A Gaza riaprono le scuole: grande segno di speranza
In totale, 1.005 studenti sono tornati a scuola. Per la piccola comunità cristiana locale, questo momento ha portato un barlume di normalità e speranza — anche se, nella Striscia di Gaza, la normalità è ancora lontana.
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Foto: Patriarcato Latino di Gerusalemme
Redazione (24/09/2026 16:14, Gaudium Press) In un contesto urbano devastato da tre anni di bombardamenti, con edifici distrutti dai missili e strade ricoperte di macerie, il suono di una campanella scolastica sembra quasi un miracolo. Il 22 settembre, la scuola del Patriarcato Latino di Gerusalemme a Gaza, collegata alla parrocchia cattolica della Sacra Famiglia, ha riaperto ufficialmente i battenti per l’anno scolastico 2026-2027. In totale, 1.005 studenti sono tornati in classe: bambini dai 2 ai 5 anni della scuola dell’infanzia, alunni della scuola primaria e secondaria. Per la piccola comunità cristiana locale, quel momento ha portato un raggio di normalità e speranza — anche se, nella Striscia di Gaza, la normalità è ancora lontana.
Una luce nell’oscurita’
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Foto: Patriarcato Latino di Gerusalemme
Il parroco, padre Gabriel Romanelli, ha descritto quella giornata come un momento di emozione indescrivibile.
«Oggi abbiamo visto lacrime di gioia negli occhi dei bambini e dei genitori nel ritrovare la scuola dopo tre lunghissimi anni», ha affermato. Le sue parole sono state riportate dalle agenzie di stampa e dai media cattolici internazionali come un gesto di resistenza e di fiducia nel futuro, nel mezzo di una delle crisi umanitarie più gravi di questo secolo.
Il ritorno a scuola nelle scuole cattoliche avviene in un contesto generale preoccupante. Dati recenti dell’Unicef indicano che circa il 98% degli edifici scolastici dell’enclave palestinese è stato distrutto o gravemente danneggiato. Più di 660.000 studenti sono stati privati del diritto fondamentale all’istruzione in presenza. La ripresa ufficiale delle lezioni a Gaza è iniziata il 19 settembre, ma la maggior parte dei 541.000 studenti studia in tende improvvisate, spazi provvisori o strutture di cemento in rovina. Mancano banchi, quaderni, penne e libri — materiali i cui prezzi sono diventati inaccessibili per le famiglie che hanno perso tutto.
Anche il costo umano è altissimo: le autorità locali stimano che circa 22.000 studenti e oltre 770 operatori scolastici (tra cui più di 530 insegnanti) abbiano perso la vita nel conflitto.
Il “miracolo” della Sacra Famiglia
In mezzo a questo deserto di macerie, la parrocchia della Sacra Famiglia ha funzionato per mesi come uno dei pochi rifugi sicuri. Nel pieno dei combattimenti, i suoi locali hanno ospitato oltre 450 sfollati. Nonostante il pericolo costante e la scarsità di cibo e acqua potabile, la comunità è riuscita a mantenere forme rudimentali di istruzione per i bambini che si trovavano lì. «In primavera, quando alcune famiglie sono riuscite a tornare a casa o a trovare un altro posto, abbiamo potuto accogliere altri studenti», ha spiegato padre Romanelli. «Questo luogo, che è servito da rifugio nel momento più difficile, riprende ora la sua missione educativa. Speriamo che sia uno spazio di amore, di guarigione e di rispetto reciproco.»
La scuola del Patriarcato Latino è, attualmente, l’unica istituzione scolastica cristiana in funzione a Gaza. La riapertura ha permesso la costruzione di un nuovo edificio per la scuola dell’infanzia, grazie a donatori internazionali, e il ritorno di 77 insegnanti.
Tuttavia, la sfida è duplice: mancano arredi e materiale di base, e vi è un profondo bisogno di sostegno emotivo. Per questo motivo, il programma scolastico combina le discipline tradizionali con un solido programma di attività di sostegno psicologico, rivolto sia agli alunni che agli educatori, al fine di aiutare a elaborare i traumi causati da tre anni di interruzioni, privazioni e violenza.
La decisione di riaprire il prima possibile è stata fermamente sostenuta dal Patriarcato Latino di Gerusalemme e dallo stesso patriarca, il cardinale Pierbattista Pizzaballa. Durante recenti visite a Gaza, egli ha portato conforto alla popolazione e ha ribadito la solidarietà del Papa e della Chiesa. In un messaggio ripetuto più volte, il cardinale ha chiesto: «Senza offrire istruzione ai bambini, come può esserci speranza per questo popolo e per il mondo?». In una lettera pastorale alle scuole della diocesi, ha ricordato che, in Terra Santa, l’inizio dell’anno scolastico «non può più essere considerato un dato di fatto», poiché molte aule sono andate distrutte e la ricostruzione ha ancora davanti a sé un lungo percorso. Si tratta comunque di un primo passo significativo.
I bambini di Gaza
Proprio a causa delle sofferenze inflitte ai più giovani, negli ultimi giorni si è intensificato il dibattito internazionale sulla proposta simbolica di assegnare il Premio Nobel per la Pace ai bambini della Striscia di Gaza. Commentando l’iniziativa, padre Romanelli ha espresso sostegno spirituale e morale: «I bambini di Gaza sono diventati un simbolo. Più di ventimila di loro sono state uccisi. Questo numero enorme ci fa ricordare ogni bambino morto in qualsiasi parte del mondo, vittima innocente delle guerre».
Mentre la diplomazia internazionale cerca di tracciare percorsi per il futuro della regione, l’impegno concreto della Chiesa locale dimostra che la ricostruzione del Medio Oriente deve partire dalle basi: restituire ai bambini il diritto di sedersi su un banco di scuola, impugnare una matita e ricominciare a sognare. In un comunicato, il Patriarcato Latino di Gerusalemme afferma che continuerà a lavorare affinché la Chiesa rimanga al fianco della comunità, offrendo non solo testimonianza spirituale, ma anche aiuto concreto, istruzione e servizi essenziali.
La riapertura di questa scuola non cancella la devastazione né risolve la crisi umanitaria. Ma, in un luogo dove quasi tutto è stato distrutto, il suono di una campana e il ritorno di mille bambini nelle aule rappresentano qualcosa di potente: il rifiuto di rinunciare al futuro.
Con informazioni da Vatican News





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