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La Francia rende legale l’eutanasia e il suicidio assistito

L’Assemblea Nazionale francese ha approvato definitivamente un disegno di legge che consente agli adulti affetti da malattie incurabili di essere sottoposti a trattamenti letali.

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Foto: screenshot/ X

Redazione (16/07/2026 14:48, Gaudium Press)Mercoledì 15 luglio, l’Assemblea Nazionale francese ha approvato, con 291 voti a favore, 241 contrari e 29 astensioni, la controversa proposta di legge che legalizza l’«assistenza alla morte», compreso il suicidio assistito e, in determinati casi, l’eutanasia. Il testo, che era già stato approvato in precedenza dalla Camera bassa, rappresenta la realizzazione di una promessa del presidente Emmanuel Macron, che lo ha presentato come un nuovo «modello francese» per la fine della vita.

Per la Conferenza Episcopale Francese (CEF), invece, tale decisione non rappresenta un progresso, bensì un grave passo indietro dal punto di vista morale e antropologico. I vescovi hanno manifestato, in più occasioni e con tono deciso, la loro profonda opposizione alla legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito, vedendovi una minaccia diretta alla dignità inviolabile della persona umana.

La Francia disponeva già della legge Claeys-Léonetti del 2016, che consente la sedazione profonda e continua nei casi terminali, ma vieta la somministrazione diretta di sostanze letali. La nuova normativa si spinge oltre, allineando la Francia a  Paesi vicini quali Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Spagna e Svizzera, che dispongono di legislazioni anche se diversificate in materia.

La posizione della Chiesa cattolica

La Chiesa cattolica ribadisce che la vita è un dono sacro di Dio, dall’inizio fino alla fine naturale. Causare deliberatamente la morte non può mai essere considerato un atto di compassione o di libertà. Come sottolineano i vescovi francesi, «provocare deliberatamente la morte non costituisce un progresso umano». Una società veramente fraterna si riconosce dal modo in cui accoglie e accompagna i più fragili, e non dalla facilità con cui permette di provocarne la morte.

I prelati francesi deplorano che il dibattito sia andato avanti nonostante una maggioranza esigua e gli avvertimenti provenienti da diversi settori — medici, giuristi, filosofi e operatori sanitari — sui rischi reali: pressioni familiari o sociali sui pazienti vulnerabili, trasformazione della medicina (che passerebbe dal curare e assistere il malato alla sua soppressione) e ambiguità giuridiche. Essi criticano in particolare l’assenza di solide clausole di coscienza per le istituzioni e i professionisti cattolici.

Cosa prevede la legge?

La legge consente agli adulti (maggiorenni), cittadini francesi o residenti legali, affetti da una malattia grave, incurabile e in fase avanzata o terminale, di accedere a farmaci letali per porre fine alla propria esistenza. Il paziente deve riferire di soffrire di un dolore insopportabile e refrattario alle cure. Nella maggior parte dei casi, il paziente si somministra autonomamente il farmaco. Solo quando le condizioni fisiche lo impediscano, un medico o un infermiere potrà fornire assistenza diretta (il che si avvicina all’eutanasia attiva).

Sebbene il testo preveda un potenziamento delle cure palliative — aspetto accolto positivamente dalla Chiesa —, i vescovi sottolineano che il vero progresso consisterebbe nell’estensione universale e di qualità di tali cure, e non nell’introduzione della morte provocata.

Un dibattito che va oltre la politica

Il percorso della legge è stato lungo e costellato di polemiche. Avviato prima dello scioglimento della precedente Assemblea e ripreso circa un anno e mezzo fa, il testo divide profondamente la società francese. Macron ha celebrato il risultato come l’adempimento di un impegno democratico. Per la Chiesa, invece, questioni fondamentali come queste — che toccano l’essenza della dignità umana, il ruolo del medico e il senso della sofferenza — non possono essere decise con maggioranze risicate senza generare un profondo malessere nella nazione.

Vescovi come Mons. Marc Aillet sono arrivati al punto da ricordare che i deputati cattolici che sostengono tali leggi potrebbero andare incontro a conseguenze canoniche, sottolineando così la gravità morale della questione.

La Chiesa in Francia e nel mondo continua a difendere una cultura della vita: investimenti massicci nelle cure palliative, un accompagnamento integrale (fisico, psicologico e spirituale) e un fermo rifiuto della mentalità che vede nell’eliminazione di chi soffre una soluzione. Per i cattolici, la fine della vita deve essere illuminata dalla speranza, dalla vera compassione e dalla certezza che nessun dolore è privo di senso quando è unito alla Croce di Cristo.

Sebbene approvata, la legge richiederà ancora una regolamentazione dettagliata, la formazione degli operatori sanitari e la definizione dei protocolli. Si prevede che entri in vigore gradualmente, e il governo stima la piena attuazione entro il 2027.

Indipendentemente dal risultato finale, l’avvertimento dei vescovi rimane: la legalizzazione dell’«assistenza al suicidio» segna un triste capitolo nella storia d’Europa, che rischia di abbandonare i più deboli in nome di una falsa scelta autonoma. La vera dignità non si trova nella morte provocata, ma nell’amore e nella cura fino alla fine naturale.

 

 

 

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