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Gli esorcisti rispondono all’Osservatore Romano: il diavolo esiste

«Che cosa scaccia l’esorcismo? Un genere letterario?». Teologi ed esorcisti reagiscono all’articolo pubblicato sul supplemento de L’Osservatore Romano, secondo cui nella Caduta della Genesi «non c’è alcun diavolo».

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Redazione (30/07/2026 16:15, Gaudium Press) C’era un tempo, non così lontano, in cui qualsiasi pubblicazione recante il sigillo del Vaticano costituiva una garanzia. Quei tempi sembrano non essere più quelli attuali.

Per il momento è stata l’Associazione Internazionale degli Esorcisti (AIE) a pubblicare una risposta formale a un articolo apparso su Donne Chiesa Mondo, supplemento mensile de L’Osservatore Romano, in cui la biblista Marinella Perroni sostiene che nel racconto della Caduta della Genesi «non vi è alcun diavolo, né alcuna potenza divina alla quale gli esseri umani sarebbero soggetti». L’AIE definisce tale approccio come una messa in discussione dell’ispirazione divina dei testi sacri e del ruolo del Magistero nell’interpretazione della Scrittura, e risponde pubblicando una catechesi del vescovo emerito di Frascati, Raffaello Martinelli, che ripercorre sistematicamente l’insegnamento del Catechismo della Chiesa Cattolica sull’esistenza e l’azione di Satana.

L’articolo della Perroni, intitolato «Il serpente, la donna e il frutto. E Satana?», è apparso nel numero 157 di Donne Chiesa Mondo (luglio 2026), dedicato proprio al tema del diavolo. Perroni, teologa femminista, docente emerita di Nuovo Testamento presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma e fondatrice del Coordinamento Teologhe Italiane, sviluppa una lettura della Genesi in cui l’Eden viene presentato come «metafora originaria della vita» e il racconto della Caduta definito come «uno dei miti religiosi più commoventi dell’antichità».

L’autrice attribuisce l’identificazione del serpente con Satana a una «speculazione sugli spiriti maligni» che si è cristallizzata come entità distinta solo nel libro della Sapienza (Sap 2,24), nel I secolo a.C. Nella sua interpretazione, Eva non cede a una tentazione, ma «ha il coraggio di assecondare quel desiderio, di rivendicare il proprio diritto e di discuterne i limiti». La tesi conclusiva dell’articolo attribuisce l’interpretazione tradizionale del racconto a una «visione patriarcale della differenza sessuale, visione distorta perché funzionale alla gerarchia sociale tra i generi». Avrebbe dovuto aggiungere che non era nuda, ma che indossava un abito viola.

La risposta degli esorcisti

L’AIE sottolinea che la questione centrale non è solo l’identificazione del serpente con il demonio, ma «il modo di comprendere e di esprimersi riguardo al dato scritturale», un approccio che, secondo l’associazione, «sembra mettere in discussione l’ispirazione divina dei testi sacri, il ruolo del Magistero autentico nella corretta interpretazione della Bibbia» e «il consenso unanime dei Padri della Chiesa sulla norma di fede e di verità». L’AIE rimprovera inoltre che l’articolo presenti l’Eden come un «luogo di errore e disperazione», dimenticando che, dopo il peccato originale, esso è «teatro della promessa della Redenzione».

In risposta, l’associazione ha pubblicato una catechesi di mons. Martinelli, vescovo emerito di Frascati, che per anni ha lavorato presso la Congregazione per la Dottrina della Fede come stretto collaboratore del cardinale Joseph Ratzinger e ha svolto un ruolo di rilievo nella stesura del Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992. La catechesi di mons. Martinelli ripercorre l’insegnamento del Catechismo su sei aspetti: chi è il diavolo, cosa fa, come si rapporta Cristo con i demoni, perché Dio permette l’azione di Satana, come il cristiano vince il maligno e che cos’è un esorcismo. Il punto di partenza è il numero 391 del Catechismo, che insegna che «dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori si cela una voce seduttrice, che si oppone a Dio», e che «la Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo», basandosi sulla definizione del IV Concilio Lateranense (1215): «il diavolo e gli altri demoni furono creati da Dio naturalmente buoni, ma essi stessi si sono resi malvagi».

Le obiezioni teologiche: almeno cinque tesi errate diffuse dall’Osservatore

I teologi e gli esperti di Sacra Scrittura consultati individuano almeno cinque tesi contenute nell’articolo di Perroni che sono in contrasto con la dottrina ufficiale della Chiesa.

