Convegno a Roma per la preparazione della pastorale matrimoniale
Il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita ha organizzato una giornata di studio sul tema «Il sacramento del matrimonio, la fede e il munus docendi», ponendo l’accento sulla necessità di un’autentica pastorale matrimoniale che aiuti a riscoprire il valore del matrimonio come atto pubblico e sacramentale.
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Foto: Vatican news
Redazione (30/04/2026 16:00, Gaudium Press) Nel suo messaggio del 19 marzo 2026, in occasione del decimo anniversario dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia, Papa Leone XIV ha ricordato che, attraverso il Sacramento del Matrimonio, gli sposi costituiscono una “Chiesa domestica” e che il loro ruolo è essenziale nell’educazione dei figli e nella trasmissione della fede.
Di fronte alle crisi matrimoniali e alla crescente paura dei giovani di sposarsi e formare una famiglia, il Pontefice ha convocato per il prossimo mese di ottobre, a Roma, tutti i presidenti delle Conferenze Episcopali del mondo. L’obiettivo è promuovere un discernimento sinodale su come annunciare il Vangelo della famiglia ai giorni nostri.
In preparazione a questo importante incontro, martedì 28 aprile 2026 il Vaticano ha organizzato una giornata di studio dal titolo “Il sacramento del matrimonio, la fede e il munus docendi” (il dovere della Chiesa di insegnare e annunciare la Parola di Dio). L’iniziativa è stata promossa dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e ha riunito circa 75 partecipanti, tra cui rappresentanti della Curia Romana, rettori, docenti, coppie e formatori dei seminari.
Il fulcro dell’incontro è stato riflettere sulle sfide attuali della pastorale familiare e, in particolare, sulla formazione dei futuri sacerdoti.
Come formare pastori capaci di accompagnare giovani, fidanzati e coppie affinché vivano il matrimonio cristiano come un’autentica esperienza di fede, in un contesto culturale segnato dalla secolarizzazione? Questa è stata la domanda guida della giornata, alla quale hanno risposto diversi relatori, tra cui il rettore della Pontificia Università Salesiana e docente di Teologia del Matrimonio presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, don Andrea Bozzolo.
In dichiarazioni rilasciate ad ACI Prensa, il sacerdote ha sottolineato l’urgenza di formare sacerdoti preparati ad aiutare i giovani a vivere il matrimonio cristiano come un vero evento di fede, e non come un mero “formalismo o rito sociale”.
Secondo don Bozzolo, in ampi settori della società contemporanea il matrimonio ha smesso di essere percepito come un momento decisivo nella costituzione della famiglia. «Per molte persone, il matrimonio sembra oggi un passo meno importante per la nascita dell’alleanza familiare», ha osservato.
In questo contesto, la convivenza prematrimoniale è diventata un fenomeno generalizzato, vista da molti giovani come una «fase di prova». La solidità della relazione messa alla prova nella vita quotidiana è diventata, per molti, la condizione per poter eventualmente pensare al matrimonio.
A differenza dei decenni passati, quando le unioni di fatto venivano spesso presentate come un’alternativa ideologica al matrimonio, oggi sono solitamente intese come un “percorso preparatorio”.
Non biasimare né banalizzare
Di fronte a questa realtà, il rettore dell’Università Salesiana lancia un duplice appello: «Non si devono biasimare i giovani che, dopo aver convissuto, chiedono il sacramento del matrimonio, ma non si può nemmeno banalizzare la situazione della convivenza prematrimoniale, perché non è la forma corretta per arrivare all’altare».
Egli avverte inoltre sulla necessità che la Chiesa superi gli stereotipi che riducono l’amore a un «semplice sentimento». «L’amore ha un valore ontologico — e non meramente psicologico — e, per questo, il matrimonio è un veicolo privilegiato della rivelazione biblica del volto di Dio», ha sottolineato.
La sfida pastorale: recuperare il senso sacramentale del matrimonio
Padre Bozzolo insiste sulla necessità di una formazione sacerdotale che aiuti a riscoprire il valore decisivo del matrimonio come atto pubblico e sacramentale. L’espressione pubblica e religiosa del consenso spesso non è più percepita come un elemento che influisce sostanzialmente sulla stabilità del vincolo. Ciò rappresenta, secondo lui, «una sfida pastorale di prim’ordine».
Per questo è fondamentale preparare i sacerdoti ad accompagnare i giovani in un itinerario di fede che presenti il matrimonio cristiano non come una «semplice formalità sociale», ma come un’esperienza reale di incontro con Dio.
Si tratta di aiutare le coppie a «riconoscere la presenza e l’azione di Dio nella storia concreta del loro legame». Questo accompagnamento richiede un approccio formativo che metta in dialogo la sapienza biblica, l’intelligenza teologica, la comprensione dei fenomeni culturali attuali e l’ascolto attento delle esperienze reali delle famiglie.
Non attribuire all’altro il peso di tutta la felicità
Uno dei problemi frequenti nelle relazioni attuali, secondo il professore, è la tendenza a rendere assoluto il rapporto coniugale, imponendo al coniuge aspettative che nessuna persona riesce a sostenere da sola.
«Non possiamo attribuire al coniuge tutta la responsabilità della nostra felicità, perché ci deluderà. Per questo abbiamo Gesù, il vero Messia», ha affermato. Solo a partire da una fede ben fondata è possibile vivere il matrimonio in modo sano, realistico, aperto alla gratuità e senza trasformare l’altro nella fonte ultima di senso.
Per questo motivo, don Andrea Bozzolo sostiene la creazione, nei seminari, di percorsi formativi che integrino queste dimensioni e preparino i futuri pastori a una pastorale matrimoniale radicata nella vita concreta, e non ridotta a schemi puramente teorici.
La giornata di studio del 28 aprile rappresenta, quindi, un passo importante nella preparazione della Chiesa all’incontro di ottobre. L’obiettivo è chiaro: aiutare i giovani e le coppie a riscoprire la bellezza e la profondità del Sacramento del Matrimonio come vero cammino di santità e di incontro con Dio nel mondo di oggi.
Con informazioni Aciprensa



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