Leone all’arcivescova anglicana: lavorare per superare le divisioni
Questa mattina Leone XIV ha ricevuto in udienza l’arcivescova anglicana di Canterbury.
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Foto: Vatican Media
Redazione (27/04/2026 16:53, Gaudium Press) Leone XIV ha ricevuto oggi in udienza l’arcivescova anglicana di Canterbury, la reverenda Sarah Mullally, nella sua prima visita ufficiale a Roma da quando è stata intronizzata a marzo come prima donna a capo della Comunione anglicana. L’incontro, tenutosi nella biblioteca del Palazzo Apostolico e seguito da un momento di preghiera comune nella Cappella di Urbano VIII, si è svolto in un contesto di profonda frattura interna dell’anglicanesimo e di crescente distanza dottrinale tra Canterbury e Roma.
Nel suo discorso, il Pontefice è stato esplicito nel sottolineare che, nonostante i progressi compiuti su alcune questioni storicamente divisive, «negli ultimi decenni sono emersi nuovi problemi che rendono più difficile discernere la via verso la piena comunione». Leone XIV ha inoltre riconosciuto che la stessa Comunione anglicana «si trova attualmente ad affrontare molte di queste stesse questioni», un riferimento inequivocabile alla frattura tra le province anglicane conservatrici del Sud del mondo e la linea liberale della Chiesa d’Inghilterra.
Il Papa ha chiesto di continuare a lavorare per l’unione
Il Papa ha inserito il suo appello ecumenico nel quadro della Pasqua e della pace di Cristo, che ha definito «disarmata». «Gesù ha sempre risposto alla violenza e all’aggressione in modo disarmato, invitandoci a fare lo stesso», ha detto. Leone XIV ha sottolineato che le divisioni tra i cristiani «indeboliscono la nostra capacità di portare efficacemente la pace di Cristo nel mondo» e ha chiesto perseveranza nelle preghiere e negli sforzi «per eliminare qualsiasi ostacolo che impedisca la proclamazione del Vangelo».
Nel suo discorso, Leone XIV ha evocato lo storico incontro del 1966 tra Papa San Paolo VI e l’arcivescovo Michael Ramsey, che inaugurò il dialogo teologico formale tra le due comunità con l’obiettivo di restaurare la «piena comunione nella fede e nella vita sacramentale». Il Papa ha ricordato anche il proprio motto episcopale, In Illo uno unum («Nell’Uno — cioè Cristo — siamo uno»), tratto da Sant’Agostino, come espressione del suo impegno personale per la causa dell’unità.
Il cardinale Koch ricorda l’invalidità delle ordinazioni anglicane
Pochi giorni prima dell’udienza, il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha ricordato in un’intervista pubblicata da The Tablet il 23 aprile che la posizione dottrinale cattolica sulle ordinazioni anglicane non è cambiata. «La Chiesa cattolica non può riconoscere le ordinazioni anglicane, come decise papa Leone XIII. Ciò vale indipendentemente dal fatto che la persona ordinata sia uomo o donna», aveva dichiarato il cardinale al giornalista Daniel Beurthe.
Le parole del cardinale svizzero rimandavano alla lettera apostolica Apostolicae curae, del 1896, in cui Leone XIII dichiarò le ordinazioni anglicane «assolutamente nulle e totalmente invalide» per vizio di forma e di intenzione.
Polemica per la benedizione nella Cappella Clementina
La visita di Mullally a Roma, nell’ambito di un pellegrinaggio di quattro giorni (dal 25 al 28 aprile), è stata oggetto di polemiche fin dalle prime ore. Attraverso i social media sono state diffuse immagini e video dell’arcivescova anglicana mentre impartiva una benedizione nella Cappella Clementina, lo spazio della necropoli vaticana situato proprio sotto l’altare maggiore della Basilica di San Pietro e che costituisce il punto più vicino alla tomba dell’apostolo. Nelle immagini si vede un vescovo che si fa il segno della croce mentre riceve la benedizione, un gesto che ha alimentato la controversia sul significato teologico di quanto stava accadendo.
Un anglicanesimo frammentato
La presenza di Mullally a Roma avviene in un momento di crisi interna senza precedenti nell’anglicanesimo. La sua elezione è stata accolta con aperto rifiuto dalle province del cosiddetto «Sud Globale». Il movimento Gafcon, guidato dall’arcivescovo anglicano del Ruanda, Laurent Mbanda, ha annunciato nel suo incontro di Abuja (Nigeria) a marzo la creazione di un Consiglio Anglicano Globale e ha formalmente smesso di riconoscere l’autorità spirituale di Canterbury.
In un comunicato di ottobre, il Gafcon ha accusato Mullally di aver promosso «insegnamenti non biblici e revisionisti riguardo al matrimonio e alla moralità sessuale», in riferimento al suo ruolo di promotrice delle benedizioni liturgiche per le coppie dello stesso sesso nella Chiesa d’Inghilterra. «A causa del fallimento dei successivi arcivescovi di Canterbury nel proteggere la fede, tale carica non può più funzionare come guida credibile per gli anglicani», ha dichiarato il movimento conservatore, che afferma di rappresentare almeno la metà degli 85 milioni di anglicani nel mondo.
Lo stesso Leone XIV, nella lettera inviata a marzo a Mullally in occasione della sua intronizzazione, riconosceva che il cammino ecumenico «non è sempre stato agevole» e che «nuove circostanze hanno generato nuovi disaccordi». La delegazione anglicana che accompagna Mullally a Roma comprende l’arcivescovo cattolico di Westminster, Richard Moth, e il vescovo anglicano Anthony Ball, direttore del Centro Anglicano a Roma, che l’arcivescova nominerà suo rappresentante presso la Santa Sede.
Con informazioni da Infocatólica.



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