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Vaticano: documento ai vescovi per l’eventuale riammissione dei lefebvriani

Il documento illustra la procedura da seguire per riammettere coloro che decidano di abbandonare la Fraternità Sacerdotale San Pio X a seguito dell’atto scismatico di consacrazione di vescovi senza mandato pontificio.

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Foto: Vatican Media

Redazione (03/07/2026 13:28, Gaudium Press)  Ai fini del ritorno alla piena comunione con la Chiesa cattolica dei membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha stabilito una procedura sia per i sacerdoti che per i fedeli laici, che riguarda direttamente gli ordinari diocesani e i responsabili delle fraternità che celebrano secondo il rito antico e rimangono in comunione con Roma. Le istruzioni vengono trasmesse in questi giorni tramite le nunziature.

Il percorso per i sacerdoti

La procedura stabilisce che il sacerdote che abbia deciso di abbandonare la FSSPX, disposto ad accettare il Concilio Vaticano II e la legittimità del Novus Ordo Missae, pur rimanendo legato al rito antico, dovrà «trovare un Ordinario (vescovo diocesano, superiore maggiore di istituti religiosi clericali di diritto pontificio e di società clericali di vita apostolica di diritto pontificio, ecc.) disposto ad accoglierlo ad experimentum».

Successivamente, il sacerdote dovrà «scrivere di proprio pugno una lettera al Santo Padre nella quale si presenti e chieda la remissione delle censure in cui è incorso per aver ricevuto l’ordinazione da un vescovo scomunicato o irregolare, oppure per essere entrato successivamente nella Fraternità Sacerdotale San Pio X, pur essendo stato ordinato in modo valido e legittimo».

Professione di fede e Formula di adesione

Il sacerdote dovrà inoltre allegare il certificato di ordinazione sacerdotale e presentare, datate e firmate, la Professio fidei (Professione di fede) e la Formula adhaesionis (Formula di adesione).

La Professio fidei riassume i contenuti essenziali della fede cattolica. La Formula di adesione impegna il sacerdote a mantenere la fedeltà al Papa e ad astenersi dall’attaccarlo pubblicamente, così come il suo magistero. Inoltre, accetta la dottrina esposta al numero 25 della costituzione dogmatica conciliare Lumen gentium sull’adesione al magistero della Chiesa. Dichiara altresì di considerare valida la celebrazione della Messa secondo i riti promulgati da Paolo VI e Giovanni Paolo II e di accettare le norme del Codice di Diritto Canonico promulgato da Giovanni Paolo II.

Il sacerdote dovrà far pervenire tali documenti (la lettera, il certificato di ordinazione, la Professione di fede e la Formula di adesione) tramite l’Ordinario, «il quale manifesterà nella lettera di accompagnamento la propria disponibilità ad accoglierlo ad experimentum nella propria diocesi o nel proprio istituto».

Una volta ricevuta la documentazione inviata dall’Ordinario, il Dicastero emetterà un rescritto di remissione delle censure, autorizzando l’Ordinario ad accogliere il sacerdote richiedente «per un periodo di prova di almeno un anno e non superiore a tre, al termine del quale si potrà procedere alla sua incardinazione».

La riconciliazione dei fedeli laici

Tale procedura, spiega il Dicastero, «riguarda la questione dell’imputabilità o del grado di responsabilità soggettiva dei fedeli laici che abbiano aderito formalmente o frequentino la Fraternità Sacerdotale San Pio X e che chiedano di entrare in piena comunione con la Chiesa cattolica».

Infatti, l’imposizione di una pena ai laici appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X non può «essere presunta in modo automatico, ma deve essere valutata caso per caso».

«Poiché l’imputabilità richiede piena conoscenza e consenso deliberato», sottolinea il documento del Dicastero per la Dottrina della Fede, alcuni esempi di imputabilità accertata possono includere: i laici appartenenti al Terzo Ordine della Fraternità Sacerdotale San Pio X; e i laici che partecipano abitualmente alle celebrazioni della Fraternità Sacerdotale San Pio X, condividendone formalmente le posizioni dottrinali.

La procedura da seguire

La procedura che devono seguire i laici appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X ai quali sia stata inflitta una sanzione e che richiedano di entrare in piena comunione con la Chiesa cattolica «implica un atto formale di piena adesione alla dottrina e di obbedienza alla gerarchia cattolica, sotto la giurisdizione dell’Ordinario del luogo, garante dell’unità della Chiesa particolare». Pertanto, un fedele laico che abbia deciso di abbandonare la FSSPX deve presentare al proprio vescovo la Professio fidei e la Formula adhaesionis, datate e firmate. «Una volta ottenuta la documentazione, l’Ordinario del luogo provvederà ad accogliere il fedele laico nei tempi e nei modi che riterrà più opportuni».

I laici non imputabili

Il documento precisa che «non devono essere considerati imputabili: i laici che abbiano frequentato la Fraternità Sacerdotale San Pio X esclusivamente per motivi liturgici o spirituali; i laici che, pur essendo consapevoli delle tensioni con la Santa Sede, non rifiutino il Magistero né l’autorità del Romano Pontefice».

Per quanto riguarda questi ultimi, sarà sufficiente che si rivolgano «a un sacerdote in piena comunione con la Chiesa, con la decisione di non frequentare in futuro la Fraternità Sacerdotale San Pio X».

Con informazioni tratte da Vatican news

 

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