Santa Monica la cui preghiera convertì il figlio Agostino
Modello di moglie e madre cristiana, proclamata dalla Chiesa patrona delle madri cristiane, Santa Monica, nel corso dei secoli, ha contribuito alla conversione delle famiglie di migliaia di madri e mogli che si sono affidate a lei. La sua memoria si celebra il 27 agosto

Redazione (27/08/2026 15:08, Gaudium Press) Santa Monica nacque da una famiglia cristiana a Tagaste, in Africa, nell’anno 332. Dopo aver sposato Patrizio all’età di 20 anni, ebbe sempre un grande obiettivo: condurre l’intera famiglia alla santità.
Sopportò con modestia, dolcezza e pudore il carattere irascibile, il temperamento violento e persino i tradimenti del marito, riuscendo così a convertirlo. Questi morì un anno dopo aver ricevuto le acque purificatrici del santo Battesimo.
La vita capricciosa e dissoluta del figlio
La grande preoccupazione della sua vita era il primogenito, Agostino. I due figli più piccoli si erano già convertiti al cattolicesimo e seguivano la via della virtù. Ma Agostino, dotato di straordinaria intelligenza, era ribelle e capriccioso, e non si curava della pratica del bene.
Il padre lo aveva mandato a studiare filosofia, letteratura e oratoria a Cartagine. Lì, il suo unico interesse era ottenere buoni voti, distinguersi nelle feste mondane ed eccellere nelle attività sportive.
Quando il padre morì, Agostino aveva 17 anni e a Monica cominciarono a giungere notizie negative, sempre più gravi, riguardo il suo comportamento.
Il giovane si era dato al gioco d’azzardo, a una vita dissoluta e, cosa peggiore di tutte, era diventato membro della setta manichea.
La madre afflitta intensificò le preghiere e gli sforzi per vegliare su colui che non dava il minimo segno di pentimento e che avrebbe impiegato ancora molti anni per convertirsi.
Una notte ebbe un sogno che le diede grande conforto. Vide se stessa in un bosco, in lacrime per la perdita spirituale di suo figlio, finché non le si avvicinò una figura luminosa e splendente, che le disse: «Tuo figlio tornerà da te».
Questo sogno, confermando nel suo spirito le parole confortanti del vescovo, le infuse grande coraggio nella lotta senza tregua per la conversione del figlio.
Già dottore, all’età di 29 anni, Agostino decise di trasferirsi a Roma, terra dei suoi sogni, per esercitarvi l’insegnamento. Era padre di un bambino, Adeodato, con la cui madre conviveva senza alcuna intenzione di sposarsi.
Santa Monica si offrì di accompagnarlo, desiderosa di aiutarlo a liberarsi dai disordini morali che ritardavano ogni giorno di più la sua conversione.
Giunto al porto, egli ricorse a uno stratagemma per liberarsi della sua compagnia. Mentre la madre pregava nella chiesa di San Cipriano, egli disse che sarebbe andato a trovare un amico e si imbarcò senza di lei.
In seguito, sant’Agostino dichiarò nelle sue «Confessioni» (V-8): «Quella notte partii di nascosto mentre lei rimaneva a pregare e a versare lacrime per me.»
La lotta interiore
Ma Monica non era una donna che si lasciava sconfiggere così facilmente. Qualche tempo dopo, si imbarcò alla volta di Roma, sulle tracce del figlio. Lì non lo trovò, poiché egli si era recato a Milano.
Giunta in quella città, ebbe la gioia di apprendere dalla bocca dello stesso Agostino che egli aveva abbandonato l’eresia manichea. Ma non aveva ancora abbracciato il cattolicesimo.
La santa donna, con rinnovata speranza, ebbe la certezza che ciò sarebbe avvenuto prima della sua morte.

