” Gesù pensaci Tu!”, la preghiera di padre Dolindo Ruotolo
Quando i problemi si accumulano e le preoccupazioni sembrano non dare tregua, questa semplice preghiera invita a rinunciare a voler controllare tutto e ad affidarsi a Dio.

Foto: Wikipedia
Redazione (02/09/2026 15:27, Gaudium Press) Ci sono momenti nella vita in cui i problemi sembrano presentarsi tutti contemporaneamente.
Una malattia, una difficoltà economica, un conflitto familiare, una decisione importante o una situazione che non sappiamo come risolvere possono riempire la mente di domande e preoccupazioni. In queste circostanze, è facile iniziare a rimuginare costantemente su ciò che sta accadendo, immaginare scenari, cercare soluzioni, anticipare le conseguenze e cercare di controllare ogni dettaglio. Persino la preghiera può trasformarsi in un prolungamento di quella stessa inquietudine.
Di fronte a questo atteggiamento, il sacerdote napoletano Padre Dolindo Ruotolo (1882-1970) ha lasciato una preghiera di abbandono e fiducia in Dio che si è ampiamente diffusa nella spiritualità cattolica. Il suo messaggio è: «Gesù, pensaci Tu»
La preghiera inizia con una domanda rivolta direttamente all’anima: «Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà». Padre Dolindo invita così a riconoscere una difficoltà: quella di voler trovare immediatamente una soluzione a tutto ciò che ci preoccupa. L’abbandono che propone non consiste nell’ignorare i problemi né nell’abbandonare le proprie responsabilità.
Si tratta di fare ciò che è in nostro potere e, poi, affidare a Dio ciò che non possiamo controllare.
Per questo motivo, la preghiera mette in discussione anche il modo stesso di pregare della persona che chiede aiuto a Dio, mentre allo stesso tempo vuole decidere in anticipo come Egli dovrebbe agire. «Voi, nella sofferenza, pregate affinché io agisca, tuttavia desiderate che io agisca secondo le vostre convinzioni».
Per spiegarlo, padre Dolindo ricorre all’esempio di un malato che si rivolge al medico in cerca di una guarigione, ma pretende di indicargli quale debba essere esattamente la cura. La fiducia, invece, implica permettere a Dio di agire senza cercare di indicargli la via.
«Sia fatta la Tua volontà», ovvero «Pensaci Tu»
Uno dei punti centrali della preghiera è il Padre Nostro. Padre Dolindo ricorda l’importanza di pronunciare con sincerità «Sia fatta la Tua volontà». Per lui, questa richiesta esprime anche un atto di abbandono: «Sia fatta la Tua volontà», ovvero «Pensaci Tu»
Ciò non significa che la persona debba smettere di chiedere ciò di cui ha bisogno. Significa porre tale necessità davanti a Dio e accettare che la Sua volontà possa non coincidere con ciò che noi avevamo immaginato. La preghiera prosegue: «Se mi dite sinceramente: “Sia fatta la Tua volontà”, che equivale a dire: “Pensaci Tu”, io intervengo con tutta la mia onnipotenza».
In questo modo, Padre Dolindo presenta la fiducia come una disposizione interiore che deve accompagnare la preghiera. Quando anche la preoccupazione entra nella preghiera, una delle riflessioni più significative del testo riguarda la differenza tra pregare e, al tempo stesso, rimanere completamente dominati dalla preoccupazione.
La persona può ripetere molte preghiere e continuare a pensare costantemente al problema, alle sue possibili conseguenze e alle soluzioni che ritiene necessarie. Per questo, scrive Padre Dolindo, «La preoccupazione, l’agitazione e il voler pensare alle conseguenze di un fatto sono in contrasto con l’abbandono». La proposta non è quella di negare la sofferenza. Né consiste nel rinunciare alle decisioni che devono essere prese.
Il sacerdote invita a evitare che l’angoscia finisca per occupare tutto lo spazio interiore. Sulla stessa linea, sottolinea: «Confidate dunque solo in me, riposate in me, abbandonatevi a me in ogni cosa». La preghiera propone quindi un cambiamento di atteggiamento: agire quando è opportuno, chiedere aiuto quando necessario e, al contempo, riconoscere che esistono situazioni il cui esito non dipende completamente da noi.
Padre Dolindo applica questo insegnamento a situazioni concrete: se le cose peggiorano, se una malattia preoccupa o se una difficoltà sembra non avere soluzione, raccomanda di placare l’agitazione interiore e di ripetere con fiducia: «Quando vedete che le cose si complicano, dite con gli occhi dell’anima chiusi: Gesù, pensaci Tu»». La frase può sembrare semplice, ma racchiude un atteggiamento esigente: smettere di cercare di controllare ciò che è al di fuori della nostra portata. Il sacerdote insiste inoltre sulla necessità di allontanarsi dai pensieri che alimentano continuamente la preoccupazione: «E distrai la mente, perché la vostra mente è acuta… e per voi è difficile vedere il male. Affidatevi a me spesso, distogliendo l’attenzione da voi stessi».
Per padre Dolindo, l’abbandono permette alla persona di smettere di fare affidamento esclusivamente sui propri calcoli e di riporre la propria fiducia in Dio. La preghiera insiste ripetutamente sull’affidarsi. «Vede che il malato peggiora? Non si scoraggi, ma chiuda gli occhi e dica: “Pensaci Tu”. Le dico che me ne occuperò io». Queste parole assumono un significato per chi attraversa momenti di incertezza. Non promettono che ogni situazione si concluderà esattamente come la persona desidera, ma invitano a vivere tali circostanze nella fiducia in Dio.
«Mille preghiere non valgono quanto un solo atto di fiducioso abbandono»
Verso la fine, padre Dolindo riassume il cuore del suo insegnamento con una delle frasi più note della preghiera: «Mille preghiere non valgono quanto un solo atto di fiducioso abbandono: lo ricordi bene»
E aggiunge un invito ancora più conciso: «Non esiste novena più efficace di questa: “O Gesù, mi affido a Te, pensaci Tu!”». In poche parole, la preghiera invita a trasformare la preoccupazione in fiducia. Quando si è già fatto tutto il possibile e rimangono ancora domande senza risposta, propone di tornare più e più volte a quella richiesta: «Gesù, pensaci Tu»».
Con informazioni tratte da Religión en Libertad





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