Il Santuario di Fatima non rimuove il mosaico di Rupnik
Mentre Lourdes ha optato per la copertura e il Vaticano ha smesso di utilizzare le immagini di Rupnik, altri luoghi, come il Santuario di Aparecida, hanno continuato a inaugurare mosaici legati al Centro Aletti.

Foto: Wikipedia
Redazione (20/09/2026 10:11, Gaudium Press)Il Santuario di Fatima, uno dei principali luoghi di pellegrinaggio mariano al mondo, ha recentemente ribadito che non intende rimuovere né coprire l’immenso mosaico realizzato dall’ex gesuita Marko Rupnik nella Basilica della Santissima Trinità.
Tale decisione pone il luogo al centro di un intenso dibattito all’interno della Chiesa cattolica sul destino delle opere d’arte realizzate da autori accusati di gravi abusi.
Rupnik, sloveno di 71 anni, è sottoposto a un processo canonico in Vaticano per presunti abusi sessuali, spirituali e psicologici che hanno coinvolto decine di donne, molte delle quali religiose.
Alcune accuse suggeriscono che parte degli abusi fosse collegata alla realizzazione dei suoi progetti artistici. Espulso dalla Compagnia di Gesù nel 2023, il sacerdote era già stato temporaneamente scomunicato per aver assolto un partner sessuale nel confessionale, prima di essere reintegrato.
Il procedimento, riaperto per ordine di Papa Francesco dopo la prescrizione iniziale, prosegue in totale riservatezza; il Vaticano smentisce le voci relative a un’assoluzione e sottolinea che i giudici stanno ancora esaminando la documentazione proveniente da diverse fonti.
Il pannello di circa 500 metri quadrati, installato nel 2007 in fondo al presbiterio della Basilica della Santissima Trinità (consacrata quello stesso anno), raffigura l’Agnello pasquale circondato da santi e angeli. Il pannello era stato realizzato dal Centro Aletti, laboratorio fondato da Rupnik a Roma.
Da quando sono venute alla luce le accuse, il Santuario ha sospeso l’uso delle immagini dell’opera nei materiali promozionali e di comunicazione, ma insiste nel mantenerla esposta. In una dichiarazione ufficiale, l’istituzione «ripudia categoricamente gli atti commessi» dal sacerdote ed esprime solidarietà alle vittime, ribadendo tuttavia che non prende in considerazione la sua rimozione.
Contrasto con Lourdes e la posizione di Papa Leone XIV
La posizione di Fatima differisce in modo significativo da quella adottata nel Santuario di Lourdes, in Francia. Lì, il vescovo Jean-Marc Micas ha disposto la copertura permanente dei mosaici di Rupnik sulla facciata della Basilica di Nostra Signora del Rosario.
La misura, inizialmente parziale e poi totale, è stata giustificata dalla tutela delle vittime di abusi, molte delle quali visitano Lourdes in cerca di consolazione. Secondo il prelato, Papa Leone XIV ha approvato questa decisione in un’udienza privata e ha rivelato di aver ordinato personalmente la rimozione delle immagini delle opere di Rupnik dai canali ufficiali del Vaticano, compreso il sito Vatican News.
In Portogallo, la Conferenza Episcopale Portoghese (CEP) si è allineata alla posizione del Santuario di Fatima. Il vescovo Virgílio Antunes, presidente della CEP e presidente del Consiglio Nazionale del Santuario, ha riconosciuto la difficoltà di separare l’opera dal contesto in cui è stata creata, ma ha affermato che, al momento, non si ravvisano ragioni sufficienti per modificare la posizione attuale.
Alcuni responsabili ecclesiastici sostengono che l’arte debba essere valutata in modo relativamente indipendente dall’autore, mettendo in guardia dal rischio di un eccessivo «puritanesimo» e sottolineando la partecipazione di altri artisti al progetto, alcuni dei quali potrebbero essere considerati vittime senza alcuna responsabilità nei presunti crimini.
La voce delle vittime e le preoccupazioni pastorali
L’assenza di consultazioni specifiche con le vittime riguardo al mosaico di Fatima è stata ammessa da Antunes, il quale, tuttavia, ha insistito sull’importanza di ascoltare i sopravvissuti, sostenerli e riconoscerne la dignità. Sofia Marques, coordinatrice provinciale del Servizio di Protezione e Assistenza della Provincia portoghese della Compagnia, ha avvertito che la presenza dell’immenso mosaico può costituire una «fonte di sofferenza» non solo per le donne che hanno accusato Rupnik, ma per qualsiasi vittima di abuso sessuale o spirituale nell’ambito cattolico. Ha proposto, in alternativa a una rimozione unilaterale, l’installazione di un memoriale o di una nota esplicativa accanto all’opera, che riconosca la sofferenza delle vittime e stimoli la riflessione dei pellegrini.
Il dibattito in Portogallo riflette punti di vista divergenti. Mentre Lourdes ha optato per la copertura e il Vaticano ha smesso di utilizzare immagini di Rupnik, altri luoghi, come il Santuario di Aparecida, hanno continuato a inaugurare mosaici associati al Centro Aletti. A Fatima, lo statuto del Santuario stabilisce che le linee guida della Santa Sede in materia di santuari debbano essere seguite. Qualora il Vaticano ordinasse la rimozione o l’occultamento, l’istituzione si adeguerà. Diversi vescovi, tuttavia, ritengono improbabile un intervento diretto, suggerendo addirittura che il Papa potrebbe evitare la polemica semplicemente non entrando nella Basilica della Santissima Trinità — soluzione già adottata da papi precedenti in occasione di messe all’aperto.
Con un possibile processo ancora in corso e senza una conclusione annunciata, nonché la prospettiva di una visita papale a Fatima in occasione dell’anniversario delle apparizioni, la controversia attorno all’eredità di Marko Rupnik è tutt’altro che conclusa. Il caso pone la Chiesa di fronte a questioni profonde: come conciliare la giustizia per le vittime, la salvaguardia del patrimonio artistico e la pastorale in un luogo visitato ogni anno da milioni di fedeli? La risposta di Fatima, per il momento, privilegia la conservazione dell’opera, accompagnata da una dichiarata solidarietà verso le vittime e dalla sospensione della sua divulgazione. Il tempo — ed eventuali indicazioni da Roma — diranno se questa posizione sarà mantenuta.





lascia il tuo commento