In primo luogo, la riduzione di Genesi 3 a «mito» privo di contenuto storico-salvifico: la Pontificia Commissione Biblica (1909) stabilì che non si può mettere in dubbio il senso letterale storico dei primi capitoli della Genesi per quanto riguarda i fondamenti della religione cristiana, citando espressamente «il peccato commesso dai primi genitori per persuasione del diavolo sotto forma di serpente». L’enciclica *Humani Generis* (1950) ribadì che questi capitoli «appartengono al genere storico in senso vero e proprio». In secondo luogo, la negazione della presenza del diavolo nel racconto della Caduta contraddice direttamente il Catechismo (n. 391), che insegna il contrario basandosi sul IV Concilio Lateranense e su Ap 12,9, dove «l’antico serpente» viene esplicitamente identificato con «il diavolo e Satana».

Gli esperti consultati riconoscono che l’osservazione redazionale della prof.ssa Perroni è corretta sul piano descrittivo: la parola «Satana» non compare in Genesi 3. Il problema, sottolineano, è che l’autrice ricava da tale dato filologico una conclusione teologica illegittima, trascurando l’ermeneutica cattolica che esige di leggere ogni testo «nel contesto di tutta la Scrittura, tenendo conto della Tradizione viva di tutta la Chiesa» (Dei Verbum 12). Si tratta, avvertono, di «un’applicazione unilaterale del metodo storico-critico che prescinde dal metodo canonico e dalla Tradizione come criterio ermeneutico», proprio il rischio che lo stesso Ratzinger ha segnalato in ripetute occasioni: che il metodo storico-critico, legittimo in quanto strumento, si trasformi in unico criterio di interpretazione e finisca per dissolvere il contenuto dogmatico del testo.

Le fonti consultate sottolineano inoltre un’omissione significativa: Perroni afferma che non vi è «nemmeno una piccola traccia» della trasgressione della Genesi nel resto della Scrittura, ma non cita in alcun momento, ad esempio, Rm 5,12-21, testo fondamentale sul peccato originale, in cui san Paolo stabilisce che «per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo». L’omissione di Romani 5 in un articolo che intende discutere se il peccato originale esista nella Bibbia compromette, secondo questi esperti, la solidità dell’argomentazione. Non viene menzionato nemmeno Ecclesiaste 25,24 («dalla donna ebbe inizio il peccato»).

Il Catechismo, la liturgia e l’«antico serpente»

Il domenicano Riccardo Barile, su La Nuova Bussola Quotidiana, affronta la controversia alla luce del Catechismo e della prassi liturgica. Barile ricorda che il Catechismo esige che la Scrittura sia letta «nella tradizione vivente di tutta la Chiesa» (n. 113) e tenendo conto della «coesione delle verità di fede tra loro e nell’insieme del progetto della Rivelazione» (n. 114). In tale lettura canonica, i testi giovannei risultano decisivi: Gesù afferma che il diavolo «è peccatore fin dal principio» (1 Gv 3,8) e «omicida fin dal principio» (Gv 8,44), mentre l’Apocalisse identifica il «drago» e il «serpente antico» con «il diavolo e Satana» (Ap 12,9; 20,2). Se nel primo peccato il serpente era solo un animale, sostiene Barile, «le parole di Gesù non hanno senso» e «l’Apocalisse si fonda sul nulla».

Barile porta la questione sul piano della prassi sacramentale con un’argomentazione che considera definitiva. Nel Rito degli Esorcismi, il demonio è evocato come «antico serpente»: l’esorcista prega chiedendo a Dio che «il Figlio Gesù, morendo sulla croce, abbia schiacciato la testa dell’antico serpente», e nella formula imperativa ordina: «Te lo comando, serpente maledetto: in nome di Nostro Signore Gesù Cristo, abbandona questa creatura di Dio». Se il serpente della Genesi non è il diavolo, conclude Barile, «cosa scaccia l’esorcismo? Un serpente che ora non c’è più? Un’immagine? Un genere letterario?».

L’AIE, dal canto suo, conclude la propria risposta citando l’insegnamento del Catechismo sull’esorcismo come «un’antica e particolare forma di preghiera che la Chiesa impiega contro il potere del diavolo» (n. 1673), e ricorda che l’esorcismo solenne può essere celebrato solo «con il permesso del vescovo» e dopo «essersi accertati che si tratti di una presenza del maligno e non di una malattia».

Con informazioni tratte da Infocatólica.

 

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