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La Visitazione di Maria alla cugina Santa Elisabetta

 Nella Visitazione della Beata Vergine Maria alla cugina Santa Elisabetta – la cui festa la Chiesa celebra il 31 maggio– vediamo la potenza della Madre del Redentore: l’eco della sua voce santifica un uomo di colpo.

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Redazione (31/05/2026 14:15, Gaudium Press) Conclusa la succinta descrizione dell’Annunciazione del Signore, San Luca prosegue il suo racconto descrivendo la visita della Vergine alla cugina Elisabetta: «In quei giorni, Maria partì per la regione montuosa, recandosi in fretta in una città della Giudea» (1, 39).

In questo mistero, che culminerà nella santificazione di San Giovanni Battista, risplendono in modo singolare la prontezza della Madonna e l’abbondante effusione dello Spirito Santo attraverso di Lei, elementi che lo rendono particolarmente meritevole della nostra attenzione.

In generale, e a ragione, Maria è considerata dalla devozione cattolica come Madre del Verbo Incarnato, aspetto eminente della sua vocazione, poiché non vi è relazione più stretta con Gesù di quella sancita dalla Divina Maternità.

Sposa mistica dello Spirito Santo

Tuttavia, nell’episodio della Visitazione possiamo contemplarla da un’angolazione poco conosciuta e amata, sebbene di capitale importanza per comprendere la missione della nostra Regina Celeste, come Sposa mistica dello Spirito Santo.

A questo titolo la Madonna risplenderà nei secoli futuri per la sua capacità di trasformare le anime con un’efficacia superiore a ogni aspettativa.

Così, nell’incontro con Santa Elisabetta si solleva un lembo del velo sul ruolo di Maria nella santificazione della Chiesa, poiché Ella è come un unico spirito con il Divino Consolatore, in virtù del vincolo sponsale di natura mistica che si è stabilito tra entrambi a partire dall’Annunciazione.

La serena fretta di Maria

Nel sesto mese di gravidanza di Elisabetta, San Gabriele visitò la Santissima Vergine. Il fatto che l’Arcangelo desse come prova del suo annuncio il miracolo avvenuto con la cugina dimostra come la Madonna lo ignorasse.

A differenza di Zaccaria, che dubitò, Maria lo accettò con totale fiducia e, per questo, l’Evangelista narra che Ella si recò «in fretta» nella regione montuosa.

La Madonna decise di intraprendere il viaggio non per accertarsi di ciò che il messaggero celeste Le aveva detto, ma per adempiere a una missione comunicata dall’Angelo.

Probabilmente Lei chiese a San Gabriele se sarebbe stato opportuno partire al più presto, e il suo interlocutore, rapito, avesse confermato che quella era la volontà di Dio.

Uno degli aspetti più commentati di questa santa fretta, che non alterò in alcun modo la serenità e la pace imperturbabili del suo Cuore Immacolato, è il Suo impegno ad aiutare direttamente la cugina.

Sapendo che Elisabetta era avanzata negli anni e non aveva nessuno che la sostenesse, Maria si dispone, con estrema carità, a fare le veci di una fedele serva.

Si tratta di una bellissima considerazione, che va sottolineata. Ma sarebbe questo l’unico motivo della sua fretta?

Fermiamo la nostra attenzione con maggiore intensità su un punto non sempre contemplato in questo mistero, il cui centro è il rapporto esistente tra San Giovanni Battista, in procinto di nascere, e il Figlio concepito dalla Santissima Vergine.

Sembra poco verosimile che San Gabriele non Le abbia rivelato qualcosa riguardo al ruolo di Elisabetta e Zaccaria nel piano della Redenzione, nonché dell’apparizione e del messaggio a questo sacerdote nel Santuario del Signore e di tutto ciò che in futuro sarebbe accaduto al bambino.

Pertanto, la Madonna si recò da Santa Elisabetta consapevole di chi sarebbe stato suo figlio.

Di comune accordo, la Santa Coppia si organizzò con saggezza per il viaggio di tre giorni. La Vergine sarebbe stata accompagnata dal suo verginale sposo, ma questi non avrebbe potuto rimanere ad Ain Karim, città di Elisabetta e Zaccaria, se non per un breve periodo, per poi tornare a Nazareth e continuare il lavoro di falegname.

Finalmente, eccoli giunti ad Ain Karim. Maria si recò nel luogo dove si trovava Elisabetta, e il Santo Patriarca si ritirò per andare dal padrone di casa e sistemare i bagagli della sua Signora.

Nell’apparente normalità di questa scena familiare, una nuova economia di grazia si sarebbe aperta all’umanità per mezzo della Sposa mistica dello Spirito Santo.

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Un saluto dagli effetti soprannaturali

«Quando Elisabetta udì il saluto di Maria…» (Lc 1, 41a), racconta con semplicità San Luca. Purtroppo egli non descrive questo saluto.

