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USA: i vescovi appoggiano le restrizioni sull’ideologia gender e aborto, ma non sull’immigrazione

La Conferenza Episcopale Americana appoggia le restrizioni federali relative all’ideologia di genere e all’aborto, ma afferma che la norma proposta potrebbe dare adito ad abusi contro la libertà religiosa.

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Foto: USCCB

Redazione (22/07/2026 09:11, Gaudium Press) I vescovi degli Stati Uniti hanno presentato all’Ufficio di gestione e bilancio (Office of Management and Budget, OMB) un dettagliato documento di osservazioni in merito al regolamento federale proposto sugli aiuti finanziari. Nel documento appoggiano le restrizioni all’uso di fondi pubblici per promuovere l’ideologia di genere e l’aborto, ma si oppongono con fermezza alle disposizioni che, a loro avviso, potrebbero penalizzare l’opera caritativa della Chiesa a favore degli immigrati e minacciare la libertà religiosa.

L’8 luglio la Conferenza Episcopale Cattolica degli Stati Uniti (USCCB, dall’acronimo inglese) ha inviato le proprie osservazioni formali in merito alla norma proposta dall’OMB (riferimento OMB-2026-0034), che rivede la regolamentazione degli aiuti finanziari federali contenuta nel Titolo 2 del Codice dei Regolamenti Federali. La norma riguarda direttamente le organizzazioni cattoliche che partecipano a programmi federali: Caritas diocesane, scuole, centri sanitari e altre entità assistenziali.

Sostegno alle restrizioni sull’ideologia di genere

I vescovi esprimono il loro pieno sostegno alla disposizione che vieta di destinare fondi federali ad attività che neghino il binarismo sessuale o presentino il sesso come un carattere scelto o modificabile. L’USCCB ritiene che la misura sia «prudentemente concepita come una restrizione alla portata delle attività finanziabili con fondi federali, e non come un divieto di espressione o di comportamento al di fuori dell’ambito del finanziamento».

La Conferenza episcopale sostiene altresì il divieto al finanziamento delle cosiddette «procedure di rifiuto del sesso» (sex-rejecting procedures, SRP) nei minori di 19 anni, ma esorta l’OMB a rafforzare la norma in due direzioni: che la restrizione si estenda anche agli adulti, poiché l’obiezione non si limita ai rischi sanitari o all’incapacità di consenso dei minori, bensì alla procedura in sé; e che il divieto includa espressamente la cosiddetta «transizione sociale», nonché le azioni degli istituti scolastici che facilitino tale transizione senza informare i genitori.

Aborto: si chiede l’allineamento all’Emendamento Hyde

Riguardo alla disposizione che vieta di imputare ai fondi federali i costi «associati agli aborti elettivi», i vescovi la ritengono lodevole nella sua concezione ma carente nella sua attuazione. L’USCCB avverte che il termine «elettivo» non compare né nell’Emendamento Hyde né nella legislazione federale analoga, e il suo utilizzo potrebbe essere interpretato in modo più restrittivo rispetto all’Emendamento stesso, lasciando aperta la porta al finanziamento degli aborti in casi che l’Emendamento Hyde vieta.

I vescovi chiedono che la norma definitiva abbandoni il riferimento a «elettivo» e adotti letteralmente la formulazione dell’Emendamento Hyde, che consente eccezioni solo in caso di stupro, incesto o pericolo di morte per la madre. Chiedono inoltre che l’OMB chiarisca la portata dell’espressione «associati a», e chiedono espressamente che includa i rinvii, la consulenza per l’aborto o il trasporto a tale scopo. Senza tale chiarimento, avvertono, la norma potrebbe permettere che programmi che promuovono o facilitano l’aborto continuino a ricevere fondi federali.

Opposizione frontale alle restrizioni sull’immigrazione

La disposizione che invece suscita una ferma opposizione  è quella che vieta l’utilizzo di fondi federali per «incoraggiare o facilitare l’immigrazione illegale o qualsiasi altra iniziativa che comprometta la sicurezza pubblica o promuova valori antiamericani». L’USCCB denuncia che la sua ampiezza rischia di paralizzare attività legittime e, in alcuni casi, motivate da ragioni religiose.

«Soddisfare i bisogni umani fondamentali degli immigrati, a prescindere dal loro status migratorio, è parte integrante della missione della Chiesa cattolica e dei suoi ministeri», sottolinea il documento. I vescovi avvertono che, secondo le interpretazioni dell’attuale Amministrazione, anche garantire la piena integrazione degli immigrati privi di documenti nella vita sacramentale della Chiesa o garantire l’istruzione scolastica ai loro figli, potrebbe essere interpretata come un «incoraggiamento» alla loro presenza non autorizzata nel Paese.

Per quanto riguarda il divieto dei «valori antiamericani», la USCCB ricorda che il concetto è privo di definizione e che la tolleranza verso le opinioni dissenzienti è stata storicamente considerata un valore americano. Il documento rievoca la lunga tradizione di ostilità anticattolica negli Stati Uniti, dai cosiddetti Blaine Amendments, radicati nel settarismo anticattolico, fino a episodi recenti in cui alcune entità cattoliche sono state additate al Congresso come facilitatrici dell’immigrazione illegale.

E-Verify e revoca discrezionale dei sussidi

I vescovi si oppongono altresì all’obbligo di utilizzo del sistema E-Verify per tutti i beneficiari di sussidi federali. Sebbene ritengano ragionevole che l’OMB vieti il lavoro irregolare nei programmi finanziati con fondi pubblici, avvertono che la norma proposta, in assenza di un adeguato meccanismo di protezione (safe harbor), potrebbe «paralizzare le assunzioni legittime, sovraccaricare le organizzazioni senza scopo di lucro e religiose e favorire un eccesso di verifiche discriminatorie».

L’USCCB contesta con particolare fermezza l’obbligo di comunicare all’ente federale i risultati negativi definitivi delle verifiche, il che, a suo giudizio, trasformerebbe gli enti beneficiari in ingranaggi di un sistema di controllo migratorio. Tale requisito, sottolineano, potrebbe generare incentivi perversi a evitare l’assunzione di persone percepite come più inclini a generare complicazioni con E-Verify a causa della loro origine nazionale, etnia, lingua o cognome, il che costituirebbe una violazione della legislazione federale sui diritti civili.

Infine, i vescovi hanno espresso preoccupazione per la clausola di revoca discrezionale dei finanziamenti, che consente alle agenzie federali di revocare una sovvenzione qualora ritengano che essa non risponda all’«interesse nazionale». La Conferenza Episcopale avverte che tale discrezionalità, praticamente illimitata, potrebbe essere utilizzata dalle future amministrazioni per eludere le stesse tutele della libertà religiosa previste dalla normativa.

Libertà religiosa

Sebbene l’USCCB plauda all’inclusione di una clausola che vieta la discriminazione nei confronti delle organizzazioni religiose nelle procedure di concessione dei finanziamenti, ritiene che tale tutela sia insufficiente. I vescovi chiedono che la normativa definitiva incorpori espressamente l’applicazione della Legge sul ripristino della libertà religiosa (RFRA), che impone al governo federale di dimostrare un interesse imperativo prima di imporre oneri all’esercizio della religione, e di farlo nel modo meno restrittivo possibile. Chiedono inoltre che la tutela si estenda all’intero ciclo di vita del sussidio, non solo alla fase di richiesta, e che includa una clausola generale che stabilisca che la norma non sostituisca alcuna legislazione più favorevole alla libertà religiosa.

Con informazioni fornite da EWTN / InfoCatólica

 

 

 

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