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Il Papa a Saurimo e Luanda: la fede non è superstizione né amuleto, è pane che libera dall’oppressione.

Leone XIV, nell’ultimo giorno in Angola, ha celebrato la Messa di fronte a 60.000 fedeli a Saurimo, ha fatto visita agli anziani ed ha esortato la Chiesa angolana a denunciare l’ingiustizia e a promuovere «una memoria riconciliata».

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Redazione (21/04/2026 20:08, Gaudium Press) Nel terzo giorno della sua visita in Angola, ieri, il Papa ha celebrato l’Eucaristia davanti a circa 60.000 fedeli a Saurimo, ha visitato una casa di riposo e ha incontrato la comunità ecclesiale angolana a Luanda, esortandola a denunciare l’ingiustizia e a «promuovere una memoria riconciliata».

L’ottava giornata del viaggio apostolico di Leone XIV in Africa ha portato il Pontefice da Luanda a Saurimo, la città delle miniere di diamanti, e al ritorno, nella capitale angolana per un intenso incontro serale con vescovi, sacerdoti, consacrati e catechisti. Una giornata che, tra questi due luoghi, ha ripercorso i grandi temi del pontificato: la vicinanza agli emarginati, la denuncia dell’ingiustizia, l’invito a una fede libera dalla superstizione e la scommessa su una Chiesa missionaria e riconciliatrice.

«Gesù abita anche qui»: il Papa nella casa di riposo

Il Santo Padre è decollato da Luanda alle 08:03 ora locale ed è atterrato a Saurimo alle 09:16. Il suo primo gesto è stato quello di visitare la Casa di Accoglienza per Anziani della città, ove è stato accolto dalla direttrice del centro e da un rappresentante del ministro della Sanità. Dopo aver ascoltato le parole di benvenuto e diverse testimonianze, tra cui quella di uno dei residenti, Leone XIV ha rivolto un saluto ai presenti.

«Mi ha colpito sapere che voi chiamate questo luogo lar, che significa famiglia», ha osservato il Papa, ringraziando per l’accoglienza «così piena di fede che mi tocca il cuore». Il Pontefice ha ricordato l’abitudine di Gesù di visitare la casa dei suoi amici, quella di Pietro a Cafarnao e quella di Maria, Marta e Lazzaro a Betania.

Leone XIV ha espresso il suo riconoscimento verso le autorità angolane per le iniziative a favore degli anziani più bisognosi e ha sottolineato che «la cura delle persone fragili è un segno molto importante della qualità della vita sociale di un paese».

La messa nella spianata: fede autentica contro il commercio superstizioso

Dopo una breve sosta nella cattedrale di Nostra Signora dell’Assunzione per un momento di preghiera e di adorazione del Santissimo, il Papa si è recato in papamobile alla spianata di Saurimo, dove ha presieduto l’Eucaristia davanti a circa 40.000 fedeli riuniti nell’area e ad altri 20.000 nelle zone circostanti.

Nell’omelia, Leone XIV ha riflettuto sul brano del Vangelo di Giovanni in cui la folla cerca Gesù dopo la moltiplicazione dei pani. «Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati» (Gv 6,26). Ha voluto, nella sua riflessione, mettere in guardia dal rischio di vedere Gesù «come uno strumento per ottenere qualcos’altro, un fornitore di servizi».

Il Pontefice ha sottolineato che ciò accade «quando alla fede autentica si sostituisce un commercio superstizioso, in cui Dio diventa un idolo che si cerca solo quando ci conviene, finché ci conviene». Anche i doni più belli del Signore possono allora trasformarsi in «una pretesa, un premio o un ricatto». Il racconto evangelico, ha concluso, ci fa comprendere «che esistono motivi sbagliati per cercare Cristo, soprattutto quando lo si considera un guru o un portafortuna».

Cristo non respinge la ricerca interessata, ma cerca di convertirla

Di fronte a quella ricerca interessata, Leone XIV ha contrapposto l’atteggiamento di Cristo: «Egli non respinge questa ricerca insincera, ma la spinge a convertirsi. Non allontana la folla, ma invita tutti a esaminare ciò che batte nel nostro cuore». Cristo, ha insistito, «non vuole servi né clienti, ma cerca fratelli e sorelle a cui dedicarsi con tutto il suo essere».

Il Papa ha invitato a lavorare «non per il cibo che perisce, ma per il cibo che rimane per la vita eterna» (Gv 6,27), chiarendo che Gesù «non ci chiama al disinteresse per il pane quotidiano, che anzi moltiplica in abbondanza e insegna a chiedere nella preghiera», ma ci educa a cercare «un pane che non ci fa perire, perché è cibo di vita eterna».

«La via che Dio ha aperto per noi non viene mai meno»

Leone XIV ha denunciato che «oggi vediamo che molti desideri delle persone sono frustrati dai violenti, sfruttati dai prepotenti e ingannati dalla ricchezza. Quando l’ingiustizia corrompe i cuori, il pane di tutti diventa possesso di pochi». Ma di fronte a questi mali, ha assicurato, «Cristo ascolta il grido dei popoli e rinnova la nostra storia; da ogni caduta ci rialza, in ogni sofferenza ci consola e nella missione ci incoraggia».

Nel condividere l’Eucaristia, ha affermato, «siamo chiamati a servire il nostro popolo con una dedizione che solleva da ogni caduta, che ricostruisce ciò che la violenza distrugge e condivide con gioia i legami fraterni».