Nella sua discrezione e umiltà, entrando in casa forse Lei disse solo: «Elisabetta!». Ma era la voce della Madonna! Basterebbe ascoltarla per trascorrere il resto della vita rapiti. Che significato hanno le migliori composizioni musicali della Storia se paragonate a tale armonia celeste?

Per il suo amore verso la cugina, in virtù dell’amore per Dio e perché sapeva che ella aveva una missione da compiere nell’opera della Redenzione, Maria pronunciò «Elisabetta» con un’intonazione che nasceva più dal profondo di quel santo affetto che dalle corde vocali, poiché «la bocca parla di ciò che trabocca dal cuore» (Mt 12, 34).

In quanto madre del Precursore, che sarebbe stato simile a Cristo stesso, era opportuno che Santa Elisabetta possedesse una serie di qualità che la rendessero simile alla Madonna. Questa sintonia spirituale esistente tra entrambe, ben superiore ai semplici legami di parentela, era alla base dell’amicizia che le univa, manifestata da entrambe con un’umiltà, un’elevazione e un affetto propri degli Angeli.

In seguito al saluto della Mediatrice di tutte le grazie, «il bambino esultò nel suo grembo ed Elisabetta fu ricolmata dello Spirito Santo» (Lc 1, 41b).

Tale era la forza, la penetrazione e l’efficacia della voce di Maria che, attraverso di essa, la vita divina che abitava il suo Cuore Immacolato fu trasmessa con sovrabbondanza a sua cugina.

Se nella venerabile ospite rimaneva ancora qualche macchia del peccato originale, essa scomparve in quel preciso istante. L’amore di Nostra Signora, quando ben accolto, produce un immenso cambiamento!

Conseguenze del fidanzamento mistico

Vediamo ora il ruolo del fidanzamento mistico della Vergine Castissima con lo Spirito Santo e le sue ripercussioni sulla generazione e la santificazione dei figli di Dio.

Essendo la Madonna la creatura più perfetta uscita dalle mani del Divino Artigiano, Ella nutriva nei confronti del suo Creatore tutto l’amore possibile per una persona concepita senza peccato e nella pienezza della grazia. Pertanto, la sua carità ardentissima La portava a desiderare per suo Figlio, Dio Incarnato, la massima gloria.

Ora, il Precursore di Gesù doveva essere all’altezza della sua missione e partecipare in modo eminente alla forza di purificare e sublimare le anime che la Redenzione stava portando. Per questo era necessario strapparlo dalle grinfie del demonio, purificarlo dalla macchia originale e santificarlo con grande potenza.

Maria aveva acquisito un finissimo sesto senso della fede, grazie al quale discerneva nei minimi segni la volontà di Dio e si impegnava a compierla con generosità e perfezione.

Così, consapevole che la Trinità desiderava santificare Giovanni già nel grembo materno comunicandogli il dono della grazia, e che era disegno divino farlo per suo tramite, la Madonna si lasciò condurre ad Ain Karim con la docilità e la leggerezza di una nuvola spinta dal vento.

La santa fretta della Vergine si spiega con il fatto che è caratteristica specifica della Terza Persona agire con celerità, dolcezza ed efficacia. Ricordiamo che, nel suo mistico sposo con il Consolatore, la Madonna giunse ad essere come un unico spirito con il suo Divino Sposo.

Per questo, di fronte all’imminente santificazione di Giovanni Battista, Egli ha voluto agire in Lei e per mezzo di Lei!

Grazie all’unione strettissima e indissolubile tra entrambi, la voce di Maria non era più la Sua, ma dello Spirito Santo, il quale fece della figura, dei gesti, della parola, del sorriso e dello sguardo della Bella Vergine i Suoi strumenti per comunicare agli altri grazie altissime e trasformanti.

Ardente desiderio di santificare

Infatti, considerando l’eccellente grandezza della vocazione del Precursore – che ricevette da Cristo il massimo elogio: «Tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di Giovanni» (Lc 7, 28) – si percepisce chiaramente che le opere più grandi del Paraclito in vista della santificazione degli uomini si realizzano mediante l’azione diretta della sua Sposa.

Questo modo sapientissimo e tenero in cui lo Spirito Santo agisce insieme a Maria ha origine nel suo amore sponsale per Lei. In mille occasioni nella Storia della Chiesa, Egli ha separato e santificato i suoi eletti in Maria e con Maria, e così avverrà anche in futuro.

Sarà in Lei, con Lei e per Lei che il Consolatore susciterà gli apostoli degli ultimi tempi, i quali, secondo la profezia di San Luigi Maria Grignion de Montfort, porteranno a un rinnovato splendore di santità il Corpo Mistico di Cristo e il mondo.

Dobbiamo quindi chiedere alla Madonna che la sua voce parli nel profondo delle nostre anime e ci santifichi, concedendoci una virtù che a volte anni di lotte e fatiche non ci hanno procurato.

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP.

Testo tratto, con adattamenti, dal libro Maria Santissima! Il Paradiso di Dio rivelato agli uomini, vol. II.

 

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