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Il Papa ai canari : abbracciare la Croce per giungere alla Patria celeste

Al termine della sua visita a Barcellona, il Papa è giunto ieri sull’isola di Gran Canaria.

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Foto: Vatican Media

Redazione (12/06/2026 12:23, Gaudium Press) Alla fine della sua visita a Barcellona, il Papa ieri è giunto sull’isola di Gran Canaria, al largo della costa nord-occidentale dell’Africa, zona di forte flusso migratorio. Qui si è recato alla Cattedrale di Santa Ana, dove è stato accolto dal vescovo e dal capitolo della cattedrale, oltre che dalle autorità civili.

Dopo il saluto di Mons. Mazuelos Pérez e la testimonianza di un sacerdote e della segretaria generale della pastorale, il Papa ha rivolto ai presenti un discorso, che ha pronunciato «come Padre e fratello nella fede».

Il Papa ha sottolineato che i canari «hanno il privilegio di godere ogni giorno della maestosa presenza del mare. Si dice che negli occhi di un isolano quell’immagine — che ha il sapore della patria e della casa — rimanga impressa nelle sue pupille in modo perenne, e che si senta molto la sua mancanza quando si è lontani, “nell’entroterra”». Questo sentimento corrisponde a una sana nostalgia di immensità, di cielo e di mare aperti che si estendono all’orizzonte, senza limiti né confini; e a un cuore sensibile disposto a salutare con una lacrima chi parte e ad accogliere a braccia aperte chi arriva. In questo senso, il mare a volte può essere anche sinonimo di distanza e di separazione, di sfida e di cammino da percorrere».

Per attraversare il mare di questo mondo, Dio, «per insegnarci la via, venne Colui che noi volevamo seguire. E che cosa fece? Ci mise a disposizione la zattera con cui poter attraversare il mare. Nessuno è in grado di attraversare il mare di questo mondo se non porta la croce di Cristo» (Sant’Agostino. Commento al Vangelo di San Giovanni, 2, 2). Questo è il primo atteggiamento che ci guida per navigare nelle acque della vita e giungere alla meta, alla patria celeste: abbracciare la croce di Cristo».

I santi sono coloro che «hanno saputo portare Gesù sulle loro barche, hanno confidato in Lui, hanno abbracciato la croce e hanno così placato le onde dell’incertezza e della paura (cfr. Mt 8,23-27)».

Abbracciare la croce significa anche aiutare «a portare i fardelli di tanti fratelli e sorelle crocifissi dai drammi della vita. Vi ringrazio per questa generosa opera di carità e misericordia», ha detto Papa Leone.

Un altro atteggiamento di unione con Gesù è «coltivare una spiritualità eucaristica. Ciò si ricollega all’antica tradizione che si conserva in questa bella cattedrale: la pioggia di petali di fiori davanti al Santissimo Sacramento che si compie il giorno dell’Ascensione, come segno dei beni spirituali e celesti che il Signore riversa salendo al cielo». Una spiritualità eucaristica che è anche «spiritualità dell’unità ecclesiale nell’amore», «amore che si fa nutrimento nell’accoglienza, nell’ascolto, nella vicinanza e nella cura dei più fragili: «Perché avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete ospitato, ero nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, in carcere e siete venuti a trovarmi» (Mt 25,35-36)».

Il Pontefice ha concluso il suo discorso invitando a «alzare lo sguardo quando incontrano difficoltà e a chiedere allo Spirito Santo la grazia di vivere uniti nella fede, nella speranza e nella carità, virtù che “sono come tre stelle che brillano nel cielo della nostra vita spirituale per guidarci verso Dio” (San Giovanni Paolo II, Udienza, 22 novembre 2000). Che la Beata Vergine Maria, Stella Maris, ci guidi nel nostro viaggio, ci aiuti a «remare al largo» (cfr. Lc 5,1-11) e così giungiamo al porto sicuro dell’incontro definitivo con suo Figlio Gesù Cristo. Grazie!».

 

 

 

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