Il card. Parolin chiede il controllo etico dell’IA, davanti ai gravi rischi possibili
«L’intelligenza artificiale è tutta testa e per nulla cuore. Io cerco di mettere un po’ di cuore nelle mie omelie», ha affermato il Segretario di Stato.

Foto: Vatican Media
Redazione (20/09/2026 09:53, Gaudium Press) Il Segretario di Stato della Santa Sede, il cardinale Pietro Parolin, ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché affronti in modo unitario ed etico le vertiginose sfide poste dall’Intelligenza Artificiale (IA).
Questo appello del Cardinale Parolin trova riscontro nelle notizie recenti: un ex collaboratore di Antropic, Jacob Coxon, ha dichiarato alla BBC che alcuni modelli avanzati di IA sono riusciti a superare le barriere dei propri ambiti di test, ottenendo l’accesso non autorizzato a sistemi informatici al di fuori di tali ambiti, il che fa pensare a IA che in futuro potrebbero voler controllare qualsiasi sistema in modo autonomo. Coxon riferisce che tra gli stessi ingegneri che realizzano questi sistemi regna un vero e proprio terrore. Ha persino accusato due giganti dell’IA di «giocare con vite umane», facendo rivivere fantasmi in perfetto stile saghe come «Terminator».
Ora, durante il convegno «Fede e Ragione nell’era dell’Intelligenza Artificiale», tenutosi al Palazzo Montecitorio —sede del Parlamento italiano—, il Cardinale Parolin ha espresso la sua viva preoccupazione per la tentazione che alcuni paesi possano tentare di «agire di propria iniziativa» nello sviluppo e nel controllo di questa tecnologia.
Un freno etico alla tentazione dell’isolamento
Facendo eco al recente appello del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, Parolin ha sottolineato l’urgenza di stabilire una governance internazionale coerente.
«La mia preoccupazione è che vi siano paesi che, di fatto, vogliono agire per conto proprio. Fermiamoci a riflettere sinceramente su quali possano essere le conseguenze dell’Intelligenza Artificiale e del suo utilizzo», ha ammonito il Cardinale. Per la Santa Sede, l’assenza di criteri etici condivisi a livello globale mette a rischio non solo la sovranità degli Stati, ma la stessa libertà e dignità umana.
«Mettere il cuore» davanti al riduzionismo tecnologico
Con un tono più colloquiale ma al tempo stesso dottrinale, il cardinale Parolin ha affrontato il tema della penetrazione degli strumenti digitali nel lavoro pastorale e nella vita quotidiana. Alle domande dei giornalisti sul fatto che utilizzasse l’IA per redigere le sue omelie, è stato categorico: «L’Intelligenza Artificiale è pura ragione e per nulla cuore. Io cerco di mettere un po’ di cuore nelle mie omelie».
Questa dichiarazione avvalora la linea tracciata dal Magistero pontificio sui limiti della macchina nella vita spirituale e nella trasmissione della fede, ricordando che l’annuncio evangelico richiede l’incontro personale, l’empatia e la grazia che nessun algoritmo può replicare.
In sintonia con il Magistero della Chiesa
L’evento ribadisce l’attenzione prioritaria che la Chiesa sta dedicando alla rivoluzione digitale. Le parole del Segretario di Stato sono in linea con l’enciclica Magnifica Humanitas e con gli orientamenti del Santo Padre, nei quali si insiste sul fatto che la tecnologia debba essere messa al servizio della persona umana e del bene comune, senza diventare una «divinità che divora gli spazi di libertà».
Con informazioni fornite da EWTN



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