E, piena di gratitudine, si recò a chiedere consiglio e aiuto a Sant’Ambrogio, il grande vescovo di Milano, alle cui omelie suo figlio aveva assistito e di cui era diventato un grande ammiratore.
Poco tempo dopo, Agostino rimandò la madre di Adeodato in Africa, con l’intenzione di sposare una ragazza romana.
Il futuro Dottore della Chiesa stava combattendo una forte lotta interiore per accettare pienamente la religione cattolica. Aveva fatto un bilancio della propria vita, considerando tutte le sue miserie.
Gemeva sotto il peso dei suoi peccati, piangeva e si chiedeva:
«Per quanto tempo, per quanto tempo continuerò a gridare: Domani, domani?
Perché non deve essere adesso? Perché la fine delle mie depravazioni non deve arrivare già, in questo istante?» («Confessioni» VIII-12).
All’improvviso cominciò a udire la voce di un bambino, proveniente da una casa vicina, che ripeteva senza sosta: «Prendi e leggi; prendi e leggi». Pensò che si trattasse di qualche gioco infantile, ma non aveva mai sentito una filastrocca del genere.
Incuriosito, si ricordò che Sant’Antonio si era convertito leggendo a caso un brano del Vangelo che gli era servito come monito dal Cielo. In fretta, prese il libro delle Lettere di San Paolo, deciso a leggere il primo capitolo che gli fosse capitato. Lo aprì a caso e lesse:
«Non vivete più in gozzoviglie e ubriachezza, né in lussuria e dissolutezza, né in contese e litigi; ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non cercate la soddisfazione della carne con i suoi appetiti» (Rom. 13, 13).
La conversione e il Battesimo
Non volle nemmeno continuare a leggere. Quelle parole gli penetrarono nel cuore come una luce che dissipava tutte le tenebre dei dubbi. Era il mese di agosto del 386.
Con il prezioso aiuto di Sant’Ambrogio e commuovendo i Cieli con le sue lacrime e le sue preghiere, Santa Monica ebbe infine la fortuna di vedere il figlio convertito.
Erano stati coronati gli sforzi eroici di quella madre che non si era mai scoraggiata e aveva seguito le orme del figlio ribelle in ogni angolo, finché non aveva visto la grazia di Dio trionfare nella sua anima.
Lo stesso Sant’Agostino narra nelle “Confessioni” (VIII-12) la reazione di sua madre quando le raccontò della sua decisiva conversione:
“Lei esulta. Le raccontiamo come sono andate le cose. Esulta e trionfa, benedicendo Voi, Signore, “che siete potente per fare tutte le cose più abbondantemente di quanto chiediamo o comprendiamo”. Vi benediceva perché vedeva che, in me, le avevate concesso molto più di quanto lei fosse solita chiedere, con gemiti tristi e pietosi.”
Deciso a rimanere celibe da quel momento in poi, Sant’Agostino fece un ritiro spirituale durante le vacanze del raccolto, a Cassiciaco, preparandosi a ricevere il Battesimo insieme ad Adeodato, suo figlio, e ad alcuni amici catecumeni.
Santa Monica lo accompagnò e partecipò alle conversazioni spirituali e filosofiche con straordinaria perspicacia e una conoscenza della Sacra Scrittura fuori dal comune.
Nella Pasqua del 387, tornati a Milano, Sant’Agostino e i suoi amici furono battezzati da Sant’Ambrogio, con grande gioia e letizia di Santa Monica.
L’estasi di Ostia
Deciso a tornare in Africa, si recò con la madre al porto di Ostia, dove si sarebbero imbarcati.
Rimasti soli, madre e figlio conversavano appoggiati a una finestra che si affacciava sul giardino interno della casa in cui alloggiavano, discorrendo delle più elevate speculazioni, alla ricerca della Verità, della vita eterna dei santi, che nessun occhio umano ha mai visto, né orecchio umano ha mai udito, né il cuore dell’uomo ha mai compreso. In questo colloquio intensamente soprannaturale, entrambi entrarono in estasi.
Al termine di quella conversazione, Santa Monica pronunciò le seguenti parole, che Sant’Agostino immortalò nelle sue «Confessioni» (IX-11):
«Figlio mio, per quanto mi riguarda, nulla mi dà più gioia in questa vita. Non so cosa ci faccia ancora qui, né perché mi trovi ancora qui, essendo ormai svanite le speranze di questo mondo. Per un unico motivo desideravo prolungare ancora un po’ la vita: vedervi cattolico prima di morire. Dio mi ha concesso questa grazia in modo sovrabbondante, poiché vedo che già disprezzate la felicità terrena per servire il Signore. Che ci faccio, dunque, qui?»
Era l’addio a questo mondo di quella madre straordinaria. Cinque giorni dopo, fu colta da una febbre che l’avrebbe condotta alla morte. Totalmente distaccata da ogni cosa e felice di vedere tutta la sua famiglia all’interno della Chiesa che tanto amava, Santa Monica espresse così il suo ultimo desiderio ai propri figli:
«Seppellite questo corpo in qualsiasi luogo e non preoccupatevi di esso. Vi chiedo solo di ricordarvi di me davanti all’altare del Signore, ovunque vi troviate.» (Confessioni; IX-11)
Dopo nove giorni, partì per l’eternità, all’età di 55 anni. Sant’Agostino trattenne le lacrime durante i funerali, ma non riuscì a controllarle una volta che tutto era finito. Pianse copiosamente per colei che aveva pianto per lui per tutta la vita.
Ci rimane un modello di madre che ha saputo stare accanto al proprio figlio in ogni momento, senza mai smettere di pregare Dio per lui. Dalla sua sofferenza e dalle sue lacrime è dipesa la salvezza del grande Dottore della Chiesa. Egli ha lasciato ai secoli futuri le seguenti parole di gratitudine e riconoscimento rivolte alla sua amatissima madre:
«Con la carne mi ha concepito per la vita temporale, e con il cuore mi ha fatto nascere per quella eterna.» («Confessioni»; IX-8).
Testo tratto, con adattamenti, dalla rivista Arautos do Evangelho, n. 20, agosto 2003





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