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Sant’Anna e San Gioacchino, i nonni di Gesù

Il 26 luglio la Chiesa celebra San Gioacchino e Sant’Anna, i genitori della Madonna. Erano ormai anziani quando Maria fu concepita in modo del tutto miracoloso.

Avos de Jesus

Redazione (26/07/2026 14:39, Gaudium Press) A nord della Terra Promessa sorgeva la piccola città di Nazaret, dove si era stabilito, ancora giovane, il virtuoso Gioacchino, discendente di Davide per parte di Natan, uno dei quattro figli del re-profeta avuti con Betsabea.

Era originario di Betlemme e, già durante l’infanzia, la Provvidenza lo aveva favorito con diversi segni riguardanti la venuta del Messia. All’età di otto anni, ebbe un misterioso sogno riguardante un matrimonio, nel quale intuì per rivelazione di essere chiamato a diventare il patriarca di una grande famiglia.

Raggiunta l’età stabilita dalla consuetudine per contrarre matrimonio, durante uno dei suoi viaggi a Gerusalemme Gioacchino si consultò con un amico sacerdote che, sebbene giovane, godeva del prestigio di una santità irreprensibile, di nome Simeone.

Questi gli indicò come sposa una vergine appartenente alla stessa stirpe, secondo la prassi consacrata tra gli israeliti, il cui nome era Anna.

Figlia unica di un levita originario di Betlemme, che aveva sposato una discendente di Davide, ella si distingueva soprattutto per la virtù. Dal nonno materno derivava il legame di parentela della Beata Vergine Maria con Santa Elisabetta (cfr. Lc 1, 36), madre di Giovanni Battista, anch’egli appartenente alla stirpe di Aronne (cfr. Lc 1, 5).

In ragione dell’unicità della sua missione, nella Santissima Maria dovevano convergere la grandezza regale e la sacralità sacerdotale, poiché Ella avrebbe dato alla luce Gesù Cristo, Re dei re e Sommo Sacerdote, «santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato al di sopra dei cieli» (Eb 7, 26).

Lo stesso sacerdote Simeone officiò la cerimonia nuziale di Gioacchino e Anna a Gerusalemme.

La prova

Tutto procedeva nella tranquillità di una vita ordinata e nella stretta osservanza dei Comandamenti della Legge di Dio, finché una fitta nube minacciò di oscurare l’orizzonte: quel matrimonio si rivelava infruttuoso.

«Se sono sterili, devono aver commesso qualche colpa», pensavano molti israeliti. I più esperti ripetevano ancora il proverbio: «Dio benedice la casa che Lo serve». E concludevano che la mancanza di discendenza fosse dovuta a una maledizione divina, a causa dei peccati dei coniugi.

La fedeltà alla Legge divina creava attorno ai santi coniugi un senso di vuoto e di isolamento e, talvolta, il dubbio si insinuava nel loro intimo. «Non avremo forse commesso qualche colpa nascosta che ci ha allontanati dalla benedizione di Dio?», si chiedevano. Quel confuso senso di colpa, per qualche peccato che non riuscivano a scoprire, tormentava le loro rette coscienze ben più del disprezzo di cui erano oggetto.

Venti lunghi anni trascorsero in quella lancinante prova, pervasi da insulti, disprezzo e profonda incomprensione riguardo ai piani di Dio nei loro confronti.

Un giorno successe che quando Gioacchino si presentò al Tempio per offrire volontariamente del bestiame, come era sua abitudine, un sacerdote lo respinse pubblicamente, sostenendo che il sacrificio di un uomo senza figli non fosse gradito al Signore.

Era la conferma, dalle labbra di un ministro sacro – che Gioacchino rispettava per il suo ufficio, pur conoscendo la sua vita dissoluta –, dei pensieri che turbavano la sua mente: «Che cosa ho fatto contro Dio perché Egli mi castighi?» Tornato a casa dopo quell’umiliazione, spiegò alla moglie l’opportunità di ritirarsi per qualche tempo a pregare e digiunare sulle montagne, tra i pastori, cosa che fece con il consenso di lei.

