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La parabola del Seminatore

La Parola di Dio incontra spesso ostacoli nell’attecchire nelle nostre anime. Cerchiamo di essere attenti quando riceviamo questo seme, soprattutto  soprattutto nell’Eucaristia.

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Redazione (12/07/2026 12:46, Gaudium Press) «Il seminatore uscì a seminare…» (Mt 13,3).

Con divina didattica, Nostro Signore Gesù Cristo parlava alle folle utilizzando immagini accessibili alla società di allora. Ma nell’era delle macchine, in cui la figura di un uomo che semina a mano sembra una fiaba antica, la parabola avrebbe ancora qualcosa da dire sulla vita delle persone?

Sì, perché se «la parola di Dio rimane per sempre», la sua fecondità è eterna. Resta solo da capire se anche il terreno del nostro cuore è fertile.

Tre pericoli

Nel Vangelo di questa 15ª Domenica del Tempo Ordinario possiamo distinguere tre pericoli che ci allontanano dal Regno di Dio: la durezza di cuore, la superficialità e l’attaccamento.

I semi caduti lungo il ciglio della strada simboleggiano i cuori impenetrabili. Il terreno che costeggia la strada è ancora piuttosto duro e secco. Sono le anime distratte — molte delle quali hanno persino frequentato la catechesi —, ma che hanno dimenticato le verità della fede e non pregano più. Perché? Perché i loro cuori si sono induriti.

Come il chicco esposto alle intemperie, queste persone sono vulnerabili alle sollecitazioni delle passioni disordinate e del demonio, e corrono il rischio di essere calpestate o divorate in qualsiasi momento. Trasponendo la metafora ai nostri giorni, quante volte capita che il prezioso seme della grazia di Dio si trovi circondato da innumerevoli rapaci? Un tempo bastava mettere piede per strada per diventare una potenziale vittima, ma oggi, molto spesso, il pericolo è nel palmo della mano…

Quanto a quelle che sono cadute tra le pietre, esse rappresentano le anime superficiali. Esse possono accogliere la parola di Dio con piacere e gioia, ma, non possedendo una vera vita interiore né fermezza nei propositi, la grazia non trova terreno sufficiente per germogliare. Sono persone distratte, più legate alle banalità che alla vita soprannaturale, e che non provano un profondo orrore per il peccato.

E le spine? Proprio come impediscono l’ingresso dell’aria e della luce, allo stesso modo l’eccessiva preoccupazione per i beni del mondo, per il denaro e per tutto ciò che è effimero e superfluo può soffocare le grazie più eccellenti. Basterebbe ricordare che non furono più di trenta le monete che indussero Giuda a soffocare la propria vocazione e a tradire il Salvatore.

«Che gioverà all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?» I cuori circondati da spine sono costantemente rivolti verso ciò che è meramente concreto e materiale, verso qualche relazione prestigiosa, vantaggiosa, sentimentale o interessata.

Qual è il rimedio? In tutti i casi: vigilanza, preghiera e confessione. Ma, per ogni errore, vi sarebbe anche una soluzione specifica.

Se mi trovo sul ciglio della strada e desidero che il seme penetri nel mio cuore, devo non solo ascoltare, ma cercare di comprendere il significato della parola seminata e applicarla alla mia vita concreta.

Se il terreno è sassoso, non basta accogliere la parola con gioia; occorre tradurla in azioni, adeguando ciò che in noi non è in accordo con essa.

Se le spine soffocano il seme divino, ricordiamo allora le parole del Signore: «Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e il resto vi sarà dato in aggiunta» (Mt 6,33). È necessario concentrare gli sforzi sulla nostra santificazione, poiché l’anima è immortale e il resto passa.

Il seme dell’Eucaristia

Mentre il seme simboleggia la Parola di Dio che può giungere a noi attraverso la parola umana e l’esempio, attraverso l’apostolato e la predicazione, dobbiamo ricordare che Nostro Signore Gesù Cristo è «l’unica, perfetta e insuperabile Parola del Padre. In Lui il Padre ha detto tutto, e non ci sarà altra parola se non questa» (CCE 65).

Infatti, ogni giorno il Divino Agricoltore esce a seminare ed è alla ricerca di terra buona che accolga il suo Seme Divino. Questo seme è la Parola Divina che si rende presente nella Santa Eucaristia, ogni giorno e su tutti gli altari del mondo. Il Signore dell’Universo ha voluto essere, per amore verso di noi, il Divino Prigioniero in tutti i tabernacoli.

Cosa faccio io quando giunge a me quel seme dal valore incalcolabile? Quanto deve rattristare il Cuore di Gesù vedere coloro che contano i secondi per porre fine a quel convito celeste che è la Santa Messa! Quanti arrivano in ritardo e quanti altri se ne vanno prima, senza ringraziare debitamente la Presenza Reale?

Purtroppo, il seme divino incontra spesso cuori induriti lungo il cammino, anime ancora distratte e superficiali e – ahimè! – rovi che preferiscono il denaro, il piacere e il peccato alla grazia del Dio Eterno.

Chiediamo l’intercessione della Signora del Santissimo Sacramento – Colei che fu il primo tabernacolo di Dio quando Egli vi si nascose per nove mesi –, affinché ci conceda la grazia di ricevere degnamente il suo Divino Figlio come se ogni Eucaristia fosse la prima, l’unica e l’ultima Comunione.

Di Marcus Yip

 

 

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