Automatizzato il telescopio del Papa, ora accessibile da tutto il mondo
L’Osservatorio Astronomico della Santa Sede completa la robotizzazione del proprio telescopio in Arizona, battezza il sistema con il nome di “Don” e lancia il programma JOE per consentire agli studenti gesuiti di tutto il mondo di osservare l’universo senza doversi spostare dai propri campus. Fede e scienza, nello stesso cannocchiale.

Il Vatican Advanced Technology Telescope (VATT), in Arizona – Foto: Osservatorio Vaticano
Redazione (25/04/2026 16:08, Gaudium Press) Che la Chiesa e la scienza condividano un telescopio —e ora anche un algoritmo— lo dimostra meglio di chiunque altro la Specola Vaticana. L’Osservatorio Astronomico della Santa Sede ha appena completato la robotizzazione integrale del suo Vatican Advanced Technology Telescope (VATT), situato sul Monte Graham in Arizona, uno dei cieli più limpidi del continente americano. D’ora in poi, il telescopio del Papa può funzionare da solo.
Il VATT è in funzione dal 1993 ed è, da allora, lo strumento principale della ricerca astronomica vaticana. La sua ubicazione sul Monte Graham non è casuale: la zona offre cieli eccezionalmente limpidi, con un minimo di inquinamento luminoso, condizione sempre più rara e preziosa in un mondo che accende troppe luci. Fino a poco tempo fa, tuttavia, per utilizzarlo bisognava salire sulla montagna. Una strada tortuosa e spesso in condizioni difficili — «piuttosto fangosa, con zone di neve bagnata», ha ammesso il vicedirettore della Specola, il gesuita Paul Gabor, S.J., dopo la sua ultima visita in loco a marzo — rendeva ogni osservazione una piccola spedizione.
Il nuovo sistema di automazione, sviluppato dalla società ceca ProjectSoft HK con sede a Hradec Králové, è stato installato e messo in funzione il 3 giugno 2024, rispettando tempi e budget. Dopo una fase di test e formazione che ha coinvolto membri della Specola e il personale dell’Università dell’Arizona, il sistema è oggi pienamente operativo.
Il sistema porta il nome di “Don”, in onore di Donald M. Alstadt (1921–2007), ex presidente e amministratore delegato della Lord Corporation, la cui fondazione benefica Thomas Lord Charitable Trust ha finanziato il progetto insieme a una donazione personale della vedova, Judith Alstadt. Un nome che è anche un omaggio: senza la sua generosità, il telescopio continuerebbe a essere uno strumento ad accesso limitato.
“Don” offre tre modalità operative progressive. Nella prima, l’astronomo rimane sul monte, ma il sistema si occupa di accendere, calibrare e puntare automaticamente il telescopio, riducendo i tempi morti. Nel secondo, l’operatore lavora dalla propria sede di origine — anche da Castel Gandolfo — senza bisogno di recarsi in Arizona. Nel terzo e più sofisticato, “Don” esegue in modo autonomo una sequenza di istruzioni precedentemente programmate, facendo funzionare il VATT senza supervisione umana diretta. Il telescopio lavora mentre l’astronomo dorme.
Il programma JOE
Ma la vera novità non è solo tecnica. Tutto è iniziato nel gennaio 2026, quando Kim Bepler, mecenate legata alla Fordham University di New York, ha visitato la sede storica della Specola a Castel Gandolfo insieme a una delegazione universitaria. Quell’incontro con il direttore della Specola, padre Richard D’Souza, S.J., e con padre Guy Consolmagno, S.J., presidente della Vatican Observatory Foundation, ha portato a qualcosa di concreto: la nascita del programma JOE.
JOE, acronimo di Jesuit Observatory Experience, ha un obiettivo chiaro: portare la potenza del VATT direttamente nelle aule delle università gesuite di tutto il mondo. Sviluppato da D’Souza e da altri ricercatori della Specola, il progetto colma un vuoto che si è aperto nel corso degli anni: un tempo le università gesuite gestivano i propri osservatori, ma l’evoluzione dell’astronomia professionale — che si è spostata verso grandi telescopi in luoghi remoti — e l’avanzata dell’inquinamento luminoso li hanno portati a chiudere uno dopo l’altro. JOE li riporta sulla mappa stellare.
Questo autunno partirà il progetto pilota con tre università gesuite statunitensi: Fordham, Creighton e La Moyne. Se il programma darà i risultati sperati, la Specola prevede di estenderlo su scala globale, dando priorità alle istituzioni che altrimenti non avrebbero mai avuto accesso a uno strumento di queste caratteristiche.
La Specola Vaticana, fondata nel 1578 da Gregorio XIII per la riforma del calendario, adempie così alla sua duplice vocazione: guardare al cielo con rigore scientifico e dimostrare, ancora una volta, che fede e ragione non si contraddicono.





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