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Il Papa con i bambini di tutto il mondo a recitare il Rosario per la pace

Presso la Grotta di Lourdes, nei Giardini del Vaticano, 1.200 persone — tra cui 700 bambini — si sono riunite con Papa Leone XIV per recitare il rosario in cinque lingue, offrendo questa preghiera mariana affinché cessi la violenza in tutto il mondo.

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Foto. Vatican Media

Redazione (02/10/2026 13:56, Gaudium Press) Nei Giardini del Vaticano, Leone XIV si è unito a centinaia di bambini per dare il via a una settimana mondiale di preghiera per la pace. Da Roma alle comunità più colpite dalla guerra e dalla persecuzione, l’iniziativa di Aiuto alla Chiesa che Soffre trasforma la preghiera dei bambini in una catena che attraversa frontiere, lingue e continenti.

Il primo giorno di ottobre, mese tradizionalmente dedicato al Santo Rosario, una scena di grande forza simbolica ha animato i Giardini Vaticani: centinaia di bambini riuniti davanti alla Grotta di Lourdes, accanto a Papa Leone XIV, per pregare per la pace.

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Erano bambini provenienti da scuole e parrocchie di Roma, ma la loro preghiera voleva spingersi ben oltre i confini della città. Contemporaneamente, in diverse parti del mondo, famiglie, scuole, parrocchie e comunità cristiane si univano all’iniziativa «Un milione di bambini recitano il Rosario per la pace», promossa dalla Pontificia Fondazione Aiuto alla Chiesa che Soffre (AIS).

La mobilitazione di quest’anno presenta una caratteristica inedita. Per la prima volta, invece di concentrarsi su un’unica data, la campagna si estende su tutta la prima settimana di ottobre, dal 1° al 7 ottobre, consentendo alle comunità di diversi paesi di scegliere il momento più adatto per partecipare, rimanendo unite nella stessa intenzione: la pace e l’unità. La conclusione coincide con la festa della Madonna del Rosario.

Il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha sottolineato che l’iniziativa offre ai bambini una possibilità semplice e profonda: presentare a Gesù, insieme a Maria, le sofferenze e le speranze dell’umanità.

La scelta dei bambini non è meramente simbolica. Per il cardinale, le loro voci esprimono una fiducia particolare, proprio perché non portano ancora il peso delle divisioni e degli interessi che tante volte rendono difficile il dialogo tra gli adulti.

Durante la settimana, comunità separate da migliaia di chilometri saranno unite da un’unica preghiera. L’intenzione, secondo Koch, è quella di contemplare Cristo risorto e chiedere che la paura e l’odio non abbiano l’ultima parola.

Una preghiera nata in Venezuela

L’iniziativa è nata in modo semplice. Nel 2005, un gruppo di bambini si riunì per recitare il Rosario davanti a una piccola immagine della Madonna, in Venezuela. L’esperienza si trasformò poi in una campagna internazionale che, con il passare degli anni, ha coinvolto scuole, famiglie, parrocchie e diocesi di diversi paesi.

L’ispirazione è legata a una nota frase attribuita a San Pio da Pietrelcina: «Quando un milione di bambini reciteranno il Rosario, il mondo cambierà». Più che una previsione, la frase esprime la convinzione che la preghiera dei più piccoli possieda una forza particolare proprio perché nasce dalla fiducia e dalla semplicità.

Dal Vaticano al mondo

Davanti alla Grotta di Lourdes, in Vaticano, i bambini delle parrocchie e delle scuole di Roma hanno pregato con il Papa, mentre altre comunità si sono unite alla preghiera in diversi paesi. Le cinque decine del Rosario sono state recitate in italiano, spagnolo, urdu, tedesco e arabo, conferendo alla celebrazione una dimensione veramente universale.

Il Papa ha benedetto i rosari che ogni bambino ha ricevuto prima di  iniziare la recita del Rosario.

Leone XIV si è rivolto ai bambini con parole semplici. Ha detto che, in quel momento, stavano chiedendo a Gesù e a Maria «un dono speciale: la pace per tutti i bambini del mondo», specialmente per quelli che vivono in paesi segnati dalla guerra.

Il Papa ha ricordato che il Rosario è una preghiera semplice, accessibile a tutti, e ha invitato i bambini a contemplare i momenti della vita di Gesù. Recitare il Rosario, quindi, non significa solo ripetere delle parole, ma ripercorrere, insieme a Maria, gli eventi centrali della vita di Gesù. I fiori offerti prima di ogni decina, ha spiegato, erano anche un segno d’amore.

Leone XIV ha esortato i bambini a non dimenticare mai i momenti in cui Gesù «ci ha fatto doni meravigliosi» e ad esserne grati, nonché a «chiedere a Lui con fiducia, tutti insieme: Dacci la pace».

Ma Leone XIV è andato oltre la preghiera. Ha chiesto ai bambini di comprendere che la pace deve iniziare anche dai piccoli gesti quotidiani: a casa, a scuola, durante la catechesi e nei rapporti con gli altri.

«Le preghiere devono essere accompagnate anche da buone azioni e da gesti d’amore», ha affermato il Papa. «È così che cresce la pace».

Immaginando i milioni di bambini che pregano contemporaneamente, Leone XIV ha parlato di decine di milioni di Ave Maria elevate al cielo in diverse lingue, come «un immenso Rosario» che abbraccia tutti i continenti, i popoli e le nazioni.

«In tutto il mondo, un milione di bambini prega con noi. Un milione! Pensateci: cinquanta milioni di ‘Ave Maria’ che salgono al Cielo da ogni parte e in tutte le lingue della terra implorando la pace, e che si uniscono come in un’unica e grandissima corona del Rosario, per abbracciare e unire tra loro tutti i continenti, le razze e le nazioni del pianeta».

 

 

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