Card. Müller ad Assisi: San Francesco in Egitto dal sultano a parlare di Cristo
Il cardinale tedesco ha tenuto un discorso di grande spessore alla conferenza “Tavola di Assisi 2026”, organizzata dal senatore italiano Simone Pillon in collaborazione con il quotidiano La Verità.

Redazione (12/09/2026 15:51, Gaudium Press) Di seguito, la traduzione di InfoCatólica della trascrizione dell’intervento del cardinale Gerhard Müller alla conferenza «Tavola di Assisi 2026», organizzata dal senatore italiano Simone Pillon in collaborazione con il quotidiano La Verità:
“Cari fratelli e sorelle, ringrazio il senatore Simone Pillon, i relatori e i partecipanti alla Tavola di Assisi 2026.
Il tema che mi è stato assegnato riguarda il rapporto dell’Occidente cristiano tra postumanesimo e Islam, alla luce dell’insegnamento di san Francesco, che invitò il sultano a convertirsi a Cristo.
Una doppia sfida: un Islam che, a differenza di altri, non si vergogna di Dio
Oggi ci troviamo di fronte a una crisi di identità senza precedenti. L’Occidente cristiano non è più semplicemente minacciato da forze esterne, ma è logorato da un’apostasia interna. Assistiamo al trionfo del postumanesimo, un’ideologia nichilista che, nel tentativo di emancipare l’uomo da Dio, finisce per distruggere l’uomo stesso, riducendolo a materia manipolabile, a un algoritmo tra algoritmi, privandolo della sua dignità di immagine e somiglianza del Creatore.
D’altra parte assistiamo alla vigorosa espansione dell’Islam, una religione che, a differenza del nostro Occidente secolarizzato, non si vergogna di Dio, non si vergogna della trascendenza, ma che propone un’antropologia e una rivelazione radicalmente diverse da quelle cristiane.
La lezione di san Francesco
In questo scenario, la domanda che ci poniamo è cruciale: la lezione di san Francesco d’Assisi, che ottocento anni fa si recò dal sultano Malik al-Kamil invitandolo a convertirsi a Cristo, è ancora valida?
La risposta della teologia cattolica e della retta ragione è una sola: sì, non solo è valida, ma urgente e indispensabile.
Oggi, purtroppo, una certa deriva sentimentalista e relativista ha dipinto San Francesco come un precursore del sincretismo moderno, un profeta del dialogo pacifista inteso come fine a sé stesso, in cui tutte le religioni si equivalgono e nessuno possiede la verità. Si tratta di una falsificazione storica e teologica.
Francesco non si recò in Egitto per avviare un incontro diplomatico, né per confermare il sultano nella sua fede. Francesco si recò dal sultano spinto dall’amore per le anime e dalla certezza incrollabile che Gesù Cristo è l’unico salvatore di tutti gli uomini. Il vero amore per il prossimo non consiste nel lasciarlo nell’errore, ma nell’annunciargli la verità che libera. L’invito alla conversione non è un atto di ostilità né un retaggio dell’intolleranza medievale: al contrario, è il più alto atto di carità.
Cristo, alternativa al nichilismo
Se guardiamo al postumanesimo, l’Occidente ha perso la fede perché ha perso la ragione. Pensiamo di poter ridefinire la natura umana, il matrimonio, la vita e la morte. Di fronte a questo vuoto assoluto, l’Islam appare a molti come una roccia solida, ma la risposta al nichilismo occidentale non può essere quella di sottomettersi a una concezione di Dio che separa la fede dalla ragione, o che concepisce l’onnipotenza divina come puro arbitrio.
La lezione di San Francesco al sultano ci ricorda che l’alternativa al nichilismo non è il fondamentalismo, bensì Cristo, il Logos incarnato. In Cristo la ragione divina si fa carne e si manifesta come amore fino alla croce.
Dialogo e identità
Il dialogo interreligioso, se vuole essere autentico e rispettoso della dignità umana, non può fondarsi sul camuffamento della propria identità. I musulmani non rispettano un cristianesimo debole, che si vergogna della croce e che si riduce a un’agenzia di beneficenza o a custodi dell’ambiente. Essi rispettano chi crede. San Francesco mostrò rispetto al sultano proprio perché gli parlò con la parresia dello Spirito Santo, offrendo la propria vita come testimonianza.
Lo stesso possiamo fare noi, offrendo alle persone di fede musulmana che si avvicinano ai nostri paesi ciò che abbiamo di più prezioso, ovvero la conversione alla fede nell’unico vero Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Cari amici, l’Occidente si salverà dal postumanesimo e non sarà assimilato da altre fedi solo se ritroverà il coraggio della missione. Non dobbiamo aver paura di proclamare la regalità sociale di Cristo. Dobbiamo ribadire, con la stessa umiltà e lo stesso ardore del Poverello di Assisi, che fuori da Cristo non c’è salvezza.
La conversione che Francesco chiedeva al sultano è la stessa conversione che oggi dobbiamo chiedere, prima di chiunque altro, a noi stessi, a un’Europa che ha rinnegato le proprie radici e a ogni uomo che cerca la verità.
Solo se l’Occidente riporterà Dio al centro, l’uomo tornerà ad essere veramente umano. Grazie mille a tutti.”
[N.d.R.: l’incontro a cui si riferisce il cardinale Müller ebbe luogo nel 1219 nel porto egiziano di Damietta, nel pieno svolgimento della Quinta Crociata. Gli eserciti crociati europei assediavano la città con l’obiettivo di controllare il delta del Nilo e indebolire il potere musulmano in Terra Santa.
Nel corso di una tregua nel conflitto, San Francesco d’Assisi decise di attraversare le linee nemiche disarmato con l’intento di predicare il Vangelo e porre fine alla guerra.
Nonostante il contesto bellico, il sultano Al-Kamil accolse il Santo d’Assisi e il suo compagno (frate Illuminato) con cordialità e ospitalità nel proprio accampamento. Il Poverello predicò la fede cristiana davanti al sultano e ai suoi saggi religiosi. Sebbene non riuscì a convertire Al-Kamil, il sultano ascoltò con attenzione e rispetto la proposta pacifista del Santo. In gran parte grazie all’impressione da lui suscitata, anni più tardi fu concesso ai francescani di custodire i Luoghi Santi a Gerusalemme]



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