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Il card. Parolin: con Sant’Agata guardiamo ai cristiani perseguitati

A Catania, in Sicilia, il Segretario di Stato del Vaticano ha presieduto la messa pontificia in occasione del 900° anniversario del trasferimento delle reliquie di Sant’Agata. Ha ricordato che esiste anche un martirio “senza spargimento di sangue”, un “martirio della fedeltà” a cui siamo chiamati.

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Foto: Vatican News

Redazione (18/08/2026 16:06, Gaudium Press) Il 17 agosto, la città di Catania, in Sicilia, ha vissuto un momento di intensa fede e memoria storica.

Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede e legato pontificio nominato da papa Leone XIV, ha presieduto la Messa pontificia in occasione del nono centenario della traslazione delle reliquie di Sant’Agata, la grande patrona della città e dell’arcidiocesi.

La celebrazione, tenutasi nella cattedrale dedicata alla santa, ha chiuso il Giubileo Agatino e ha ricordato il ritorno delle reliquie, avvenuto il 17 agosto 1126. In quella data, dopo 86 anni trascorsi a Costantinopoli — dove erano state portate intorno al 1040 dal generale bizantino Giorgio Maniace —, due soldati, Gisliberto e Goselmo (o Goselino), le riportarono a casa. Secondo la tradizione, le reliquie sbarcarono ad Aci Castello e furono condotte in processione a Catania, ravvivando la devozione popolare che ancora oggi anima la «Sant’Agata d’estate» (Festa di Sant’Agata d’estate).

Il cardinale Parolin ha portato in Sicilia la benedizione e l’affetto del Papa, che si è unito spiritualmente alla gioia dei fedeli riuniti attorno a una devozione millenaria. «Celebrare questo anniversario», ha sottolineato, «significa riconoscere che il Signore è stato fedele alla sua Chiesa nel corso dei secoli, sostenendola nei momenti di prova, purificandola nelle difficoltà e facendola fiorire continuamente attraverso la testimonianza dei santi».

Una santità che genera vita, non un ricordo da museo

Nell’omelia, Parolin ha sottolineato che Sant’Agata non appartiene solo alla storia di Catania, ma accompagna ancora oggi il suo popolo. «Sant’Agata non appartiene semplicemente alla storia di Catania; appartiene al tempo presente di Dio», ha affermato. Citando Sant’Agostino e Tertulliano, il cardinale ha ricordato che i martiri vanno lodati non tanto per la sofferenza in sé, quanto per la perseveranza. Il sangue dei martiri, come insegnava l’apologeta di Cartagine, «non è segno di sconfitta, ma il seme da cui la Chiesa fiorisce continuamente».

Agata, giovane martire del III secolo, torturata e uccisa durante la persecuzione dell’imperatore Decio per essersi rifiutata di rinnegare la fede, si presenta come un modello attuale. La sua santità «non appartiene ai musei della memoria, ma continua a generare fede, speranza e carità». Il suo martirio, ha sottolineato il legato pontificio, non è soprattutto il racconto della violenza subita, ma la manifestazione di un amore che nessuna violenza è riuscita a spegnere.

Commentando le letture del giorno — il martirio dei sette fratelli Maccabei e della loro madre, e la Lettera di San Paolo —, Parolin ha sottolineato che appartenere a Cristo supera ogni tentazione di fare concessioni. Paolo, che ha sperimentato incomprensione, persecuzione e fragilità, ha continuato ad annunciare Cristo con ammirevole serenità. Il potere, ha concluso, appartiene a Dio, non agli esseri umani. La Chiesa non vive della propria efficienza, ma della grazia di Dio; non si fonda sulle capacità dei suoi membri, ma sulla fedeltà del Signore, che continua ad agire nella debolezza umana.

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Busto reliquiario di Sant’Agata conservato nella Cattedrale di Catania Foto: Vatican News

Preghiera per i cristiani perseguitati e il martirio quotidiano

Uno dei punti più forti dell’omelia è stato l’appello alla preghiera per i cristiani perseguitati. «Ricordiamo e preghiamo in questo momento per tutti questi nostri fratelli e sorelle sparsi in diverse parti del mondo che subiscono persecuzioni a causa del nome del Signore e del suo Vangelo», ha detto il cardinale. Ha anche ricordato il «martirio incruento», senza spargimento di sangue, a cui tutti siamo chiamati: la fedeltà quotidiana.

Sono stati citati esempi concreti: sposi che mantengono vivo l’amore tra le difficoltà; genitori che educano i figli alla fede cristiana; giovani che resistono alla cultura delle apparenze; sacerdoti e consacrati che si donano generosamente; anziani che offrono le loro sofferenze con fiducia; e tutti coloro che, in silenzio, scelgono la giustizia invece del compromesso, la verità invece della convenienza e il perdono invece della vendetta. Questa è la santità quotidiana di cui ha parlato il Concilio Vaticano II.

Il «non abbiate paura» che attraversa la Scrittura, ha spiegato Parolin, non è un semplice incoraggiamento psicologico, ma il fondamento della vita cristiana. Gesù non promette un’esistenza libera da prove e tribolazioni, ma qualcosa di molto più grande: la presenza fedele di Dio anche quando tutto sembra perduto.

Le sfide di oggi e la forza della carità

Alla fine, il cardinale ha riconosciuto l’immensa eredità di fede, cultura, pietà popolare e carità di Catania. Questo tesoro non può essere sprecato né diventare sterile; va custodito per dare frutti. Guardando all’insegnamento dei santi — secondo cui il male non si vince con altro male, ma con la carità che nasce dalla Croce, che trasforma la storia dall’interno —, la comunità può affrontare le sfide attuali: la povertà, le disuguaglianze, il dramma di tanti giovani costretti a cercare un futuro lontano da casa, le difficoltà delle famiglie e le nuove forme di povertà materiale e spirituale.

Dopo la Messa, si è svolta la processione con le reliquie per le vie principali del centro storico. Nei momenti precedenti le celebrazioni, il cardinale aveva anche presieduto la veglia ad Aci Castello (16 agosto) e partecipato alla solenne incoronazione del busto-reliquiario di Sant’Agata, che era stato restaurato nei Musei Vaticani. Il cranio della santa è stato riposto nel reliquiario e sigillato, in un gesto di profonda venerazione.

In tempi di persecuzione aperta in varie parti del mondo e di sfide silenziose nella vita di tutti i giorni, il messaggio di Catania risuona chiaro: la fede che vince la paura e l’amore che non si spegne sono la via per la Chiesa di ieri, di oggi e di domani.

 

 

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