Il gesuita grande evangelizzatore che dimostrò che la California non era un’isola
Eusebio Francisco Kino percorse circa 30.000 chilometri, fondò più di trenta missioni e lasciò un’eredità che univa fede, scienza e servizio alle popolazioni indigene.

Foto: Wikipedia
Redazione (10/07/2026 16:53, Gaudium Press) La storia del gesuita Eusebio Francisco Kino è una delle più straordinarie sull’evangelizzazione nel nord di quella che un tempo era la Nuova Spagna. Missionario, scienziato, esploratore e cartografo, dedicò più di due decenni a percorrere i territori che oggi corrispondono allo Stato messicano di Sonora e allo Stato dell’Arizona, negli Stati Uniti, dove fondò missioni e favorì lo sviluppo agricolo.
La sua figura continua ad essere famosa sia in Messico che negli Stati Uniti. Dal 1965 una sua statua rappresenta lo Stato dell’Arizona nel Campidoglio di Washington, mentre la Chiesa ha ufficialmente riconosciuto le sue virtù eroiche, un passo importante nel suo processo di canonizzazione.
Nato nel 1645 a Segno, nel Tirolo italiano, Kino si distinse fin da giovanissimo per la sua brillante formazione intellettuale. Presso la Compagnia di Gesù studiò matematica, astronomia, geografia e cartografia, discipline in cui eccelleva al punto da ricevere l’invito a ricoprire una prestigiosa cattedra universitaria in Europa. Egli rinunciò tuttavia a tale opportunità poiché sentiva che la sua vocazione era ben lontana dalle aule universitarie.
Nel 1680 si imbarcò alla volta della Nuova Spagna, convinto che la sua vita dovesse essere dedicata all’evangelizzazione. Nel 1683 partecipò alla spedizione guidata da Isidro Atondo y Antillón che aveva come obiettivo quello di fondare missioni in Bassa California. Le condizioni del territorio, la scarsità d’acqua e una grave siccità fecero fallire il progetto, che fu abbandonato nel 1685. Lungi dal perdersi d’animo, due anni dopo fu inviato nella Pimería Alta. Lì fondò la missione di Nuestra Señora de Dolores, da cui avviò un’intensa opera missionaria che avrebbe trasformato l’intera regione.
Tra il 1687 e il 1711 percorse instancabilmente la Pimería Alta, evangelizzando i Pima, gli Apache e altre popolazioni indigene. La sua opera andò ben oltre la predicazione: introdusse nuove colture, incentivò l’agricoltura e l’allevamento, insegnò tecniche di produzione e favorì la crescita di comunità in grado di sostenersi autonomamente. Le missioni divennero veri e propri centri di vita religiosa, sociale ed economica.
In quegli anni fondò e rafforzò più di trenta insediamenti, tra cui Dolores, Sonoita, Tumacácori, San Xavier del Bac e Santa María Magdalena, dove si coltivavano cereali, vigneti e alberi da frutto; il suo ritmo di lavoro era straordinario. Nel corso di circa quaranta spedizioni percorse all’incirca 30.000 chilometri, un’impresa che gli valse il soprannome di «il padre a cavallo».
Il sacerdote che corresse le mappe
Oltre alla sua opera di evangelizzazione, Kino diede un importante contributo scientifico. Nel XVII secolo molte mappe europee continuavano a rappresentare la California come un’isola; convinto che tale teoria fosse errata, organizzò diverse spedizioni fino ai fiumi Gila e Colorado; grazie alle sue osservazioni e misurazioni riuscì a dimostrare che la Bassa California era una penisola, correggendo uno dei più importanti errori cartografici del suo tempo.
Le sue mappe furono ampiamente utilizzate dagli esploratori successivi e contribuirono a fornire una migliore conoscenza del nord del continente americano; uno degli aspetti più significativi della vita di Kino fu il rapporto che instaurò con le comunità indigene.
La storica Belén Navajas, considerata una delle massime studiose dell’opera del gesuita, sottolinea tra le sue principali qualità la carità, la comprensione e la capacità di mettersi nei panni degli altri, tratti legati alla spiritualità ignaziana. Quando giungeva in una comunità, non iniziava a predicare da una posizione di autorità. Si sedeva accanto ai Pima, ascoltava le loro preoccupazioni, conversava con loro e mostrava loro le mappe che elaborava durante i suoi viaggi.
A differenza di altri missionari dell’epoca, apprezzava le danze e i canti con cui veniva accolto e incoraggiava persino i soldati spagnoli a partecipare a tali celebrazioni. Tale atteggiamento generò un rapporto di fiducia piuttosto insolito per l’epoca. Intrattenne rapporti di amicizia con leader indigeni quali Coro e Cola de Pato e, secondo le testimonianze conservate, non subì mai attentati alla sua vita, cosa eccezionale in una regione segnata da frequenti conflitti.
Il suo impegno nei confronti di quelle comunità si manifestò anche quando percorse centinaia di leghe fino a Città del Messico per difendere l’onore dei Pima e dimostrare che né loro né i missionari erano responsabili del furto di cavalli, animali che lo stesso Kino aveva introdotto nella regione insieme a bestiame, grano e altre colture.
Morì dopo aver inaugurato una cappella
Sebbene per anni avesse sognato di tornare alle missioni della California, le autorità civili non autorizzarono mai il suo trasferimento poiché ritenevano che la sua presenza fosse fondamentale per mantenere la pace nella Pimería Alta. Il 15 marzo 1711 inaugurò una cappella a Santa María Magdalena, nell’attuale stato di Sonora. Dopo la cerimonia decise di riposarsi per qualche istante. Poco dopo morì nel sonno, disteso su due coperte indigene e utilizzando la sella del suo cavallo come cuscino, un’immagine che riassume la semplicità e l’austerità con cui visse fino alla fine.
L’opera di Eusebio Francisco Kino fu portata avanti alcuni decenni più tardi da san Junípero Serra, che promosse l’evangelizzazione della California dopo l’espulsione dei gesuiti nel 1767. Entrambi sono commemorati con statue presso il Campidoglio di Washington, un riconoscimento riservato a figure considerate rappresentative della storia degli Stati Uniti.
A più di tre secoli dalla sua morte, padre Kino continua a essere ricordato come un uomo che seppe coniugare fede, scienza e servizio. La sua vita dimostra che l’evangelizzazione poteva anche essere accompagnata dalla conoscenza, dal dialogo e dallo sviluppo delle comunità, lasciando un’impronta che è ancora presente su entrambi i lati del confine tra Messico e Stati Uniti.
Con informazioni tratte da Religión El Libertad




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