Svizzera: la Chiesa si oppone al servizio militare obbligatorio per il clero
La fine della tradizionale esenzione dal servizio militare obbligatorio per il clero rivela il progressivo allontanamento dello Stato, che riconosce sempre meno il ruolo spirituale della Chiesa nella società.

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Redazione (22/07/2026 17:18, Gaudium Press) I vertici della Chiesa cattolica in Svizzera hanno espresso forte opposizione alla decisione del Governo federale di abolire le storiche esenzioni dal servizio militare per sacerdoti, monaci e altri membri del clero. In seguito a una revisione della Legge federale svizzera sulle forze armate, l’esenzione generale di cui il clero godeva ai sensi dell’articolo 18 è stata revocata a partire dal 1° giugno di quest’anno, come riportato in un comunicato pubblicato sul sito Freikirchen.ch.
La misura, approvata dal Consiglio federale (l’organo esecutivo collegiale del Paese), è vista come arbitraria e potrebbe creare un precedente anche in altre nazioni europee che stanno affrontando dibattiti simili sulla coscrizione in un contesto di tensioni geopolitiche.
Arianna Estorelli, responsabile della comunicazione della Conferenza dei Vescovi svizzeri, ha espresso l’indignazione delle comunità cristiane. «Tutti i cristiani sono profondamente preoccupati: non sono d’accordo con quanto è stato fatto e sosterranno certamente la nostra posizione», ha dichiarato. Secondo lei, sebbene nessuno metta in discussione il diritto dello Stato di prendere decisioni, il modo in cui il cambiamento è stato attuato manca di rispetto al dialogo con le Chiese.
L’emendamento alla Legge militare, approvato senza previa consultazione delle confessioni cristiane, obbliga per la prima volta sacerdoti e religiosi a prestare il servizio militare obbligatorio. Le Chiese affermano di non essere state nemmeno informate durante l’iter legislativo, il che ha suscitato sorpresa e indignazione.
Per la Chiesa cattolica, tale esenzione serviva principalmente a uno scopo pratico: la disponibilità del clero per le celebrazioni religiose, i sacramenti, la cura pastorale, le emergenze e l’accompagnamento delle persone in situazioni di vita difficili. Il servizio militare obbligatorio per il clero potrebbe avere ripercussioni sulla cura pastorale, soprattutto perché i sacerdoti sono già sovraccarichi di lavoro in molte parrocchie.
Una popolazione prevalentemente cristiana
La Svizzera conta circa 9 milioni di abitanti, di cui circa il 30% è cattolico, distribuito in sei diocesi che coprono le regioni di lingua tedesca, francese e italiana. Un altro 20% appartiene alla Chiesa evangelica riformata. Tuttavia, entrambi i gruppi registrano un calo nel numero dei fedeli e nella frequenza alle celebrazioni, segno di un processo di secolarizzazione che si è intensificato negli ultimi decenni in Europa.
Il Consiglio federale ha giustificato la modifica sostenendo che «l’esenzione dal servizio militare prevista dall’articolo 18 della Legge militare era stata originariamente concepita come uno strumento per garantire la disponibilità di personale essenziale in situazioni straordinarie, quali catastrofi ed emergenze che interessano l’intero Paese, o in caso di conflitto armato.
L’obiettivo dell’esenzione del clero era quello di garantire l’assistenza spirituale alla popolazione civile locale, che necessitava di un sostegno particolare in una situazione straordinaria. La necessità di assistenza pastorale è cambiata drasticamente negli ultimi decenni a causa degli sviluppi sociali e dell’elevato numero di persone che abbandonano la Chiesa, per cui non può più essere considerata indispensabile».
La reazione delle Chiese
Tale visione è stata contestata con vigore. L’8 luglio, i leader cattolici, evangelici, delle Chiese libere e veterocattolici hanno inviato una lettera congiunta al presidente Guy Parmelin. Il documento ha criticato aspramente la mancanza di dibattito parlamentare e le affermazioni del governo sulla non necessità del sostegno spirituale. Il vescovo ausiliare Alain de Raemy, responsabile della cappellania militare cattolica ed ex cappellano della Guardia Svizzera del Vaticano, ha definito la decisione una «mancanza di rispetto nei confronti della popolazione» e ha messo in guardia dalle possibili conseguenze in tempi di guerra o di emergenza.
Peter Schneeberger, presidente dell’Associazione delle Chiese Libere, ha sottolineato che l’indebolimento del significato sociale del cristianesimo è servito da giustificazione politica, ma ha deplorato la mancata consultazione delle persone direttamente interessate.
Schneeberger ha parlato di «autosecolarizzazione dello Stato», sottolineando che l’assistenza pastorale non è più considerata un bene pubblico. «Le leggi valide non vengono create solo dalle maggioranze, ma ascoltando coloro che ne subiscono direttamente le conseguenze», ha aggiunto.
Il contesto europeo e il modello svizzero
Il servizio militare obbligatorio esiste in almeno dieci paesi europei, tra cui Austria, Danimarca, Finlandia, Grecia e Svezia. Di fronte all’aggressione russa all’Ucraina, diversi governi hanno aumentato i bilanci della difesa e stanno rivalutando o reintroducendo la coscrizione — in alcuni casi anche per le donne, come in Svezia e in Danimarca.
In Svizzera, che mantiene la neutralità ufficiale dall’inizio del XIX secolo, non esiste un esercito permanente, ma un sistema di milizia. Tutti i cittadini di sesso maschile di età compresa tra i 18 e i 30 anni seguono un addestramento militare (circa 245 giorni iniziali, seguiti da corsi di aggiornamento per nove anni), e chi viene ritenuto inidoneo versa una tassa di esenzione. Questo modello è stato confermato con un referendum nel 2013 e sostenuto da una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo nel mese di giugno.
Storicamente, la maggior parte dei Paesi con la coscrizione obbligatoria consente ai sacerdoti ordinati di essere esentati, di posticipare il servizio o di prestare servizio come cappellani militari o volontari civili. L’esenzione svizzera mirava a garantire l’assistenza spirituale alla popolazione civile in circostanze straordinarie — un ruolo che le chiese hanno sempre svolto, anche nei conflitti del passato.
Le Chiese svizzere attendono chiarimenti dal presidente Parmelin. Estorelli ha deplorato il fatto che la modifica non sia stata sottoposta a referendum, strumento tipico della democrazia svizzera, che contraddistingue il Paese da molti altri.
La Conferenza Episcopale Svizzera valuterà con maggiore attenzione la portata del cambiamento e, se necessario, cercherà il dialogo con le autorità federali competenti.





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