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San Padre Pio, il Santo delle stigmate e della Confessione

La figura di Padre Pio, nonostante sia dei giorni nostri, assume già i contorni della leggenda. Leggeva nelle anime.

Padre Pio Aborto

Redazione (23/09/2026 15:59, Gaudium Press) Trattandosi di una storia recente e ricca di fatti significativi documentati, è impossibile riassumere in poche pagine la straordinaria vita di Padre Pio da Pieltrecina – il nostro santo di oggi.

Cosa faremo allora in questa sede? Ci limiteremo a raccontare alcuni di questi fatti, raccolti in modo non sistematico, ma che ci rivelano in parte la sua grande personalità e la sua santità.

Battesimo precoce

Nacque Francesco, poiché questo era il suo nome di battesimo, a Pieltrecina, nell’anno 1887. Fu battezzato il giorno successivo alla sua nascita. Ricevette la Cresima e la Prima Comunione all’età di 12 anni.

Non gradiva la compagnia di certi bambini, dei quali diceva: «Loro bestemmiano».

A 16 anni entra nell’ordine dei Cappuccini, e lì inizia a farsi chiamare Fra Pio. Viene ordinato sacerdote a Benevento, nel 1910. Nel settembre del 1916 viene inviato al convento di Santa Maria delle Grazie, a San Giovanni Rotondo, la sua dimora definitiva qui sulla terra.

All’età di 30 anni, il 27 maggio 1917, mentre pregava nel coro della chiesa, ricevette uno dei segni distintivi per cui è maggiormente ricordato, ma che lo avrebbe anche fatto soffrire molto: le stigmate del Signore, che lo accompagnarono per tutta la vita.

La gente iniziò presto a percepire quanto fosse speciale quell’umile cappuccino. Durante le sue lunghe messe, il tempo volava. Nel confessionale, sembrava che il religioso «leggesse nelle anime». La storia si sarebbe incaricata di dimostrare ampiamente quanto ciò fosse vero.

Un giorno si recò dal Padre una giovane di Firenze, in preda alla paura per il destino eterno di un suo parente, che si era suicidato gettandosi in un fiume. Prima ancora che lei potesse dire qualcosa al sacerdote, questi le disse: «Dal ponte al fiume ci sono ancora alcuni secondi…», aprendo così la possibilità di salvezza per quella persona. La ragazza riuscì solo a rispondere: «Grazie, Padre…». Episodi come questo erano all’ordine del giorno. Così come le guarigioni miracolose; dopo averlo visitato, molti tornavano a casa guariti.

Il suo rapporto con gli angeli

Il rapporto che aveva con il suo angelo custode era così stretto che lo definiva «l’amico della mia infanzia».

Una volta un insegnante volle metterlo alla prova, scrivendogli delle domande in francese e in ebraico, lingue che ovviamente il futuro sacerdote non conosceva. Ma il ragazzo rispose correttamente alle domande:

–Come fai a conoscerne il contenuto, se non conosci nemmeno le lettere dell’alfabeto greco?

–Il mio angelo custode mi spiega tutto, fu la sua innocente risposta.

La direzione spirituale, l’amministrazione del sacramento della Confessione e la celebrazione dell’Eucaristia: queste erano le principali attività della sua vita, che vide anche numerose altre importanti opere, come ad esempio la fondazione della Casa Sollievo della Sofferenza, inaugurata nel maggio del 1956.

Pregava molto, ma studiava anche. Non sottovalutava lo studio, ma diceva: «Nei libri cerchiamo Dio; nella preghiera lo troviamo…».

La fama si diffuse attraverso il passaparola, al punto che si esaurivano quelli che oggi chiamiamo “momenti di privacy”. Lo cercavano in ogni momento, e in questo si distinse anche nel dono del consiglio, dove brillavano la sua saggezza, la sua prudenza, la sua carità.

Ma dobbiamo stare ben lontani dall’immaginarci una vita senza croce, per un uomo di Dio amato da tutti. Capì presto il ruolo della sofferenza nell’ottenere grazie per gli uomini, e per questo accettò sempre con umiltà le croci che Dio volesse mandargli, e che effettivamente gli mandò.

Sebbene la sua carità si manifestasse in modo culminante nell’Eucaristia, durante la quale spesso entrava in estasi, il suo grande ministero apostolico era la confessione. Diceva che i suoi numerosi doni mistici non erano altro che esche per attirare le anime alla confessione dei peccati. Trascorreva, come il Santo Curato d’Ars, fino a 15 ore seduto nel confessionale.

Era schietto, ma sempre con carità, e con eccellenti risultati

Un giorno un commerciante gli si avvicinò per chiedergli di intercedere per la salute di sua figlia, gravemente malata:

– Tu sei molto più malato di tua figlia. Ti vedo morto – gli disse il Santo.

Di fronte a un avvertimento così grave, il commerciante si confessò. E quando uscì disse a tutti quelli che volevano ascoltarlo: «Lui sapeva tutto e mi ha detto tutto!»

Proprio come era accaduto più volte con il Curato d’Ars, alcuni vollero metterlo alla prova, dimostrando che era un vero e proprio impostore. A uno di questi, non appena il Padre lo vide, lo rimproverò e denunciò ai presenti le sue cattive intenzioni. E subito gli indicò il confessionale, dove l’uomo si recò pentito.

Eccellente nell’adempimento dei suoi voti, fu perfetto nell’obbedienza (obbedienze a comandi che non sempre erano in accordo con il piano di Dio), nella povertà e, naturalmente, nella virtù angelica.

Sebbene all’età di 30 anni un medico gli avesse dato poche settimane di vita, visse altri 50 anni. La vita dura quanto Dio vuole che duri. Tuttavia, soffrì molto per la sua salute, così come il Signore aveva disposto. Ma a volte Dio lo alleviava in modo inspiegabile.

Un giorno, il 25 aprile 1959, i medici gli diagnosticarono una grave broncopolmonite. Quello stesso giorno giunse a San Giovanni Rotondo la statua della Madonna di Fatima, che il Santo poté andare a visitare in sedia a rotelle. Quando la statua stava partendo in elicottero, egli le rivolse queste parole da una finestra del suo convento: «Signora, mia Madre, sono malato dal giorno del vostro arrivo in Italia… Voi ora ve ne andate e mi lasciate così?!»

In quell’istante avvertì un «brivido nelle ossa» e allora disse ai confratelli presenti: – Sono guarito! – E in effetti lo era.

Morì all’età di 81 anni, esattamente il 23 settembre 1968. La gente accorse alla sua bara, alla sua tomba. Fu una canonizzazione popolare. Fu canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2002.

Con informazioni tratte da Arautos.org

 

 

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