Gaudium news > La ferita del crocifisso nel Libano meridionale: un’offesa “che non guarisce facilmente”.

La ferita del crocifisso nel Libano meridionale: un’offesa “che non guarisce facilmente”.

L’Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa (ACOHL) ha rilasciato una dichiarazione di condanna categorica contro la profanazione di questa immagine.

HGXpW kacAAqvak 700x1001 1

Redazione (22/04/2026 17:04, Gaudium Press) È vero che sia il ministro degli Esteri israeliano che il primo ministro Benjamin Netanyahu si sono espressi pubblicamente, condannando l’atto e promettendo misure severe contro il responsabile. È anche un dato di fatto che il crocifisso danneggiato sia stato restaurato e ricollocato al suo posto.

Ciononostante, la foto che ha fatto il giro del mondo — un soldato israeliano che distrugge con un martello (o un’ascia, secondo alcune testimonianze) un grande Crocifisso nel villaggio cristiano di Debel, nel sud del Libano — ha lasciato una ferita profonda nelle comunità cristiane che non si rimargina facilmente.

L’Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa (ACOHL), che riunisce i leader delle diverse Chiese cattoliche della regione, ha diffuso l’altro ieri una dichiarazione ferma e senza mezzi termini. Firmato dal cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme e presidente dell’Assemblea, il documento definisce l’atto «una grave offesa alla fede cristiana».

Ma, al di là delle parole formali di condanna, il testo rivela una realtà scomoda: questa ferita non guarirà rapidamente, e ci sono motivi concreti per questa sfiducia.

cq5dam.thumbnail.cropped.1500.844 84

Non è stato un incidente isolato, ma parte di un modello

La dichiarazione dell’ACOHL non tratta il caso come un evento isolato. Al contrario, afferma esplicitamente che «questo atto si aggiunge ad altri episodi segnalati di profanazione di simboli cristiani da parte di soldati israeliani nel sud del Libano».

Quando un’istituzione del calibro dell’Assemblea usa il plurale – e lo fa con tutta la cautela diplomatica – non è un caso. C’è un contesto, un insieme di fatti che trasforma un’offesa isolata in qualcosa di molto più grave. Un’offesa può essere perdonata con una sincera richiesta di scuse; un modello richiede risposte istituzionali più profonde.

Sfiducia istituzionale e richiesta di azioni concrete

L’Assemblea non si accontenta di condannare. Chiede «un’azione disciplinare immediata e decisiva, un processo credibile di rendicontazione e garanzie chiare che tale condotta non sarà più tollerata né ripetuta». L’uso della parola «credibile» è rivelatore: denuncia una fiducia già scossa. La ferita richiede fatti, non solo gesti o dichiarazioni.

Per le comunità cristiane della Terra Santa, il crocifisso non è un mero oggetto religioso o decorativo. È il simbolo centrale della fede, la rappresentazione del cuore stesso della religione. Vedere questo sacro simbolo profanato in una terra considerata santa, nel mezzo di un conflitto che ha già causato tanta sofferenza, riattiva ricordi antichi e dolori che vanno ben oltre quel momento specifico.

Il contesto di una guerra che non finisce

Il comunicato si conclude citando Papa Leone XIV su una pace “disarmata… che chiama a rimettere la spada nel fodero” e rinnova l’appello urgente affinché cessi la guerra che “tormenta questa regione da troppo tempo”. Non si tratta di retorica vuota.

È lo scenario reale di tutto ciò che accade: finché il conflitto continuerà, ogni nuova offesa ricade su un terreno già smosso, su ferite aperte che non hanno alcuna possibilità concreta di rimarginarsi.

Il restauro fisico del crocifisso è stato un passo importante. Lo sono state anche le scuse pubbliche di Netanyahu. Ma il dolore spirituale provocato dalla foto che ha fatto il giro del mondo non si cancella né con le parole né con i risarcimenti materiali.

Per i cristiani del Medio Oriente — una minoranza che già affronta tante sfide —, questo episodio accentua il senso di vulnerabilità e l’urgente necessità di un rispetto autentico per i luoghi sacri e per la dignità della fede altrui.

La vera guarigione di questa ferita dipenderà meno dai comunicati e più da azioni concrete che ricostruiscano la fiducia perduta.

 

 

lascia il tuo commento

Notizie correlate