Nelle parole di ringraziamento alla fine della Messa, il Papa ha chiesto all’Angola di rimanere fedele alle sue «radici cristiane»: «Così potrai continuare, sempre meglio, ad offrire il tuo contributo alla costruzione della giustizia e della pace in Africa e nel mondo intero».

La Chiesa dell’Angola: dieci chilometri a piedi tra mine e arresti

Nel pomeriggio, di ritorno a Luanda, Leone XIV si è incontrato nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima con vescovi, sacerdoti, diaconi, persone consacrate, catechisti e operatori pastorali della Chiesa angolana. L’incontro è stato preceduto dalle testimonianze di vari rappresentanti della comunità ecclesiale.

Mons. José Manuel Imbamba, arcivescovo di Saurimo e presidente della Conferenza Episcopale dell’Angola, ha ringraziato il Papa per aver «attraversato i cieli per essere tra noi». Padre João Abel, sacerdote da 43 anni, ha raccontato attraverso il canto e la parola l’impegno della Chiesa per la pace e la giustizia sociale, espresso in particolare nella «cura dei più vulnerabili». Manuel Almeida, catechista di 61 anni, sposato e padre di sette figli, ha offerto una testimonianza particolarmente toccante. Diventato catechista nel 1994 nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima a Uíje, ha raccontato come durante la sua formazione abbia dovuto percorrere ogni giorno dieci chilometri a piedi, affrontando «costanti chiamate al servizio militare obbligatorio, fatica, pioggia, difficoltà a mantenere la mia famiglia e molto altro ancora». Nominato catechista di un’altra comunità nel 1997 per mancanza di formatori, ha dovuto affrontare «il pericolo delle mine antiuomo» e«numerosi arresti con l’accusa di collaborazione con le forze nemiche».

In qualità di coordinatore diocesano, Almeida ha elencato le sfide persistenti: «La mancanza di catechisti; la proliferazione di sette religiose; la credenza nella stregoneria; le pessime vie di accesso e la mancanza di mezzi di trasporto; le lunghe distanze da percorrere a piedi; e le difficoltà materiali per il sostentamento delle nostre famiglie».

La vita consacrata: 4.418 religiosi tra speranza e precarietà

Suor Natália Miguel e suor Margarida Adelaide Kundjutu, presidente e segretaria della Conferenza degli Istituti Religiosi dell’Angola (CIRA), hanno presentato un quadro dettagliato della vita consacrata nel Paese: 166 congregazioni (62 maschili e 104 femminili), per un totale di 4.418 persone consacrate (3.227 donne e 1.191 uomini), oltre a 254 novizi e 176 postulanti.

Le religiose hanno affermato di condividere le «gioie e le sofferenze» del popolo angolano, con la loro presenza nell’istruzione, nella sanità, nell’assistenza sociale, nella difesa dei diritti umani, nella promozione della giustizia sociale e nella lotta contro la tratta di esseri umani.

«Vale la pena aprire completamente il nostro cuore a Cristo!»

Nel suo discorso, Leone XIV ha ringraziato la Chiesa angolana per la sua opera evangelizzatrice e per il suo impegno nel seminare «la speranza di Cristo» nel cuore del popolo. Rivolgendosi in particolare ai giovani seminaristi, li ha esortati a non aver paura di dire «sì» a Cristo: «Non abbiate paura del domani: voi appartenete totalmente al Signore. Vale la pena seguirlo nell’obbedienza, nella povertà, nella castità. «Egli non vi toglie nulla!» Ricordando le parole di Benedetto XVI, il Papa ha assicurato: «Egli non toglie nulla e dona tutto».

Il Pontefice ha sottolineato in modo particolare il ministero dei catechisti, che ha definito «un’espressione fondamentale della vita della Chiesa» in Africa e«fonte di ispirazione per le comunità cattoliche di tutto il mondo». E ha esortato la comunità ecclesiale a valorizzare la formazione permanente e a perseverare «nell’annuncio della Buona Novella della pace», con una buona formazione iniziale e uno studio personale serio «per illuminare i fedeli che vi sono stati affidati, salvandoli soprattutto dalla pericolosa illusione della superstizione».

Denunciare l’ingiustizia, promuovere la riconciliazione

Nella parte finale del suo discorso, Leone XIV ha esortato la comunità ecclesiale a «alimentare la fraternità con franchezza e trasparenza», senza cedere «alla prepotenza né all’autoreferenzialità» né allontanarsi «dal popolo, specialmente dai poveri». Ha sottolineato l’importanza della famiglia come «luogo di santificazione di tutti i suoi membri» e ha ringraziato i familiari dei sacerdoti e dei consacrati per aver «curato, sostenuto e protetto la loro vocazione».

Il Papa ha riconosciuto il coraggio storico della Chiesa angolana nel «denunciare il flagello della guerra» e nel «sostenere le popolazioni tormentate rimanendo al loro fianco».

«Promuovete, dunque, una memoria riconciliata, educando tutti alla concordia e valorizzando, in mezzo a voi, la testimonianza serena di quei fratelli e sorelle che, dopo aver attraversato dolorose tribolazioni, hanno perdonato tutto», ha concluso il Pontefice. E ha evocato i martiri angolani: «Ricordate l’eroica testimonianza di fede degli angolani e delle angolane, missionari e missionarie nati qui o venuti dall’estero, che hanno avuto il coraggio di dare la vita per questo popolo e per il Vangelo, preferendo la morte al tradimento della giustizia, della verità, della misericordia, della carità e della pace di Cristo».

Con informazioni da InfoCatólica

 

 

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