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La Via di Emmaus

Nel momento in cui le difficoltà sembrano moltiplicarsi, dobbiamo essere certi che Dio è con noi.

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I discepoli di Emmaus, di Jan Wildens – Museo Nazionale dell’Ermitage, San Pietroburgo (Russia) Foto: Wikipedia

Redazione (19/04/2026 15:34, Gaudium Press) In questa terza domenica di Pasqua, la liturgia cerca di mostrare ai fedeli fino a che punto può arrivare l’amore di Dio verso i suoi figli.

Così, il cammino di Emmaus, segnato dalle ombre della mancanza di fede e di speranza, fu, in quel momento, illuminato dalla misericordia del Divino Pellegrino per tutta la Storia.

Angosciati…

«Due discepoli di Gesù erano in cammino verso un villaggio chiamato Emmaus» (Lc 24,13).

Con quanta veemenza le angosce, lo scoraggiamento e la disperazione possono assalire un’anima? Nessuna scienza riesce a rispondere a questa domanda. Tuttavia, sappiamo che Dio non permetterà che siamo tentati oltre le nostre forze (cfr. 1Cor 10,13).

Nel caso dei discepoli di Emmaus, mentre camminavano e parlavano degli ultimi avvenimenti, l’angoscia dominava i loro pensieri, una grande delusione li lasciava «come ciechi» (Lc 24,16) e confusi dagli eventi straordinari: «Noi speravamo che fosse Gesù di Nazaret, un potente profeta, a liberare Israele; eppure sono già tre giorni che è morto» (Lc 24,21).

Ma, poiché Nostro Signore aveva promesso: «Se due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,20), Gesù, come un pellegrino, «si avvicinò e cominciò a camminare con loro» (Lc 24,15).

Il Maestro cammina con i ciechi

«Allora Gesù domandò: “Di che cosa state parlando mentre camminate?” Essi si fermarono con il volto triste» (Lc 24,17).

Lui, che sa tutto, perché chiede?

Sapeva tutto, sapeva chi erano, di cosa discutevano, quali pensieri affliggevano le loro menti e, soprattutto, sapeva cosa fare per risvegliare quelle grazie iniziali che erano sbocciate all’inizio della vocazione di quelle anime; ed è per questo che chiede.

Per quanto fossero come ciechi, non riconoscendo il Maestro, e avessero i loro orizzonti oscurati dalle nuvole del disastro, lì c’era Colui che era ed è la Via. E la Via camminava con loro. Cosa diceva loro, allora?

«Partendo da Mosè e passando per i Profeti, spiegava ai discepoli tutti i passaggi della Scrittura che parlavano di lui» (Lc 24,27).

Immaginare quanto fosse magistrale questa lezione di esegesi itinerante  che lascerebbe qualsiasi genio a corto di argomentazioni. Infatti insegnare non significa solo svolgere la funzione di insegnante, ma anche e soprattutto quella di padre: formare, consigliare e guidare.

Quando si rendono conto dei disegni divini, i dubbi dei discepoli si chiariscono, le angosce si trasformano in costanza e i cuori freddi in torce ardenti. Così, si riproduce con i discepoli di Emmaus ciò che accadeva nei loro cuori. Da ciechi, senza fede e senza speranza, riconoscono Gesù nello spezzare il pane. Questo è un chiaro riferimento a come dobbiamo riconoscere nell’Eucaristia il baluardo incrollabile nelle prove e nelle difficoltà che affliggono i nostri giorni e i nostri minuti.

Il figliol prodigo inseguito dal padre

Molti Padri della Chiesa avanzano l’ipotesi che uno di questi due discepoli sia proprio l’evangelista San Luca, che spiegherebbe il motivo per cui non desidera nominarli.

Che ne sarebbe stato della cristianità se il Divino Pellegrino non fosse entrato nella vita di San Luca? Non avrebbe mai brillato nel firmamento delle parabole di Nostro Signore la figura del Figliol Prodigo e della bontà del padre, la cui testimonianza dobbiamo solo alla penna di questo evangelista. Tale lacuna avrebbe offuscato la nostra idea di Dio come Padre misericordiosissimo.

Eppure, vediamo che nel caso dei discepoli di Emmaus non è il padre ad attendere il ritorno del Figlio Prodigo alla casa paterna, ma è Lui stesso che va in cerca dei suoi figli smarriti, li insegue e li riconduce sulla retta via.

Fu probabilmente sulla strada per Emmaus che San Luca comprese sia la profondità della malvagità umana sia l’altezza della misericordia divina. Poté così trasmettere alle generazioni future le parabole in cui traspaiono maggiormente il perdono e l’aiuto costante di Dio.

Di Lucas Cremasco

 

 

 

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