Anna comprendeva bene l’angoscia del marito, tanto più che, poco dopo, a tale offesa si aggiunse un’altra umiliazione inflitta da una serva a causa della sua sterilità. Come un tempo Sara, moglie di Abramo, era stata insultata dalla schiava Agar per non aver avuto figli (cfr. Gn 16, 4), anche lei subì le invettive di una serva, il che la spinse a gridare afflitta al Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, al Dio del suo antenato Davide, implorando la grazia di essere annoverata nella stirpe degli antenati dell’atteso Messia.

Fu un periodo estremamente difficile per la santa coppia, trascorso in solitudine e senza ottenere alcuna risposta da Dio.

Trascorse alcune settimane, Gioacchino tornò a Nazaret, sconsolato per il silenzio dei Cieli. Oppressi dall’umiliazione esteriore e afflitti dalle prove interiori, i coniugi ripresero la normalità della vita familiare. Di norma, i grandi disegni della Provvidenza richiedono lunghe attese, durante le quali tutto sembra andare in direzione opposta alle promesse divine, affinché solo alla fine Essa agisca.

Nel tunnel della fiducia, risplende una luce

Trascorso un anno da quei fatti, l’Arcangelo Gabriele apparve radioso ad Anna per darle la lieta notizia che il Signore aveva esaudito le sue preghiere: ella avrebbe dato alla luce, da Gioacchino, una Bambina, la quale avrebbe avuto una sublime vocazione, strettamente legata alla vita divina. Il messaggero celeste aggiunse che in quella Bambina si sarebbe compiuto tutto ciò che i profeti avevano predetto, ma non le annunciò chiaramente che si trattava della Madre del Redentore.

Lo stesso Arcangelo comunicò in sogno a Gioacchino che sua moglie aveva ricevuto una visita celeste, rivelandogli che avrebbe concepito una Figlia. E gli disse inoltre che la Bambina avrebbe dovuto chiamarsi Maria.

Elevati a un alto grado di santità

Come veri israeliti, Gioacchino e Anna erano stati a loro tempo purificati dal peccato originale e vivevano in stato di grazia. Ma la grandezza del concepimento della Madre del Messia richiedeva che essi si elevassero a un grado di santità e di purificazione fino ad allora mai raggiunto. Di conseguenza, dovevano essere ricolmi di doni e virtù molto particolari.

Inoltre, per quanto riguardava la costituzione della Bambina, era opportuno che Anna fosse dotata di una santità ancora maggiore di quella del marito, poiché sarebbe diventata il tabernacolo vivente della Regina dell’Universo.

Tuttavia, Dio dotò anche Gioacchino di virtù eminenti, poiché queste sarebbero state l’eredità principale che egli avrebbe lasciato alla propria Figlia.

In un certo senso, la missione di entrambi superava quella degli stessi Angeli, poiché a nessuno di essi la Madonna aveva mai detto «mamma» o «papà»…

La promessa

Decisero quindi di recarsi a Gerusalemme, per rendere grazie al Dio di ogni misericordia, che ascolta sempre le preghiere dei suoi figli. E di comune accordo stabilirono che avrebbero consacrato la Bambina al servizio dell’Altissimo nel Suo Tempio, non appena l’età lo avesse permesso. Così confortati dalla manifestazione celeste, partirono in pellegrinaggio.

In occasione di quel pellegrinaggio al Tempio ricevettero molte grazie e tornarono a Nazaret. Dio, tuttavia, ha i suoi tempi. Dovevano ancora trascorrere lunghi mesi di attesa prima che Sant’Anna desse i primi segni della gravidanza.

Cosa sarà mai accaduto a Sant’Anna e a San Gioacchino?

I Vangeli non dicono nulla al riguardo, né menzionano nemmeno i loro nomi. Eppure, sono loro i genitori della Madonna e i nonni di Gesù!…

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

Testo tratto, con adattamenti, dal libro Maria Santissima! Il Paradiso di Dio rivelato agli uomini, vol. II.

 

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