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Leone XIV all’Angelus: «Gesù non ci abbandona» nelle tempeste della vita

Il Papa commenta il Vangelo di Matteo e invita i fedeli a non cedere alla paura. Dopo la preghiera mariana ha rivolto nuovi appelli per il Sudan e per la pace tra Russia e Ucraina.

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Redazione (09/08/2026 14:43, Gaudium Press) Nelle tempeste della vita il cristiano non è solo. Anche quando paura e fragilità sembrano avere il sopravvento, Cristo resta vicino e tende la mano all’uomo. È il messaggio al centro dell’Angelus di Papa Leone XIV di questa domenica 9 agosto, XIX Domenica del Tempo Ordinario, pronunciato davanti ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro. Dalla finestra del Palazzo Apostolico, Leone XIV ha richiamato  l’esperienza dei discepoli sul lago di Galilea: la fede non elimina le difficoltà, ma permette di attraversarle confidando nella presenza di Cristo.

Continua quindi il commento del brano del Vangelo di Matteo, quando Gesù raggiunge i discepoli camminando sulle acque del lago di Galilea. Una scena che segue il grande successo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ma che conduce subito gli apostoli a confrontarsi con una situazione completamente diversa: il vento contrario, le onde, la paura. “Dopo un’esperienza di successo, in cui erano stati protagonisti di un segno prodigioso, ora si ritrovano impotenti e spaventati di fronte alla minaccia delle onde e del vento contrario” ha sottolineato il Pontefice.

Ma proprio nel momento della prova risuonano le parole di Cristo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro decide di andare incontro a Gesù camminando sull’acqua, ma, vedendo la forza del vento, si spaventa e comincia ad affondare. È allora che il Signore lo afferra e lo salva.

Per Leone XIV, il racconto evangelico parla direttamente alla vita di ogni credente. Dopo i momenti di entusiasmo possono arrivare infatti difficoltà, incertezze e fallimenti. La fede non significa essere immuni dalla paura, ma imparare a non lasciarsene dominare.

Il Papa ha così ribadito una certezza fondamentale: «Gesù non ci abbandona». La sua presenza accompagna l’uomo in qualsiasi circostanza, anche quando sembra che ogni sicurezza venga meno. La preghiera, l’ascolto della Parola di Dio e la vita sacramentale diventano allora strumenti attraverso i quali ritrovare fiducia e orientamento.

Dopo la recita dell’Angelus, Leone XIV ha rivolto il pensiero alle popolazioni provate dalla guerra e dalla violenza. Particolare preoccupazione ha mostrato per il Sudan e per la situazione nella città di el-Obeid, con la richiesta di garantire assistenza e corridoi umanitari ai civili e di sostenere ogni iniziativa capace di condurre a un cessate il fuoco. Poi l’appello alla comunità internazionale: fermare le violenze, proteggere i civili e «dare spazio alla diplomazia e al dialogo».

Il Pontefice è tornato ancora a parlare del  conflitto tra Russia e Ucraina, chiedendo il rispetto del diritto umanitario e la fine degli attacchi contro la popolazione civile. «La guerra non fa che generare altra guerra», ha ammonito, indicando ancora una volta la strada da seguire: «dare spazio alla diplomazia e al dialogo».

Infine un pensiero ai giovani, invitati a guardare alla testimonianza dei santi ricordati dalla liturgia di questi giorni, da San Domenico a  Santa Teresa Benedetta della Croce che si festeggia oggi, da San Lorenzo a Santa Chiara d’Assisi.

Dall’Angelus è scaturito così un duplice appello: affidarsi a Cristo nelle tempeste personali e non rassegnarsi alle tempeste della storia, lavorando con perseveranza perché alla logica delle armi possa sostituirsi quella dell’incontro e della pace.

 

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