotto il disprezzo e l’odio del mondo intero, resterò in piedi per dire: «Blasfemi e prevaricatori, voi state sbagliando! Io sto con Gesù e Maria, con la Santa Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana!»

D’ora in poi dobbiamo presentare questa richiesta alla Madonna, includendo in essa tutte le anime esistenti, comprese quelle che peccano contro Dio commettendo tali orrori, affinché Egli le tocchi e le converta.

Ma meritano un posto speciale nel nostro amore coloro che la Madonna ha chiamato ad essere, insieme a noi, combattenti per la sua Causa. Preghiamo in modo particolare per tutti i cattolici dei nostri giorni, affinché siano pienamente fedeli e accettino di portare la croce sulle spalle, sopportino la crocifissione, disposti a tutto per accompagnare fino alla fine Nostro Signore Gesù Cristo e Nostra Signora.

Gli episodi più augusti, gli avvenimenti che il mondo di oggi ritiene così importanti, non sono nulla in confronto a questo. Questi sono i grandi fatti della Storia.

(Tratto da una conferenza tenuta dal Dr. Plinio Corrêa de Oliveira il 30 marzo 1985. Tradotto dalla rivista Dr. Plinio, n. 229, aprile 2017, pp. 10-15, Editora Retornarei Ltda., San Paolo, Brasile).

 

 

 

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