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San Matteo, da esattore delle tasse ad Apostolo

Originario di Cafarnao, era detestato dai suoi concittadini poiché sottraeva loro il denaro per consegnarlo ai Romani. Ma si lasciò conquistare da Gesù. Il suo Vangelo è una meraviglia.

Caravaggio La vocazione di San Matteo

Caravaggio. la vocazione di San Matteo

Redazione (21/09/2026 15:58, Gaudium Press) Oggi la Chiesa celebra l’apostolo Matteo, dal quale ereditiamo il grande Vangelo che porta il suo nome, uno dei sinottici, il più completo e strutturato.

Egli era un esattore delle tasse, con tutto ciò che tale incarico comportava allora (e ancora oggi…). A nessuno piace molto versare il proprio denaro allo Stato, ma nel suo caso il malcontento era maggiore, poiché persone come Levi – così lo chiamano San Luca e San Marco – erano agli ordini di una potenza straniera, essendo la Palestina una provincia romana: era attraverso di loro che l’impero soggiogava economicamente il popolo a cui essi stessi appartenevano.

Un pubblicano disprezzato dalla società, ma amato da Dio

I Romani sceglievano gli esattori tra i loro sudditi, sapendo che questi conoscevano meglio le ricchezze dei propri connazionali e sapevano da chi trarre maggior profitto. Inoltre, si presumeva che gli esattori fossero dei ladri, che cercavano quella carica per arricchirsi rapidamente. Possedevano quindi tutte le caratteristiche per essere detestati da tutti.

Matteo lavorava a Cafarnao, città spesso visitata dal Signore.

Probabilmente Matteo aveva già ascoltato il Maestro; la Sua parola lo aveva commosso e il primo seme della grazia cominciava a germogliare nella sua anima.

E quest’uomo, a differenza del giovane ricco del Vangelo, stava perdendo l’attaccamento alle proprie ricchezze, tanto che quando il Signore, vedendolo al banco delle imposte, gli disse: «Seguimi», egli semplicemente «si alzò e lo seguì», come egli stesso ci racconta nel suo scritto (Mt 9, 9).

Apostolo presso i Parti, i Persiani e gli Egiziani

Dopo l’Ascensione del Signore, San Matteo rimase alcuni anni a predicare in Giudea, per poi recarsi presso i grandi imperi dei Parti e dei Persiani, e successivamente in Etiopia. Ma prima di questa dispersione degli apostoli, San Matteo redasse il suo Vangelo, come attesta Eusebio nella sua Storia ecclesiastica.

Secondo quanto riportato dagli scritti apocrifi, egli sconfisse due maghi che si facevano adorare come divinità; in seguito resuscitò la figlia del re Egipo (o Hegesipo).

Fu martirizzato, come tutti gli apostoli, nel suo caso, per essersi opposto al matrimonio del re Hirciaco con la sua nipote Ifigenia, che si era convertita al cristianesimo per opera dell’apostolo. Fu ucciso di spada mentre pregava ai piedi dell’altare dopo l’Eucaristia.

L’evangelista San Matteo è rappresentato con un volto umano, secondo la visione dei «quattro esseri viventi» di Ezechiele (1, 5 ss.) ripresa dall’Apocalisse (4, 6-11). San Marco è rappresentato dal leone, San Luca dal bue e San Giovanni dall’aquila, per l’elevato livello teologico del suo scritto. Il Vangelo di San Matteo è suddiviso in 28 capitoli e consta di 50 pagine. Esso riporta in modo approfondito i meravigliosi insegnamenti di Dio, quali il Discorso della Montagna e quello delle Parabole, e narra i miracoli di Cristo, il tutto con l’intento di dimostrare che Gesù è il Messia.

La Liturgia applica a San Matteo le seguenti parole dell’Antico Testamento: «Questo maestro, molto versato nella Legge data a Mosè da Yahveh, Dio d’Israele (…) su di lui era la mano benevola del suo Dio. (…) si era dedicato con tutto il cuore a mettere in pratica la Legge di Yahveh e a insegnare a Israele i suoi comandamenti e precetti» (cfr. Esd. 7, 6-10).

Gesù, il Messia, volle onorare la tavola di San Matteo e andò a mangiare a casa sua (Mc 2, 15). Anche questo viene ricordato nella Liturgia, che sottolinea l’infinita misericordia del Salvatore, il quale volle «scegliere San Matteo per trasformarlo da esattore delle tasse in apostolo».

Gesù riuscì a rendere santo un peccatore come Matteo, ma non i farisei che criticavano il fatto che Gesù osasse «mangiare con pubblicani e peccatori». È chiaro che il peccato più grave, quello che quasi rende l’uomo insensibile alla conversione, è la superbia. Possa San Matteo, l’umile pubblicano e apostolo, intercedere per la nostra conversione.

Con informazioni fornite da Aciprensa.

 

 

 

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