Santa Hildegarda e “l’ascolto del silenzio”, alla Biennale di Venezia
Il Padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia 2026: un invito all’ascolto e alla contemplazione ispirato a Santa Ildegarda di Bingen.
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Foto: Vatican News/ Dicastero per la Cultura e l’Educazione
Redazione (30/04/2026 15:23, Gaudium Press) “L’orecchio è l’occhio dell’anima”. Questo è il tema che la Santa Sede propone per la sua mostra alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, che si terrà dal 9 maggio al 22 novembre 2026, dedicando il proprio spazio espositivo all’ascolto.
Il tema dell’esposizione trae profonda ispirazione dalla vita, dall’opera e dalla figura di Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179), badessa benedettina tedesca, mistica, compositrice, scrittrice, medico e Dottore della Chiesa.
Il progetto è stato presentato ufficialmente lunedì scorso, 27 aprile, nel corso di una conferenza stampa nella Sala Stampa della Santa Sede. Il tema “L’orecchio è l’occhio dell’anima” riassume la proposta del curatore Hans Ulrich Obrist, direttore artistico della Serpentine Gallery di Londra, e di Ben Vickers, fondatore del dipartimento di Tecnologie delle Arti della Serpentine, in collaborazione con Soundwalk Collective, una piattaforma contemporanea di arte sonora.
Il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione e commissario del padiglione, ha descritto l’iniziativa come “un osservatorio del mondo” e ha aggiunto che il cuore concettuale della mostra risiede nelle parole di Papa Leone XIV pronunciate durante il Rosario per la Pace, l’11 aprile:
“Non dobbiamo lasciarci trascinare dall’accelerazione di un mondo che non sa cosa persegue, per tornare a servire il ritmo della vita, l’armonia del creato, curandone le ferite”
In un mondo segnato da conflitti, rumore costante e fretta, il cardinale portoghese ha sottolineato che la partecipazione della Santa Sede alla Biennale rappresenta un’opportunità per immergersi nella contemplazione e nell’ascolto. «A partire dall’interiorità — dimensione essenziale — speriamo che possano germogliare frutti di pace, di incontro e di futuro».
L’arte come profezia e la necessità di nuovi maestri
Tolentino de Mendonça ha sottolineato che, in tempi segnati dalla tensione, l’arte ha molto da offrire: «Abbiamo bisogno che gli artisti parlino. Dobbiamo ascoltarli come ascoltiamo i profeti. L’arte ci offre nuove visioni del mondo».
Ha inoltre evidenziato la necessità della presenza di «nuovi maestri» nei nostri tempi così problematici. La «personalità polifonica» di Santa Ildegarda può fungere da antidoto all’eccessiva monotonia della cultura contemporanea. La santa medievale, canonizzata nel 2012 da Benedetto XVI, offre una «lingua sconosciuta» — una forza immaginativa che stimola paradigmi sociali sempre più inclusivi e che motiva pratiche comunitarie e fraterne».
Sebbene sia vissuta nel XII secolo, Santa Ildegarda suona sorprendentemente attuale. I suoi canti, i suoi scritti e le sue immagini visionarie continuano a illuminare questioni del presente, specialmente la necessità di rallentare, ascoltare, contemplare e assistere.
Un progetto di continuità ed esperienza olistica
Il padiglione si articola in due luoghi distinti di Venezia, creando una relazione armoniosa tra le opere e gli ambienti:
– Il Giardino Mistico, nel quartiere di Cannaregio, uno spazio prezioso di contemplazione, solitamente inaccessibile, ispirato a Il Castello Interiore di Santa Teresa d’Ávila.
– Il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, nel quartiere di Castello, uno scriptorium contemporaneo — quel luogo dove un tempo si copiavano e si miniavano i libri — articolato in tre forme: un archivio vivente, l’opera finale di Alexander Kluge e la liturgia sonora delle monache dell’abbazia di Eibingen.
Quest’ultima location era già stata utilizzata dal Padiglione della Santa Sede alla Biennale di Architettura dell’anno precedente, il che permette una continuità sostenibile del progetto, senza la necessità di smantellare completamente gli interventi precedenti.
Per Hans Ulrich Obrist, il progetto si è sviluppato nel tempo, alimentato da ricordi e incontri con l’eredità culturale di Hildegarda. “Per lei, il suono era una forma di conoscenza. La musica diventa un ponte tra l’io e il mondo, tra il microcosmo e il macrocosmo”, ha spiegato il curatore.
Il risultato è un’esperienza olistica: 24 artisti — tra cui nomi come Brian Eno, Patti Smith, FKA Twigs e altri — dialogano con i canti, le visioni e la spiritualità sonora della santa. Il padiglione si propone come una sorta di “preghiera sonora”, invitando il visitatore ad un ascolto attento e contemplativo.
Il Soundwalk Collective ha avuto un ruolo centrale nella realizzazione della prima parte del Padiglione, nel Giardino Mistico, dove nuove opere sonore di musicisti, poeti e artisti contemporanei dialogano con l’eredità di Hildegarda attraverso la voce, gli strumenti e il silenzio.
Per l’altro curatore, Ben Vickers, Hildegarda è un esempio, poiché sapeva collegare il cielo e la terra attraverso il canto, insegnando anche l’importanza fondamentale dell’ascolto.
Perché Santa Hildegarda oggi?
Hildegarda di Bingen è stata tra le donne più notevoli del Medioevo. Mistica, compositrice di musica liturgica, autrice di trattati di medicina naturale e botanica, vedeva l’universo come una sinfonia armoniosa creata da Dio. La sua capacità di integrare fede, arte, scienza e natura la rende un potente punto di riferimento per le sfide attuali: la crisi religiosa, l’esaurimento mentale, la perdita di senso e la difficoltà di ascoltare l’altro e se stessi.
Portando la sua figura al centro di uno dei più importanti eventi di arte contemporanea del mondo, il Padiglione della Santa Sede propone un necessario contrappunto: in mezzo alla velocità e al rumore, un invito a recuperare il valore del silenzio, dell’ascolto profondo e dell’armonia.
“L’orecchio è l’occhio dell’anima” non è solo una mostra d’arte. È un invito a rallentare, a guardare dentro di sé e, chissà, a iniziare a curare le ferite di un mondo che corre senza sapere dove sta andando.



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