Leone XIV ha chiuso i lavori del Concistoro Straordinario : le linee guida
Il Pontefice ha delineato le linee generali di quello che dovrà essere lo stile ecclesiale dei prossimi anni.

Redazione (29/06/2026 17:54, Gaudium Press) Al termine del Concistoro Straordinario tenutosi il 26 e il 27 giugno 2026, Papa Leone XIV ha rivolto un discorso significativo ai membri del Collegio Cardinalizio nella Sala Nuova del Sinodo. Il Pontefice ha delineato le linee guida per lo stile ecclesiale del futuro: una Chiesa che, unita, custodisce il deposito della fede affidatole da Cristo, si avvicina alle sofferenze del mondo e si impegna con fermezza nella costruzione della pace.
Solidarietà al popolo del Venezuela
Prima di iniziare la sua riflessione teologico-pastorale, il Santo Padre ha espresso, a nome proprio e di tutto il Collegio Cardinalizio, la profonda vicinanza al popolo venezuelano, duramente colpito dal violento terremoto.
«Desidero esprimere la nostra solidarietà, mia e di tutto il Collegio Cardinalizio, alla popolazione del Venezuela, duramente colpita dal violento terremoto degli ultimi giorni.
Assicuriamo la nostra preghiera per le vittime, per le loro famiglie e per tutti coloro che subiscono le conseguenze di questa tragedia. Affidiamo al Signore anche tutti coloro che sono impegnati nei soccorsi e chiediamo che non manchi la solidarietà delle comunità internazionali verso questa cara Nazione», ha affermato il Papa.
La sinodalità come stile spirituale
Prendendo come icone evangeliche il Buon Samaritano e i discepoli di Emmaus, il Papa ha ringraziato per la libertà, la fraternità e lo spirito ecclesiale con cui i cardinali hanno lavorato. Ha sottolineato che il vero senso della sinodalità non risiede nelle dispute di potere o nel «chi decide», ma nel «come custodire insieme il dono che il Signore ha affidato alla sua Chiesa».
Citando i contributi del cardinale Grech, Leone XIV ha ricordato che la sinodalità «non è un insieme di riunioni, né un metodo di lavoro. È uno stile spirituale. Nasce dall’incontro, cresce nell’ascolto e matura nel discernimento. La vera questione non è quante conversazioni riusciremo a organizzare, ma quale sarà la qualità evangelica dei nostri incontri. Quando ci ascoltiamo con umiltà e libertà, lasciando spazio allo Spirito, le nostre conversazioni non si limitano a uno scambio di idee, ma diventano uno spazio di conversione, in cui cresciamo insieme nella fedeltà al Signore».
Guardare alle ferite del mondo: giovani e famiglie
Il Papa ha espresso apprezzamento per la valutazione globale formulata dai cardinali, che è andata oltre la semplice descrizione delle guerre e della povertà, individuando «una sofferenza ancora più profonda: la solitudine, la crisi delle relazioni, la perdita della speranza, la difficoltà di riconoscerci reciprocamente come fratelli e sorelle. È uno sguardo che non si distoglie dalle ferite del mondo, ma ne cerca le radici, riconoscendo, spesso nascosto in esse, un rinnovato desiderio di senso, autenticità, spiritualità e comunità».
Particolarmente commosso dalla situazione dei giovani — le cui crisi, talvolta, portano all’estrema disperazione del suicidio —, il Santo Padre ha invitato la Chiesa a riconoscere in loro l’azione dello Spirito. «La loro ricerca di autenticità, di relazioni vere e di senso ci ricorda che il Vangelo continua a rispondere alle aspettative più profonde del cuore umano. Ascoltare questi giovani e le loro famiglie con umiltà è anche un cammino attraverso il quale il Signore continua a convertire la Chiesa», ha sottolineato Leone XIV.
Riguardo alla famiglia, ha sottolineato che «quando essa è sostenuta e accompagnata, nasce una scuola di relazioni, di solidarietà e di speranza; quando è ferita o isolata, l’intera società ne subisce le conseguenze».
Il Papa ha anticipato che, in ottobre, si terrà un incontro con i capi delle Chiese orientali e i presidenti delle Conferenze Episcopali per valutare i passi compiuti dopo Amoris Laetitia, cui parteciperanno anche alcune famiglie che condivideranno le loro esperienze.
Dottrina sociale e non violenza
Il discorso ha affrontato con fermezza la sfida della pace mondiale. Leone XIV ha sottolineato che «la guerra nasce dentro di noi, quando il sospetto sostituisce la fiducia, la paura sostituisce la speranza e l’altro viene percepito come una minaccia». Tuttavia, «da un cuore riconciliato possono nascere parole disarmate, nuove relazioni e una pace capace di raggiungere anche i popoli più lontani».
La risposta alla crisi mondiale «richiede la ricostruzione di una cultura di cooperazione e dialogo, capace di dare nuovo slancio anche al multilateralismo, affinché i popoli imparino nuovamente a perseguire insieme il bene comune di tutta la famiglia umana». Leone XIV ha poi sottolineato che «il contributo dei fedeli laici impegnati nella vita pubblica è essenziale: essi hanno bisogno della vicinanza e del sostegno della comunità ecclesiale per vivere la “carità politica”».
Egli ha difeso la non violenza come una «forma profondamente evangelica di abitare la storia, frutto della contemplazione del modo di agire di Gesù. Non consiste nella rinuncia al conflitto né in un atteggiamento passivo, ma nello scegliere di affrontarlo senza riprodurne la logica. […] Si inizia disarmando se stessi».
Ha inoltre accolto il suggerimento di approfondire, con rigore teologico e pastorale, il concetto di «legittima difesa» alla luce dei mutamenti nei conflitti contemporanei. Ha espresso l’auspicio che la Dottrina Sociale della Chiesa diventi patrimonio vivo delle comunità, formando le coscienze e il discernimento pastorale.
«Radicata in Cristo, la Chiesa è chiamata a preservare spazi di incontro, di ascolto e di dialogo, nei quali possa maturare una rinnovata cultura del bene comune. Ciò richiede anche un paziente lavoro educativo, che aiuti a riconoscere la dignità inviolabile di ogni persona e la responsabilità che ci unisce gli uni agli altri», ha chiarito Leone XIV.
Infine, Papa Leone XIV ha sottolineato «il significato più autentico del Concistoro: la riunione del Collegio Cardinalizio attorno al Successore di Pietro affinché, nell’ascolto reciproco e nel discernimento comune, lo Spirito Santo aiuti il Papa a guidare la Chiesa.
Non un parlamento, non un congresso in cui prevalgono opinioni o interessi, ma un’esperienza di comunione al servizio della missione».
Leone XIV ha concluso accogliendo un appello unanime del Concistoro e rivolgendolo a tutti i vescovi e a tutti i popoli della Terra:
«Diciamo questo ai nostri fratelli vescovi, alle Chiese affidate al nostro ministero e a tutti i popoli della terra: Dio desidera la pace per tutte le nazioni e per tutti i popoli. Per questo non dobbiamo rassegnarci alla violenza. La violenza non avrà l’ultima parola. Dio continua ad aprire, nel corso della storia, vie di riconciliazione e di pace. Abbiamo la responsabilità di percorrerle con coraggio e di aiutare il mondo a riconoscerle».




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